Quel che accadde a Jack, Jack, Jack e Jack - Teatro Studio Eleonora Duse (Roma)

Scritto da  Sabato, 29 Dicembre 2018 

Dopo il debutto dello scorso luglio, al Teatrino delle Sei - Luca Ronconi, nell’ambito della 61° edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, è tornato in scena al romano Teatro Studio Eleonora Duse il nuovo lavoro del drammaturgo e regista bolognese Francesco Petruzzelli, che si è aggiudicato il Premio di Produzione Carmelo Rocca, indetto dall'Accademia d'Arte Drammatica Silvio d'Amico con il contributo della SIAE. “Quel che accadde a Jack, Jack, Jack e Jack” è una black comedy dall’intreccio sapientemente architettato, con un pizzico di commozione, qualche vigorosa pennellata di divertente cinismo ed una famiglia di interpreti incastrata alla perfezione.

 

QUEL CHE ACCADDE A JACK, JACK, JACK E JACK
scritto e diretto da Francesco Petruzzelli
con Giulia Gallone, Michele Lisi, Carlotta Mangione, Lorenzo Parrotto, Francesco Petruzzelli
e gli allievi del II anno del corso di Recitazione Federico Fiocchetti e Diego Parlanti
scene Paola Castrignanò
costumi Anna Missaglia
luci Javier Delle Monache
direttore di scena Camilla Piccioni
assistente alla regia Francesca Caprioli

 

Francesco PetruzzelliPiacevolmente colpito dal progetto precedente, quel “Vox Family” che aveva sbaragliato l’agguerrita concorrenza alla rassegna InDivenire 2017 ricevendo i premi come “Miglior Testo” e “Miglior Spettacolo”, accolgo con viva curiosità l’avvento di una nuova rocambolesca avventura familiare, firmata dal medesimo autore e regista e incarnata da molti degli stessi interpreti. Mi districo fortunosamente dal groviglio di tutto-esaurito che già da tempo hanno salutato queste tre date ed eccomi in una domenica pre-natalizia nell’accogliente cornice del Teatro Studio Eleonora Duse, un tempo riservata cappella di un monastero agostiniano, oggi fucina creativa per le sperimentazioni teatrali dell’Accademia d'Arte Drammatica Silvio d'Amico. Le luci si affievoliscono, il clamore da shopping compulsivo last-minute scompare repentinamente alle nostre spalle e l’attenzione è proiettata tra le mura che avvolgono protettive un nucleo familiare decisamente inconsueto con tutte le sue nevrosi, baruffe, tensioni, inadeguatezze e delicate, inconfessabili, attenzioni reciproche.

Jack il Padre (Michele Lisi) è il solido architrave che ha sempre sorretto e indirizzato le vite quanto meno sbilenche di tre figli inesorabilmente alla deriva, ma cosa accadrà quando non potrà più costituire un così rassicurante punto di riferimento? In fondo la vecchiaia incalza e le energie cominciano a vacillare, ma i tre pargoli non vogliono saperne di camminare con le proprie gambe. Il fratello maggiore, Jack il Poeta (Francesco Petruzzelli), è un’anima fragile ma estremamente arguta ed empatica, versi prorompono dalla sua fervida creatività ma per nulla al mondo li inciderebbe nell’algida tomba di un foglio di carta; il suo baluardo difensivo è un divano trasandato al quale è pervicacemente ancorato, lo terrorizza poggiare anche un singolo piede a terra, per raggiungere il bagno ha costruito un ponte tibetano di sedie e la cucina è un territorio decisamente off-limits ed inarrivabile. L’unica sua fonte di sostentamento sono dunque le succulente pizze ordinate con metodica precisione ogni giorno dal fratello minore, Jack il Terrorista (Federico Fiocchetti) che, come il suo stesso nome lascia presagire, quando non sta acquistando margherite fumanti da Jack il Fattorino di fiducia (Diego Parlanti), è certamente impegnato ad escogitare scoppiettanti azioni di protesta: intendiamoci, nulla di particolarmente pericoloso o pirotecnico, semplicemente si aggira per la città con delle valigie vuote, le abbandona in luoghi affollati e poi si rifugia frettolosamente nel suo nido casalingo sperando che il telegiornale immortali le sue gesta estreme; è dunque un terrorista decisamente sui generis, non farebbe male ad una mosca, il suo intento sarebbe esclusivamente scuotere la società dal suo torpore conformista. Infine, il fratello mezzano, Jack l’Avvocato (Lorenzo Parrotto), l’unico realizzato e orgogliosamente borghese del gruppo, decisamente insofferente alle bizzarrie e all’irresolutezza dei suoi fratelli: la sua esistenza si divide costantemente tra la rapacità con cui ama “fottere” aziende per procacciarsi faraonici guadagni e l’emotività ipertrofica che lo spinge inevitabilmente tra le braccia delle più mefistofeliche erinni, interessate solo a dilapidare i suddetti guadagni. L’ultima della lista è Jack la Fidanzata (Giulia Gallone), apparentemente una dolce e premurosa estetista, che però scopriremo nascondere più di uno scheletro nell’armadio ed intenzioni amorose tutt’altro che ortodosse.

Lorenzo ParrottoL’intreccio prende le mosse da una misteriosa diagnosi che Jack il Medico (Carlotta Mangione), amica di lunga data e confidente di Jack il Padre, gli ripete per un’ultima volta, estenuata dopo l’ennesima visita di controllo ed implorandolo di non continuare a chiederle ulteriori indagini. Di ritorno a casa, il padre condivide contrito con i suoi figli quella che risuona come una condanna mortifera: un tumore gli concederà solamente una manciata di mesi di vita, durante i quali vorrebbe veder realizzato solamente un desiderio, ossia che i suoi tre figli divengano finalmente indipendenti e pronti ad affrontare le avversità senza il suo costante sostegno; che il Terrorista smetta di disseminare vacue valigie in giro per la città e scovi il coraggio di guardarsi dentro per afferrare la felicità che è realmente a portata di mano; che l’Avvocato riesca a gestire con maggiore equilibrio le emozioni, appianando gli atavici dissapori con i suoi fratelli ed evitando di circondarsi di sanguinarie arrampicatrici sociali; che infine il Poeta riesca finalmente ad abbracciare il mondo, abbandonare il suo divano-fortezza e condividere i suoi versi col resto dell’umanità. Riusciranno i tre fratelli a vincere le resistenze che li intrappolano in una ragnatela di frustrazione e comportamenti auto-distruttivi? Riscopriranno il legame viscerale che li unisce? E soprattutto, la scintilla che ha innescato questo percorso di introspezione, nasconde a sua volta qualche verità da esplorare con maggiore attenzione?

La drammaturgia di Francesco Petruzzelli immortala questa storia familiare, semplice ma al contempo contrappuntata da sorprendenti colpi di scena e imprevedibili snodi narrativi, con un’attenzione al dettaglio, una prosa feconda eppure quotidiana, ed un’intelligenza creativa di rara efficacia; la regia, curata dallo stesso Petruzzelli, sposa alla perfezione il testo, in un incastro millimetrico di particolari che trova la sua forza nell’equilibrio ben calibrato e in un certo gusto per l’artigianalità. L’incedere delle vicende viene scandito ironicamente da cartoni di pizza a domicilio recapitati con sollecitudine agli spettatori, i quali nascondono al proprio interno il titolo dei diversi capitoli. La scenografia (realizzata da Paola Castrignanò) segue un approccio decisamente minimale: con un racconto così coinvolgente non si avverte infatti la benché minima esigenza di uno sterile descrittivismo visivo e sono più che sufficienti dei listelli di legno posizionati sul palcoscenico per schematizzare la pianta dell’appartamento, un logoro divano, delle sedie modeste ed un tavolo da pranzo pronto a tramutarsi all’occorrenza in lettino medico. I costumi (curati da Anna Missaglia) dipingono con gran precisione ed un piacevole gusto estetico i caratteri dei diversi personaggi, lasciando a qualche richiamo cromatico una sorta di valenza simbolico-premonitrice, come nel caso degli accessori viola indossati da tutti ad eccezione del Padre durante l’ultima cena in famiglia. L’intricata trama, con la naturalezza che contraddistingue l’imprevedibilità dell’esistenza, trascolora dalla commedia verso passaggi all’insegna di una dolorosa commozione, regalando allo spettatore genuino divertimento ma anche un’ampia gamma di vivide sensazioni, restituite con passione dagli ottimi interpreti in scena: Giulia Gallone, Michele Lisi, Carlotta Mangione, Lorenzo Parrotto, Francesco Petruzzelli e i due allievi del II anno del corso di Recitazione presso l’Accademia Silvio d’Amico, Federico Fiocchetti e Diego Parlanti.

Michele Lisi - Carlotta MangioneDa segnalare in particolare le prove recitative di Michele Lisi nei panni di un Padre decisamente combattivo e volitivo, animato da un affetto infinito verso i propri figli ai quali però non risparmia irresistibili sferzate di sarcasmo, e quella di Lorenzo Parrotto nel ruolo di un Jack Avvocato apparentemente solidissimo, ma pronto a sgretolarsi in una miriade di frantumi allorché l’emotività fa capolino. Su tutti, come non applaudire infine la carismatica interpretazione di Petruzzelli, capace di plasmare perfettamente Jack il Poeta, un personaggio indubbiamente complesso e sopra le righe, che dirompe in particolare nei capitoli che conducono all’epilogo.

Tre repliche possono rappresentare solamente un primo fugace incontro tra “Quel che accadde a Jack, Jack, Jack e Jack” e il pubblico romano, al quale auspichiamo segua al più presto un abbraccio ben più duraturo e consistente, che siamo certi condurrà ad un ineludibile innamoramento. Proprio come quello che abbiamo sperimentato per questo lavoro originale e coraggioso che, nel solco della tradizione del teatro di parola, porta avanti una propria visione innovativa e la capacità di rivolgersi con immediatezza allo spettatore.

 

Teatro Studio "Eleonora Duse" - via Vittoria, 6 Roma
Ingresso libero (fino ad esaurimento posti) con prenotazione obbligatoria:
info line 334/1835543 (attivo a partire dal 14 dicembre 2018, dal lunedì al sabato ore 10-13 e 14-17
Orario spettacoli: dal 21 al 23 dicembre - venerdì e domenica ore 18, sabato ore 20

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Ufficio stampa Maresa Palmacci
Sul web: www.accademiasilviodamico.it

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