Racconti di Giugno - Teatro Filodrammatici (Milano)

Scritto da  Lunedì, 12 Novembre 2012 
Pippo Delbono

11 novembre. Terzo appuntamento con il festival ‘Illecite Visioni’, kermesse milanese di teatro dedicata interamente a tematiche GLBT con la direzione artistica di Mario Cervio Gualersi, giornalista, critico e studioso di teatro omosessuale. Tra gli spettacoli in cartellone anche Racconti di giugno di Pippo Delbono: un’anticipazione del progetto che sarà presentato al Piccolo Teatro di Milano nella stagione 2013/2014. “Una sorta di diario di bordo, un’introspezione sul senso nascosto delle relazioni (…) le coincidenze (tante) nel mese di giugno, il mese in cui sono nato”, questo a sentire il protagonista.

 

Compagnia Pippo Delbono presenta
RACCONTI DI GIUGNO
di e con Pippo Delbono
luci e musiche a cura di Pepe Robledo
anticipazione del progetto che sarà presentato al Piccolo Teatro di Milano nella stagione 2013/2014

 

La sensazione è quella di uscire da teatro nettamente migliori di prima. Il desiderio è quello di volerlo raccontare tutto quanto, questo recital autobiografico di Pippo Delbono, artista che non ha bisogno di presentazione. La speranza è che chiunque possa assistere al monologo che ha fatto il giro del mondo e che all’interno del festival Illecite Visioni, a poco tempo dalla morte della madre dell’attore, comincia con una tenerissima promessa ai presenti in sala. Quella di non raccontare a nessuno e di non scrivere da nessuna parte le tre parole che Pippo recita alla fine e che sono rivolte proprio alla madre, che non dovrebbe sapere mai nemmeno lei, ma che forse, anche ora, sta ascoltando.
Succedono tante cose nei vari giugno della vita di Delbono, tutte vere, tutte riportate in maniera cruda ma anche divertente, mentre ride ma anche mentre suda. E quelle goccioline di sudore così vissute sono difficili da riportare. Pippo a giugno nasce a Varazze, piccolo paesino della riviera ligure dove tutto è assodato ed estremamente legato a una radice (potrei scriverne delle ore, visto, perdonatemi la parentesi personalissima, che io e Delbono abbiamo in comune proprio il paesino di provenienza). E da qui partono le sue avventure fatte di carne viva, di vene che pulsano e che sono pronte a scoppiare. Quelle di un uomo che ha sofferto tanto, che ha trasformato il dolore in talento, che ha visto la morte per davvero. Che è del piccolo paesino, appunto, e che è omosessuale e ingabbiato dall’estremo credo religioso della sua famiglia. Che ha conosciuto gli ultimi e che degli ultimi ne ha fatto una famiglia sua e un gruppo di lavoro.
È da solo con una sedia e un microfono e così si mette a nudo, in ogni senso. Racconta se stesso con disinvoltura, affascina, agghiaccia. Tra gli aneddoti sui suoi ritardi infila la malattia contro la quale ha lottato a lungo. Tra il ricordo della sua prima recita da bambino racconta dell’amore vero per quel ragazzo sbandato, con il quale per anni ha percorso la stessa strada, anche quella dell’eroina. Di quel gesto che questo ragazzo faceva con la mano quando era in coma (qui il silenzio in scena vale più di mille parole ed è qui che uno si accorge di quanto potere possa avere il teatro). Dopo il coma di chi c’era al suo funerale e di lui, Pippo, che soffriva in silenzio, in fondo, dannato di quell’amore vissuto senza poterlo dire.
Della fragilità del corpo e della ricerca ossessionante delle cure, di come ci si possa trascurare in fretta, di come recitare possa far risorgere. Della solitudine e di Pepe, l’amico di una vita. Poi si alza e si trasforma (è del segno dei gemelli, lo dice lui, e ne esistono tantissimi di Pippo Delbono). Di quando è andato in scena con Urlo, La rabbia, Enrico V, Barboni.
Dei suoi tanti amori intellettuali: Shakespeare, Pasolini, Rimbaud.
Di quella volta di Sarah Kane, che gli è stata impedita di leggere all’Argentina di Roma e che allora lui, a scena aperta, si alza, va in mezzo al pubblico e indica la persona che non gli ha permesso di completare l’opera.
Del mistero di Bobò (che a sorpresa, alla fine, sale sul palco anche lui per prendersi gli applausi): sordomuto, analfabeta, con cinquant’anni di manicomio alle spalle che Pippo ha rapito dal passato e che ora è un vero talentuosissimo attore. Fino alla presenza di Gianluca, affetto da sindrome di down e membro della sua compagnia, dalla straordinaria classe e bravura. E di come Bobò e Gianluca sono stati sempre perfetti durante i vari incontri con i pezzi grossi che c’erano a ogni prima, Arafat o la regina d’Olanda, che con la loro ingenuità, intelligente e creativa, hanno saputo rendere questi momenti dei veri Racconti di giugno.
Pippo colpisce così senza mezze misure. Come un Cupido che scaglia una freccia nel cuore di ogni spettatore e che lo fa innamorare della vita. Il suo footing linguistico è selvaggio, aspro, forte. Il suo bagaglio è stracolmo di episodi che non si può non ascoltare con gli occhi lucidi. La sua espressione è come una ferita sulla pelle, suscettibile a qualsiasi, anche leggerissimo, contatto esterno. Con una disarmante serenità tutto questo giugno riguarda palcoscenici internazionali, realtà e mentalità di provincia, manicomi, malattie, dolori, segreti, lezioni di vita, provocazioni.
Come se ci si dovesse scottare da un momento all’altro
. E poi le tre parole per la mamma ma che mantengo la promessa e non spetta di certo a me svelarle. Di sicuro, però, fanno crescere un pochino di più.

 

Teatro Filodrammatici - via Filodrammatici 1, Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 02/36727550, mail
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Orario spettacoli: domenica 11 novembre ore 21
Calendario della rassegna “Illecite visioni”:
http://www.teatrofilodrammatici.eu/website/?p=159

 

Articolo di Andrea Dispenza
Grazie a: Valentina Ludovico, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web:
www.teatrofilodrammatici.eu

 

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