Regalo di Natale - Teatro della Pergola (Firenze)

Scritto da  Domenica, 12 Maggio 2019 

Il celebre film di Pupi Avati arriva a teatro, con l’adattamento di Sergio Pierattini e la regia di Marcello Cotugno, portando in scena una metafora crudele della vita: il poker specchio dell’illusione dell’amicizia. Uno spettacolo che ferisce, anche se ci sono momenti di comicità gustosa, sempre intrecciati con il gusto amaro della vita. Interpretazione corale di profilo, con Gigio Alberti nella parte caricaturale del “pollo da spennare”, in realtà avvocato provetto e di magistrale astuzia. Avvolgenti e coinvolgenti la scenografia e il gioco delle luci con le pareti che cambiano secondo le atmosfere e un’immaginaria parete vetrata sul cortile. Una resa d’effetto e di grande modernità.

 

La Pirandelliana presenta
Gigio Alberti, Filippo Dini, Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Gennaro Di Biase in
REGALO DI NATALE
di Pupi Avati
adattamento teatrale Sergio Pierattini
scenografie Luigi Ferrigno
costumi Alessandro Lai
luci Pasquale Mari
regia Marcello Cotugno

Personaggi e interpreti:
Gigio Alberti (avvocato Santelia), Filippo Dini (Franco), Giovanni Esposito (Lele), Valerio Santoro (Ugo), Gennaro Di Biase (Stefano)



Al Teatro della Pergola di Firenze, La Pirandelliana ha portato in scena “Regalo di Natale”, spettacolo diretto da Marcello Cotugno con protagonisti Gigio Alberti, Filippo Dini, Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Gennaro Di Biase, il celebre film di Pupi Avati adattato per la scena da Sergio Pierattini. Quattro amici, un ricco industriale e una partita a poker, che si rivela ben presto tutt’altro che amichevole. Sul piatto, oltre a un bel po’ di soldi, decisamente troppi per qualcuno, c’è il bilancio della loro vita: i fallimenti, le sconfitte, i tradimenti, le menzogne, gli inganni. In particolare la resa dei conti e un rancore tra due amici che porterà alla sconfitta della già vittima.

È uno spettacolo sul poker e sull’amicizia tradita - afferma Cotugno - la mia stessa frequentazione del microcosmo del poker mi pone in una posizione di attento osservatore delle dinamiche che si sviluppano al tavolo da gioco, che rimandano, da un lato, alla sfida eterna per il potere, dall’altro, a una ancora più radicale sfida contro se stessi e la morte”.

La commedia amara di Pupi Avati è ambientata negli anni Ottanta, mentre sulla scena la vicenda si svolge ai giorni nostri, con l’immancabile presenza dei telefonini, accanto alla crisi economica che attraversa profondamente lo stato d’animo dei protagonisti. La storia racconta il trionfo del singolo sul collettivo, la metafora del successo di uno conquistato a spese di tutti, il simbolo di una teatralità doppia e meschina, amara riflessione su cosa stiamo diventando o su cosa, forse, siamo già diventati.

Le scenografie di Luigi Ferrigno, i costumi di Alessandro Lai e il disegno luci di Pasquale Mari, con effetti da ombre cinesi, sono molto indovinati e interpretano le dinamiche rappresentate in modo più raffinato e contemporaneo, a cominciare dall’albero di Natale ‘scomposto’, ‘destrutturato’ come un piatto della cucina fusion. L’atmosfera più cupa e oggi un po’ vintage del film di Avati è sostituita da un effetto tagliente, da installazione.

In una villa in campagna, la notte di Natale, quattro amici di storica data, che non si vedono da dieci anni, più uno, il “pollo” da spennare a poker si riuniscono, inventando in alcuni casi bugie con le rispettive consorti per allontanarsi da casa. Nella notte in cui tutti si riuniscono intorno al calore degli affetti e del focolare domestico e dovrebbero essere ‘più buoni’, i giocatori danno il peggio di loro stessi, mentre l’evocazione degli auguri e del regalo di Natale conferisce del sarcasmo alla scena.

Il gioco è la metafora della vita, nel suo essere sorprendente, cangiante, talvolta foriera di brutte sorprese e soprattutto ingannevole. Nulla è come sembra e il bluff è parte integrante della partita. Affidarsi all’azzardo è rischiare senza considerare che si può perdere e la vita che non ci deve niente non premia chi crede nei facili guadagni; è peraltro generosa con gli scaltri, lucidi. La trovata del tavolo da gioco che ruota su se stesso alimenta l’immagine della giostra che porta il passeggero di turno una volta in alto e subito dopo in basso. Così come le luci monocolore che cambiando mettono l’accento sui diversi stati d’animo sostituendo, senza perdere nulla, i primi piani sui quali è giocato il film. Il teatro consente una maggiore distanza, anche nell’immersione diretta, un effetto paradossale, per chi conosce il film che è girato come una drammaturgia.

L’interpretazione dei cinque giocatori è convincente unanimemente a cominciare da quella dell’avvocato Santelia, interpretato da Gigio Alberti (nel film di Avati lo straordinario Carlo Delle Piane): un uomo sulla sessantina, ricco e ingenuo, che sembra addirittura trovare consolazione nel perdere, dichiarando che ama imparare; in realtà è un personaggio affermato, anche se solo, complessato, che racconta di un mitico laboratorio di bambole, una sorta di automi costosissimi progettati per fare quello che il cliente desidera e destinati ad una clientela di nicchia. Gli altri sono tutti a loro modo dei perdenti nella vita: Franco (Filippo Dini, nel film Diego Abatantuono), imprenditore di multisale in declino che spera nella serata per ripagare i suoi debiti, con un’antica e mai sanata rivalità verso Ugo che gli ha ‘rubato’ la moglie per poi ‘disfarsene’ dopo poco; Ugo (Valerio Santoro, nella pellicola Gianni Cavina), con cui Franco non parla da dieci anni, che finge di essere al tavolo solo per far pace con l’amico; Lele (Giovanni Esposito, nel film Alessandro Haber), giornalista in eterna bolletta, che vive all’ombra di Franco, di cui cerca costantemente di conquistare i favori, e approda alla villa per cercare di dare un senso alla pochezza della propria esistenza; Stefano (Gennaro Di Biase, nel film George Eastman), infine, simbolo di un’italianità costretta ad arrangiarsi, anche ai limiti della legalità, spera in questo incontro per risolvere i propri problemi economici.

Lo svolgimento della vicenda è articolato, anche se apparentemente la scena è fissa e tutta l’azione ruota intorno alla partita di poker. In realtà all’inizio sembra una serata tra amici, un revival dei bei tempi andati, anche se la goliardia ha qualcosa di livido e svela a poco a poco rapporti incrinati, di uomini sostanzialmente falliti. Alcuni intermezzi sembrano distrarre l’attenzione dal fulcro ma potrebbero essere anche espedienti, forse dal ritmo un po’ lento, per confondere le idee e creare un effetto sorpresa, come la telefonata di Franco con la moglie alla quale inventa di essere in panne con la macchina, facendola parlare con il presunto meccanico toscano. In effetti il fulcro più che la partita è il gioco in quanto tale, con tutta la sua simbologia che mette in guardia anche dal bene più prezioso della vita secondo molti, soprattutto gli antichi, l’amicizia che l’interesse può mettere in discussione. Viene in mente a tal proposito la definizione del filosofo Aristotele dell’amicizia legata al piacere da giovani, al bene nella stagione della maturità, per poi legarsi all’utile nella vecchiaia.

Sono due le ispirazioni che caratterizzeranno il nostro “Regalo di Natale” - annota Marcello Cotugno - il cerchio e il tempio. Il primo, rappresentato in primo luogo dal tavolo verde, è forma che ritorna nello spazio scenico come simbolo eterno del gioco e del destino, con i suoi alti e bassi, con la sua legge alterna che fa girare le vincite e la fortuna. Anche il tempio è quello del gioco (non a caso moltissimi casinò riprendono la struttura del tempio romano), rappresentazione di quella sacralità rituale che un tempo il gioco aveva presso gli antichi. A rievocarlo quattro piedistalli, ormai privi delle loro statue, eco lontane delle quattro anime del gioco individuate dal sociologo Roger Caillois: competizione, caso, maschera, vertigine” ed è a quest’ultima che l’avvocato fa riferimento più volte. In tal senso il poker è il gioco quasi perfetto perché le raccoglie tutte.

 

Teatro della Pergola - Via della Pergola 30, 50121 Firenze
Per informazioni e prenotazioni: telefono 055/0763333, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45, domenica ore 15.45
Biglietti: intero platea 34€, palco 26€, galleria 18€; ridotto Over 60 platea 30€, palco 22€, galleria 16€; ridotto Under 26 platea 22€, palco 17€, galleria 13€; ridotto Soci Unicoop Firenze platea 26€, palco 19€, galleria 14€
Durata spettacolo: 2h e 15’, intervallo compreso

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Matteo Brighenti, Ufficio stampa Fondazione Teatro della Toscana
Sul web: www.teatrodellapergola.com

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