Qui e Ora - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Sabato, 26 Gennaio 2013 

Dal 23 gennaio al 3 febbraio. Fra grottesco, malinconia e ironia "Qui e Ora" comincia con un incidente appena avvenuto in una strada secondaria di un’isolata periferia romana, completamente deserta, senza passanti, né case. Un incidente spettacolare: a terra, a pochi metri l’uno dall’altro, due uomini sulla quarantina. Valerio Mastandrea, leone da palcoscenico, diverte e fa riflettere allo stesso tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Produzione BAM Teatro presenta
QUI E ORA
di Mattia Torre
interpretato da Valerio Mastandrea
e con Valerio Aprea
regia Mattia Torre
scene Beatrice Scarpato
costumi Alessandro Lai
luci Luca Barbati
suono Cristiano Paliotto
aiuto regia Camilla Corsellini
delegato di produzione Paolo Gorietti
scenotecnica Laboratorio Leonardo Cruciano Workshop
foto di scena Roberto Salgo
progetto grafico Valentina -marchionni
organizzazione generale Bam Teatro
si ringraziano Studio Legale Sanjust di Teulada, Gianluca Costamagna, Marco Palma e Giulio Taviani

 

 

È tutto buio, lo spettacolo sta per cominciare quando all’improvviso si sente il rumore assordante di uno schianto. Violento, inatteso, fortissimo. Si apre il sipario, del fastidioso fumo violenta gli spettatori seduti in platea. Adesso il tendone è completamente spalancato e la scena davanti è chiarissima. Un incidente, di quelli tosti che si vedono nei casi di cronaca nera più violenti. Due motorini completamente distrutti, l’uno contro l’altro. Rottami ovunque e due tizi, sulla quarantina, sdraiati a terra, distanti e forse morti, almeno uno dei due.  Adesso viene il bello. Valerio Mastandrea è una certezza e lo si riconosce solo dal gesto che fa con la mano, anche se così sdraiato, di spalle, mezzo morto, potrebbe benissimo confondersi con l’altro attore. Inizia ad aprire bocca e tutto si trasforma. Il genio di Mattia Torre, papà di Qui e Ora, è come se avesse riportato l’intelligente assurdità di Boris sulla scena. Perché è autore anche della serie tv e perché, il suo marchio di fabbrica, lo si riconosce tutto. O meglio: si vedono due scooter accartocciati, uomini feriti e dispersi nel profondo nulla (niente case, nessun passante, nessuna indicazione, il nulla) e nel frattempo si comincia a ridere di gusto, di quell’ironia così spontanea e ben studiata allo stesso tempo, tipica del nostro cinema di una volta. Assurdo. Grottesco, ironico, in alcuni punti del testo veritiero (tutto proprio come in Boris) e dunque, appunto, geniale.
Qui e Ora è il titolo della trasmissione radiofonica che un saccente Mastandrea, chef di fama nazionale, star del jet-set mediatico (come la televisione di oggi insegna), deve assolutamente mandare in onda, qui e ora. Eppure, qui e ora, lui è gravemente ferito, lo sconosciuto con cui ha fatto l’incidente sta morendo, attorno a loro non passa nessuno e quelli del 118 non arrivano mai. E allora giù infinte imprecazioni ricche di elaboratissime metafore, così divertenti che sembrano quelle cose che uno dice spontaneamente quando è davvero saccente e nervoso. Come se non ci fosse stato mai copione alcuno. Merito del talento di quel fuoriclasse, un po’ troppo legato all’accento della sua città, Roma, ma Valerio Mastandrea è talmente tanto capace che si può chiudere un occhio. Insulto dopo insulto (ai volontari del pronto soccorso, al compagno di sciagura e alla sua famiglia, agli ascoltatori del programma e persino alla rucola) lo spettatore ha di fronte uno sguardo ironico e impetuoso dei comportamenti umani. Un incontro-scontro che parla di ogni uomo. La pièce e l’artista, contemporaneamente, lasciano imbarazzati chi osserva. Per il ritmo incalzante, per l’originalità e per la naturalezza con cui le cose vengono rappresentate. Se ci sono riflessioni particolari da fare, a fine spettacolo, non si è capito bene. Forse qualche teoria molto attuale, legata al personaggio del protagonista, ai mass media, probabilmente qualche pensiero sulle reazioni che abbiamo a seconda della nostra cultura e della nostra formazione. Ma poco importa. Quello che rimane è un testo graffiante e così spassoso che lascia un segno indelebile non solo qui, non solo ora, ma anche dopo, all’uscita dal teatro e i giorni dopo ancora. Che mentre si batteva la mani, alla fine, ci si rendeva conto che di fronte giacevano le carcasse di due moto e la scena di un incidente terribile, cose che in realtà erano lì davanti da tutto il tempo. Da vedere.

 


Teatro Franco Parenti (Sala Grande) – via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, orari biglietteria dal lunedì alla domenica ore 10-19
Orario spettacoli: martedì ore 21.15, mercoledì ore 19.30, da giovedì a sabato ore 21.15, domenica ore 16.30
Biglietti: intero €32, over60/under25 €16, convenzioni €22 (Arci, Feltrinelli e Coop non valide nei giorni di venerdì e sabato; TFPcard 30% di sconto dal lunedì alla domenica)
Durata: 70 minuti

 

 

Articolo di: Andrea Dispenza
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.com

 

 

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