Quelle due ovvero la calunnia - Teatro Filodrammatici (Milano)

Scritto da  Venerdì, 16 Novembre 2012 
Quelle due

12 novembre. Il festival ‘Illecite Visioni’, kermesse milanese di teatro dedicata interamente a tematiche GLBT, si conclude con Quelle due ovvero la calunnia di Luciano Melchionna, opera di Lilian Hellman già celebrata al cinema in un film del 1961 con Audrey Hepburn. Cult della letteratura umanamente scandalistica che negli anni Trenta fece tremare le tempie al puritanesimo del New England, si sviluppa attorno al comportamento, intollerabile per quei tempi e per quei costumi, di due maestre che vengono accusate di intimità tra loro da una ragazzina perfida e viziata, con un’intera comunità che si allarma e reagisce. Le speranze spezzate di due giovani donne, la loro dignità e la loro onestà, morale e intellettuale, calpestate e messe alla berlina per una loro presunta omosessualità.

 

QUELLE DUE OVVERO LA CALUNNIA
di Lillian Hellman
con Marina Rocco, Lucia Mascino, Sandro Giordano, H.E.R, Renata Malinconico, Paola Sambo, Giorgia Trasselli e con Ilaria Spada
assistente alla regia Antonio Porcaro
costumi a cura di Luciano Melchionna
adattamento e regia Luciano Melchionna

 

Non sono più gli anni ’30 di Lilian Hellman ma di sicuro questa calunnia è ancora così tremendamente attuale. Certo, una scuola non chiuderebbe, come allora, solo perché due maestre vengono accusate pubblicamente di avere una relazione. Eppure la cosa farebbe (scandalo?) sicuramente notizia.
Il tabù dell’omosessualità femminile del testo della scrittrice (che nel 1934 fu subito censurato ma ebbe così tanto successo da garantire quasi settecento repliche) viene ripreso ora da Luciano Melchionna in una versione intima, quasi segreta. Tra il monologo e il reading le parole si sbriciolano lentamente davanti allo spettatore concentrato e a interpretarle sono artisti noti e di talento. Comprese l’indiscussa Lucia Mascino (musa di Filippo Timi, la più brava in circolazione negli ultimi anni, a mio parere), la magnetica Paola Sambo e la sorprendente Giorgia Trasselli, qui distante anni luce da quel ruolo di Tata di Casa Vianello che le diede il successo.
L’importanza è solo del testo. Tutto è nero, gli attori sono seduti sul bordo del palcoscenico, posizione vicina e precaria, in costante disequilibrio. A turno l’occhio di bue illumina le loro frasi e i loro volti, increduli, addolorati, morenti, sofferti. Una sorta di disneyano Stregatto incombe alle loro spalle, è la presenza di H.E.R., bionda, inquietante, sospesa a mezzaria pronta a moltiplicarsi: suona il violino, narra gli episodi oppure interpreta ora l’una ora l’altra ragazza di quel collegio che fa da sfondo allo scandalo. È fredda e pungente.
Tornando al testo, unico vero protagonista della pièce, questo, come se fosse una massa fluida e in movimento, si contorce tra una sedia e l’altra della platea, entrando nell’animo di chi ascolta seduto. Trascinando continuamente nel vortice del dubbio non solo gli interpreti, ma anche i loro uditori. Sarebbe stata una catarsi perfetta, una simbiosi tra arte e spettatore il cui stato d’animo si confonde con quello di una bambina viziata, che non si sa se tira fuori la calunnia solo perché si annoia o se è davvero esistita. Poi con quello delle due maestre amiche, ma forse non amiche come dovrebbero essere due donne o ancora con quello di un uomo rassegnato. Un tourbillon emotivo senza sosta che finisce in tragedia ma che, peccato, è rappresentato a volte (troppe) in maniera imprecisa dagli attori che, se pur bravi e affermati, “s’impappinano” e creano una caduta, ogni volta, a questo vortice ricco di pathos. Chissà come mai.
Tutto il resto è consacrazione. Le scene del film degli anni Sessanta che compaiono riflesse sullo sfondo, tratto dalla stessa opera e con attori di primordine (Audrey Hepburn e Shirley MacLaine, per la regia di William Whyler). La scelta registica di Melchionna così essenziale, cruda, privata e quindi la riflessione. Ottuse mentalità e bigottismo trasformano infatti una voce in dolore, un dolore in restrizioni e le restrizioni in scelte di vita forzate per evitare di finire tra gli ultimi, di fare scandalo e, più semplicemente, per evitare di dar vita a un sentimento. Nulla di più attuale, tutto sommato.

 

Teatro Filodrammatici - via Filodrammatici 1, Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 02/36727550, mail
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Orario spettacoli: lunedì 12 novembre ore 21
Calendario della rassegna “Illecite visioni”:
http://www.teatrofilodrammatici.eu/website/?p=159

 

Articolo di Andrea Dispenza
Grazie a: Valentina Ludovico, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web:
www.teatrofilodrammatici.eu

 

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