Questi fantasmi! - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Venerdì, 28 Dicembre 2012 

Dal 18 dicembre al 13 gennaio. “Questi fantasmi!”, l’indimenticabile commedia di Eduardo De Filippo, a sessantasei anni dal debutto torna sul palcoscenico del Teatro Eliseo dove esordì, diretta ed interpretata dallo stesso autore, il 7 gennaio 1946. Lo spettacolo, perfetto emblema del connubio tra l’ironia saporita e caustica del drammaturgo napoletano e la sua struggente potenza nello scandagliare l’animo umano ed il contesto sociale di una piccola borghesia afflitta dal dramma quotidiano di una miseria avvilente ed angosciosa, rivive nella magistrale interpretazione di Carlo Giuffrè e di una ricca ed affiatata compagnia di attori e caratteristi. Per una serata all’insegna della drammaturgia tradizionale italiana del Novecento e dell’incontro tra due dei suoi indiscussi pilastri.

 

  

 

Diana Or.I.S. in coproduzione con il Teatro Stabile di Napoli presenta
Carlo Giuffrè in
QUESTI FANTASMI!
di Eduardo De Filippo
con Carlo Giuffrè (Pasquale Lojacono), Piero Pepe (Raffaele, portiere), Maria Rosaria Carli (Maria, moglie di Pasquale), Claudio Veneziano (Gastone Califano), Antonella Lori (Carmela, sorella di Raffaele), Giuseppe Piacquadio (1° facchino), Pietro Meglio (2° facchino), Francesco D’Angelo (Arturo), Pina Perna (Silvia) e Giuseppe Sala (Saverio Califano, maestro di musica)
e con Paolo Giovannucci (Alfredo Marigliano) e Antonella Cioli (Armida, moglie di Alfredo)
luci Umile Vainieri
scene e costumi Aldo Terlizzi
musiche Francesco Giuffré
regia Carlo Giuffré
aiuto regista Antonio Spadaro
assistente scene e costumi Andrea Del Pinto

 

 

Uno dei più vividi manifesti dell’arte eduardiana accompagna il pubblico capitolino nel periodo delle festività natalizie; scelta indubbiamente azzeccata da parte della direzione artistica del Teatro Eliseo, meritevole di aver costruito una stagione estremamente variegata e capace di spaziare equilibratamente tra le più innovative ed accattivanti frontiere drammaturgiche contemporanee e classici squisitamente ineludibili come Shakespeare, Pirandello e, appunto, Eduardo De Filippo. “Questi fantasmi!” rappresenta uno dei testi più memorabili, laceranti, dolorosi e al contempo icasticamente sarcastici e pungenti della produzione teatrale di Eduardo, nonché il primo ad essere stato rappresentato all’estero, nella fattispecie a Parigi al Teatro Sarah Bernhardt, in occasione del Festival internazionale d'arte drammatica del giugno 1955; ne furono poi tratte anche due trasposizioni cinematografiche, la prima diretta dallo stesso Eduardo ed interpretata da Renato Rascel, Erno Crisa e Franca Valeri, mentre la seconda di impronta più marcatamente farsesco-macchiettistica con la regia di Renato Castellani e Vittorio Gassman e Sofia Loren come protagonisti.
In uno scorcio sociologico-paesaggistico inconfondibilmente partenopeo si incastonano le vicende tumultuose di Pasquale Lojacono e della baraonda di personaggi che si affastelleranno dinanzi a lui a seguito del suo avventuroso trasferimento in un fastoso palazzo nobiliare seicentesco. Perché mai definire questo trasloco una decisione azzardata? In fondo le condizioni paiono incredibilmente vantaggiose, dal momento che un intero piano dell’edificio (comprensivo di ben 18 stanze e addirittura 68 balconi!) gli viene concesso a titolo completamente gratuito dal proprietario; un’opportunità talmente preziosa che Lojacono medita di sfruttarla per tramutare l’appartamento in una confortevole pensione, risolvendo in questo modo la problematica situazione delle sue finanze prossime alla débacle senza ritorno e  riconquistando finalmente anche la stima e l’affetto dell’inquieta moglie Maria.
C’è però un piccolo, ma tutt’altro che trascurabile dettaglio: le dicerie popolari sostengono infatti che l’appartamento sia infestato da turbolenti spiriti demoniaci da quando il conte spagnolo Rodriguez Lòs Deriòs vi aveva scoperto in flagranza il tradimento della moglie per poi murare vivi i due amanti fedifraghi tra le stesse mura della stanza nella quale era stato “consumato il fattaccio”; a causa di queste fantasmagoriche presenze, che si concretizzerebbero in pirotecniche scintille sul tetto e nella periodica comparsa di un inquietante guerriero ed una colossale testa d’elefante, nessun inquilino da anni vi ha più voluto soggiornare ed il compito affidato dal proprietario della lugubre magione a Lojacono sarà proprio quello di sfatare tali infamanti dicerie. L’accordo sancisce che il nuovo affittuario ogni giorno dovrà affacciarsi, mattino e sera, a tutti e sessantotto i balconi cantando, sbattendo i tappeti e ridendo a squarciagola in modo tale da attirare l’attenzione dei vicini e veicolare un’immagine di serenità e rasserenante quotidianità.
La permanenza di Pasquale e Maria Lojacono nella loro nuova sontuosa dimora si rivelerà però tutt’altro che priva di asperità. I fantasmi sembrano manifestarsi sin da subito, forieri di un rigoglioso mazzo di fiori e un succulento pollo arrosto di benvenuto; peccato però che non si tratti dell’operato di munifici spettri, ma dei premurosi omaggi del facoltoso e affascinante Alfredo Marigliano, che da lungo tempo intrattiene una relazione clandestina con Maria e che vorrebbe dileguarsi con lei abbandonando moglie, famiglia, Napoli ed il grigiore della vita quotidiana, dando libero sfogo alla loro passione dirompente. I suoi regali diverranno col passare del tempo sempre più frequenti e dispendiosi – dall’elegante mobilio necessario per allestire una pensione moderna e lussuosa sino a laute somme di denaro che assicurino una discreta agiatezza economica regolarmente depositate nella tasca di una giacca, da cui Pasquale le preleva a mo’ di bancomat ante litteram – così come il chiacchiericcio del pettegolezzo si innalza sempre più fragoroso. Lojacono non sembra però curarsene in alcun modo, convinto di essere sostenuto con amorevole attenzione dai “fantasmi casalinghi”: ingenua vittima delle macchinazioni altrui? oppure astuto opportunista da sempre incapace di dare con decisione una svolta alla propria esistenza e pronto ora a sacrificare finanche la propria dignità pur di riuscirci? L’enigma non sarà sciolto neppure nell’epilogo, mantenendo una sospensione ed un’ambiguità che costituiscono una sorta di leitmotiv dell’intreccio drammaturgico e conferiscono indiscutibile complessità psicologica e profondità al personaggio di Pasquale Lojacono, senza dubbio tra le più affascinanti e significative figure del teatro eduardiano. Se da un canto tale componente di relativismo nell'interpretazione del reale e l'affilata intensità del ritratto psicologico delineato per i personaggi principali colpiscono per modernità e pathos, dall'altro ovviamente non mancano nel corso della narrazione parentesi travolgentemente ironiche e brillanti, che talora accarezzano la tradizione più verace dei caratteristi partenopei ma senza irrompere nel territorio del macchiettistico: a dir poco scoppiettanti i battibecchi con l'intrallazzatore, furfantesco e pauroso portiere (irresistibilmente interpretato da Piero Pepe), così come esilarante si rivela l'irruzione della famiglia Marigliano al gran completo sotto le mentite spoglie di anime del purgatorio ed in particolare l'isterico monologo della tutt'altro che rassegnata e remissiva moglie tradita Armida (portata in scena con superba forza e ironia da una impetuosa Antonella Cioli).
L' allestimento scenografico curato da Aldo Terlizzi ripercorre i canoni dettati dalla tradizione, con gusto elegante e fastosa dovizia di particolari sia per quanto concerne la riproduzione del salone principale del palazzo seicentesco dove si trovano a dimorare i coniugi Lojacono e i loro spettrali ospiti sia per i costumi dalla foggia novecentesca. Il tutto viene sottolineato con sapienza dal disegno luci di Umile Vainieri, che in taluni frangenti si veste di suggestivi effetti speciali e videoproiezioni, come in occasione dell'episodio del repentino arrembaggio delle anime dannate, accompagnate da tuoni, fulmini e saette che fendono l'oscurità.
Su tutto si stagliano la colossale prova recitativa e l'accurata direzione registica di Carlo Giuffrè che, con una certosina passione dal sapore capocomicale d'altri tempi, cuce una messa in scena all'insegna della tradizione e della sincera emozione, indossando gli impegnativi panni di Pasquale Lojacono con una cifra stilistica ed una sensibilità assolutamente personali che non si limitano a ricalcare pedissequamente il modello eduardiano ma lo impreziosiscono ineffabilmente regalando al pubblico romano un'interpretazione memorabile. Da non perdere.

 

 

Teatro Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono botteghino 06/4882114 – 06/48872222, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario di apertura del botteghino: dalle 9.30 alle 15.00 e dalle 15.30 alle 19.30, lunedì chiuso
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì ore 20.45; mercoledì, domenica ore 17; sabato 22 e 29 dicembre solo ore 16.30; sabato 5 gennaio ore 16.30 e 20.45; sabato 12 gennaio solo ore 20.45; 24 e 25 dicembre riposo; 31 gennaio recita + brindisi ore 20
Biglietti: platea I 33 €, balconata 29 €, I galleria 18,50 €, II galleria 13 €; per le recite del venerdì e sabato ore 20.45 e della domenica ore 17 il costo del biglietto subisce una lieve maggiorazione: platea 35€, balconata €30, I galleria €18,50, II galleria €13; prezzi speciali recita del 31 dicembre: platea 55€, balconata €44, I galleria €33, II galleria €22
Durata: 2 ore e 30' compreso un intervallo

 

 

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Benedetta Cappon, Ufficio stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.it

 

 

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