Quater, diario di un'ape operaia - Teatro LabArca (Milano)

Scritto da  Lunedì, 18 Maggio 2015 

Pochi elementi: un pianoforte, Mozart, un mucchio di lego colorati, un costume da ape giallo con i pois neri, ma soprattutto un interessante e costruttivo parallelismo. “La Barca” di Anna Bonel ha ospitato dall' 8 al 10 maggio "Quater - diario di un’ape operaia", di e con Giulia Lombezzi. Spettacolo vincitore del premio di drammaturgia “Per Voce Sola” 2014, organizzato dall’associazione culturale Per Voce e patrocinato dal Teatro della Tosse di Genova.

 

QUATER - diario di un'ape operaia
di e con Giulia Lombezzi e W.A. Mozart

 

QUATER è un metaforico alveare operaio (call center) che produce statistiche di mercato, dove le api sono tutte indispensabili ma solo fintanto che ci sono e che rispettano l’ineluttabile “media”. 20 interviste all’ora, 80 al dì, sembra quasi una ricetta medica. A farci entrare dentro questo luogo è una biondissima ape di nome Maya che finalmente, dopo numerosi tentativi, è riuscita a diventare un membro attivo, produttivo ed insostituibile di questo meccanismo che silenzioso frulla qualsiasi spiraglio di creatività. All’inizio Maya era entusiasta del suo impiego, poiché nutrita da “piccole luminescenti endorfine” che riusciva a percepire anche da un capo all’altro del telefono. Ma il moltiplicarsi dei turni, e la sempre più evidente mancanza di umanità, sostituiranno ben presto la sua ingenua dedizione con stress, amarezza e tanti minuti che non passano mai.

L’esigenza di dar voce a questa realtà nasce da un’esperienza autobiografica che porta la giovanissima interprete Giulia Lombezzi a scrivere un bel testo: forbito, divertente, estremamente crudo, ma mai volgare. Un elogio al realismo. Uno sforzo di ironia che si mette al servizio di riflessioni più profonde. In scena il tempo, le ore, la monotonia, si accomodano poi su coerenti note, suonate da Claudio Gay, il quale indossando delle buffe antenne si dimostra anch’egli un curioso elemento dell’alveare.

Dal telefono arrivano delle storie assai malinconiche che nessuno vuole ascoltare, tanto meno chi si trova ad intervistare dall’altra parte della cornetta. Le voci narranti e il loro contorno ci portano in un mondo che non abbiamo bisogno di inventare. È quello che si nasconde dentro un vecchio appartamento, dove il volume della tv è troppo alto per essere casuale, dove chi risponde al telefono conosce la guerra, e non meriterebbe inganni. È anche il mondo di una giovane disoccupata indecisa sulla scelta della propria classe di reddito: medio bassa, bassa, bassissima.

Un certo modo di mostrare una realtà che lavora male, lasciando l’interpretazione dello spettatore libera di muoversi entro un ampio e ben disposto perimetro. In fondo, una metafora per essere credibile va costruita con cura e attenzione, cercando però di non comprimere l’immaginazione in spazi troppo angusti. Ed è proprio rispettando l’essenzialità di tali regole che viene rappresentata, con la giusta leggerezza, una discesa verso la comprensione di quanto sia vitale stimolare le proprie capacità intellettive, ovunque.

La buona “ape operaia” si ritrova vittima di un’illusione: non è affatto un membro attivo del suo alveare, non si ricorda più come si fa a pensare. È solo un altro tassello di un infinito e sconosciuto mosaico di voci e occhi, estremamente passivo, che a mala pena mantiene la forza di pensare alla notte che segue il giorno lavorativo. Un’amara quanto diffusa verità che, sul palco, fa spegnere le luci fino a portar via anche la musica. Forse nella speranza, poi, di far accendere un'altra cosa… ad esempio il cervello.

 

Teatro LabArca - via Marco D’Oggiono 1, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. , telefono 347/8579320
Orario spettacoli: 8, 9 e 10 maggio ore 21
Biglietti: 12 euro

Articolo di: Alessandra Quintavalla
Sul web: www.labarcadiannabonel.it

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