Quando la moglie è in vacanza - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Sabato, 03 Gennaio 2015 

Al Teatro Quirino di Roma in scena fino al 18 gennaio “Quando la moglie è in vacanza” con Massimo Ghini ed Elena Santarelli per la regia di Alessandro D’Alatri.

 

Valerio Santoro presenta
una produzione dell’Associazione Culturale La Pirandelliana
Massimo Ghini e Elena Santarelli in
QUANDO LA MOGLIE È IN VACANZA
di George Axelrod
traduzione Edoardo Erba
con Edoardo Sala, Anna Vinci, Luca Scapparone, Giorgia Cerruti, Bianca Giannasso, Catia Nannavecchia e Davide Santoro
musiche originali Renato Zero
scene Aldo Buti
costumi Ornella Campanale
disegno luci Adriano Pisi
musiche arrangiate e realizzate da Danilo Madonia
coreografie Roberta Mastromichele
regia Alessandro D’Alatri

Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
Riccardo Sormani - Massimo Ghini
Silvia Sormani (la moglie) - Anna Vinci
Robi Sormani (il figlio) - Davide Santoro
La signorina Morri (la segretaria) - Bianca Giannasso
Liliana (l’amica della moglie) - Catia Nannavecchia
Marie (la francese) - Giorgia Cerruti
La ragazza (del piano di sopra) - Elena Santarelli
Il dottor Brusaioli (lo psicanalista) - Edoardo Sala
Tommy Maccaferry (l’amico) - Luca Scapparone

 

Il testo nacque dalla penna di George Axelrod nel lontano 1952. Debuttò a Broadway e raggiunse il successo internazionale tre anni dopo, con l’adattamento cinematografico di Billy Wilder che lo consegnò alla storia dei classici attraverso l’indimenticata immagine di una giovanissima Marylin Monroe. Vestita con un seducente abito bianco, lasciava intravedere maliziosamente le gambe, scoperte dal vortice d’aria causato dal passaggio della metropolitana; un’immagine che diventerà celeberrima icona della cinematografia mondiale.

Dimenticatela questa immagine. Nell’allestimento decisamente contemporaneo di Alessandro D’Alatri, l’icona sexy vestita di bianco ha lasciato il posto ad una prorompente ragazza dei giorni nostri che indossa, prevedibilmente, hot pants tessuto jeans e maglietta a strisce. Avvenente e dotata di simpatica ironia, la giovane ragazza, interpretata dalla biondissima Elena Santarelli, irrompe nella quiete casalinga di Riccardo, interpretato dal bravissimo Massimo Ghini, editore di mezza età regolarmente coniugato. L’irruzione, piuttosto rocambolesca, avviene mentre Riccardo si trova solo in casa, quando (lo recita la traduzione, non propriamente letterale, del titolo originale “The seven year itch”) la moglie è in vacanza.

La sceneggiatura accentra la visione sul conflitto di Riccardo, diviso tra la volontà di non tradire e l’attrazione erotica verso la ragazza, tentazione che cerca goffamente di dominare. Il testo, ahinoi, non mostra nulla di più sorprendente, non sviluppa altri temi se non l’annoso interrogativo da parte del protagonista: “meglio un rimorso, o meglio un rimpianto?”.

Riccardo, un Massimo Ghini in grande forma, è attratto dalla tentazione dell’esperienza erotica, ma ne è, maggiormente, spaventato. Più che dall’eros, egli è dominato dalla paura. La paura di perdere quelle rassicuranti certezze, pur senza brividi ed emozioni, di una routine che guarda avanti più per inerzia che per consapevolezza.

Ci si chiede, guardando lo spettacolo, quanto fosse necessario dover attingere da una commedia degli anni ’50 per portare in scena quelle circostanze in cui, ormai e ai giorni nostri, la realtà ha di gran lunga superato la fantasia. Quelle circostanze che fanno di un uomo patinato dal perbenismo di facciata, un essere fragile, inquieto, il cui sentimento dominante - più che l’attrazione verso l’altro sesso - è la paura. E la paura, a volte, trova scampo solo nel falso rifugio della codardia. Storie di tutti i giorni, storie dei giorni nostri, che non hanno più quel sapore “sorprendente” che cinquant’anni fa, invece, dette fama alla sceneggiatura.

La messa in scena di D’Alatri, a beneficio dello spettatore però, arricchisce la piéce con intelligenti trovate registiche. L’adattamento alla contemporaneità, il linguaggio semplice e diretto della ragazza del piano di sopra, un’effervescente Elena Santarelli, conferiscono allo spettacolo un sapore fresco e godibile; l’ambientazione in una Roma d’estate, vista attraverso i tetti su cui affaccia la grande finestra posta sul fondale (molto belle le scene di Aldo Buti), realizza il distacco, intenzionale, dalla commedia originaria che fu invece ambientata a New York.

Originale il meccanismo delle proiezioni, quasi di taglio cinematografico, che realizzano il filo narrativo su due fronti: quello reale, e quello in cui - nei rispettivi alter ego - i protagonisti si mostrano più introspettivi. Una tecnica che ha fatto ormai presa in molti spettacoli teatrali e che suscita sempre qualche riserva o perplessità. In questa commedia, che - non dimentichiamo - trae comunque spunto da un film, assolve efficacemente la rappresentazione simultanea del sentimento ambivalente dei protagonisti, e soddisfa l’esigenza di uscire dai confini del salotto domestico. In una scena in particolare, che riporta alla mente un altro film cult, “Vacanze Romane”, proiettate su un velatino posto a ridosso del proscenio, le video-proiezioni ci mostrano i nostri simpatici protagonisti a bordo di una moto in giro per la Città Eterna; un effetto scenografico di piacevole impatto, con immagini in bianco e nero. Un pretesto, poi, per consentire alcuni cambi di scena.

Fiore all’occhiello dello spettacolo sono certamente le musiche e le canzoni di Renato Zero. Eseguite con sorprendente talento vocale da Massimo Ghini, coronano e completano l’armonia di questa gradevole commedia. Alcune semplici sequenze coreografiche, eseguite in scena da tutto il cast, conferiscono quel tocco di allegria e di leggerezza a un testo che, pur girando intorno al tema, non riesce a fare pienamente centro.

La Santarelli si mostra all’altezza del ruolo e non cade mai nel facile tranello di voler “strafare”, o - peggio - in quello di voler imitare un’icona immortale. Lo dichiara espressamente in un’intervista su Repubblica: "Non avrei mai accettato il ruolo della Monroe come nel film di Wilder - dice la Santarelli - e non cerco di somigliarle. Certi miti vanno lasciati lì dove sono.”

Il ritmo è quello giusto, gli attori son tutti bravi, Ghini si conferma padrone della scena, la regia è dinamica e originale, le musiche sono belle ed appropriate. Dunque uno spettacolo sicuramente godibile, leggero, gradevole, che però non lascia il segno. Non fornisce nessuna risposta, ma soprattutto non provoca nessuna domanda.

Uno spettacolo da godere in questi giorni di festa, tradizionalmente deputati - il cinema insegna - al divertimento cosiddetto leggero. Se il film, più di cinquant’anni fa, ha fatto epoca, l’adattamento teatrale, in “questa” epoca, non farà certamente altrettanto. Lascerà a fine serata la sola sensazione lieta di aver assistito a uno spettacolo nel suo insieme gradevole, con attori bravi, buone musiche e una bella scenografia. Non è poco ma, per il Teatro, non è tutto.

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45, martedì 30 dicembre riposo, mercoledì 31 dicembre ore 18.00 e ore 20.45, giovedì 1 gennaio ore 18.00, martedì 6 gennaio ore 16.45, giovedì 8 gennaio ore 16.45, sabato 10 gennaio ore 16.45 e ore 20.45, tutte le domeniche ore 16.45
Biglietti: martedì-mercoledì-giovedì platea € 36 (ridotto € 32), I balconata € 30 (ridotto € 27), II balconata € 25 (ridotto € 23), galleria € 19 (ridotto € 17); venerdì-sabato-domenica platea € 40 (ridotto € 36), I balconata € 34 (ridotto € 31), II balconata € 29 (ridotto € 26), galleria € 23 (ridotto € 21)
Durata: 1h e 40’ senza intervallo

Articolo di: Isabella Polimanti
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio Stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

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