Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Il ritrovamento del cadavere - FontanonEstate (Roma)

Scritto da  Lunedì, 03 Settembre 2012 

Massimo Popolizio

Nell’ambito della rassegna FontanonEstate, giunta quest’anno alla sua XVII edizione, è andato in scena la sera del 30 agosto un superlativo Massimo Popolizio con “Quer pasticciaccio brutto de Via Merulana - Il ritrovamento del cadavere” di Carlo Emilio Gadda, in un allestimento assolutamente ben riuscito a cura di Enzo Aronica che, insieme a Riccardo Bàrbera e Roberto Della Casa, cura anche la direzione artistica della rassegna.

 

 

QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA

Il ritrovamento del cadavere

di Carlo Emilio Gadda

con Massimo Popolizio

a cura di Enzo Aronica

 

FontanonEstate si svolge nel meraviglioso giardino, anticamente denominato “il giardino dei semplici”, della Fontana dell’Acqua Paola, gioiello barocco che si affaccia su un panorama mozzafiato di Roma e che quest’anno celebra – come ricordato in apertura – il quattrocentesimo anno dalla sua costruzione.

Uno scenario incantevole, una location evocativa di una Roma di altri tempi, un contesto appropriato al testo e alla sua narrazione, nessuna scenografia se non quella naturale dello sfondo panoramico sulla città e, sul palco, un solo e semplice leggio posto al centro della scena su un tavolo opportunamente ricoperto di nero.

Tanto è bastato affinché un bravissimo Massimo Popolizio abbia potuto rendere allo spettatore, in una performance davvero coinvolgente nel suscitare attenzione emotiva e continuativa, l’espressione degli intrighi e dei drammi personali dei personaggi che, al di là del fatto compiuto (si parla di un omicidio) e delle sue inestricabili e inevitabili conseguenze, rappresentano la vera essenza e il fine drammaturgico del romanzo da cui lo spettacolo trae spunto.

Siamo nella Roma del ventennio fascista. Il dottor Francesco Ingravallo, commissario di polizia noto come Don Ciccio, è incaricato di indagare su un furto di gioielli avvenuto in un appartamento di un palazzo di via Merulana. Il furto è avvenuto nella casa dove abitano una coppia di amici del commissario: i coniugi Balducci. Qualche giorno dopo, il Commissario Ingravallo viene informato che Liliana Balducci è stata barbaramente assassinata nel suo appartamento. Occorre stabilire se c’è correlazione tra il furto e l’assassinio. Ingravallo inizia le indagini per arrivare ad una verità che il finale del romanzo non svelerà, lasciando all’intuizione del lettore e dello spettatore, la propria personale analisi.

Ingravallo indagherà, ma più che sciogliere l’enigma di un delitto riconducendolo alle deduzioni fornite dagli indizi e dal raziocinio, porrà la sua profonda attenzione, da uomo egli stesso attraversato da angosce e incertezze, sull’investigazione della vita interiore dei personaggi che, via via, saranno sottoposti a interrogatorio. L’interrogatorio sarà per Don Ciccio lo strumento attraverso cui cercherà, più che di comprendere la verità, di afferrare la contraddittorietà dell’analisi quando, come in casi analoghi a questi, se ne considerano opportunamente tutti gli aspetti. La molteplicità di fattori che attengono alla determinazione di un fatto ne rappresentano al tempo stesso relatività e contraddizione.

C’è un passo, nel romanzo, che con grande forza lirica esprime questo concetto, e che vale la pena riportare a menzione doverosa, sia per l’essenza significativa che ha nel compimento generale dell’opera, sia e soprattutto per l’appassionata interpretazione che Popolizio ne ha dato, incantevole nella forza espressiva che ha saputo conferire a questo tratto significativo dell’opera:

"Sosteneva, fra l'altro, che le inopinate catastrofi non sono mai la conseguenza o l'effetto che dir si voglia d'un unico motivo, d'una causa al singolare: ma sono come un vortice, un punto di depressione ciclonica nella coscienza del mondo, verso cui hanno cospirato tutta una molteplicità di causali convergenti. Diceva anche nodo o groviglio, o garbuglio, o gnommero, che alla romana vuol dire gomitolo”.

Ecco la genialità di Gadda: la ricchezza lessicale ed espressiva, l’uso delle parole, il linguaggio vero e inventato, alto e popolare; i dialetti, le parole cariche di suoni gergali, le parole che evocano per assonanza il loro significato profondo ed essenziale. La parola “inventata” non serve solo ad indicare una cosa, ma rivela, nel suono scelto, il significato della sua essenza.

All’espressione della parola “gnommero” il pubblico del Fontanone è trasalito in esclamazioni e sorrisi di assenso; un brusìo che ha espresso la condivisione del pubblico nell’aver colto in una parola, e nel suono che ne scaturisce pronunciandola, il senso di un qualcosa che è ingarbugliato, inestricato e inestricabile per la sua complessità. Un effetto dirompente anche, e soprattutto, dovuto all’abilità espressiva, recitativa e vocale del protagonista che anche con una sola parola è riuscito a far emergere quelle doti di particolare abilità, che abbiamo riscontrato per tutta la durata dello spettacolo, nel cambiare i toni, i registri, l’intensità vocale che, più di ogni altra cosa, ci hanno fatto “vedere” la scena, con i suoi personaggi, gli oggetti, le azioni, le reazioni, la fragilità umana, lo sdegno, la morte.

Popolizio non è solo narratore, figura solitamente deputata a contemplare e declamare il testo trasferendolo in maniera oggettiva, ma è protagonista egli stesso del dolore e dello sgomento attraverso i personaggi che racconta. La sua drammaticità coincide, fino quasi a superarla, con quella dei personaggi di cui ci parla, e il nodo drammatico sta proprio nel divario netto e lacerante tra la realtà oggettiva dell’impianto giallo-romanzesco, e la realtà soggettiva, inconciliabile - nel suo acuto e profondo percorso interiore - con l’oggettività nuda e cruda che emerge ad una mera analisi indagatoria.

Ottimo l’avvicendarsi recitativo - con efficace alternanza di sentimenti, toni e dialetti - dei dialoghi tra Ingravallo e Valdarena, il principale imputato; curiosità da porre in evidenza: ruolo che, in un memorabile allestimento teatrale di Luca Ronconi del 1996 dell’opera di cui trattasi, ebbe un indimenticabile Popolizio.

Il finale genera la naturale riflessione sul passaggio dall’indagine sull’omicidio all’investigazione più psicologica e introspettiva della vita dei personaggi, in un dilagante ampliarsi di eventualità ugualmente verosimili. Nelle caleidoscopiche possibilità che si moltiplicano e prendono forma, il caso determina il caos, ossia quello che Gadda ha voluto definire, con maestria stilistica e con lo stile lessicale che lo ha contraddistinto, “pasticciaccio”.

Se è vero - come è vero - che il teatro è immaginazione, la rappresentazione a cui abbiamo assistito ha di certo stimolato efficacemente l’immaginazione dello spettatore nel portarlo a vedere, guardando un Popolizio così addentro alla vicenda, tutta la complessità degli elementi insiti in un’opera che, in questa particolare trasposizione scenica, ha avuto il suo avvincente e convincente risultato.

 

Giardino della Mostra dell’Acqua Paola (Fontanone del Gianicolo) – Roma

Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5883226, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: giovedì 30 agosto, ore 21.15

Biglietti: € 18,00 intero - € 12,00 ridotto (biglietteria aperta tutti i giorni dalle 18)

 

Articolo di: Isabella Polimanti

Grazie a: Elisabetta Castiglioni, Ufficio stampa FontanonEstate

Sul web: www.fontanonestate.it

 

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