Qualcuno volò sul nido del cuculo - Teatro Carcano (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 18 Novembre 2015 

“Qualcuno volò sul nido del cuculo” è il romanzo che Ken Kesey pubblicò nel 1962 dopo aver lavorato come volontario in un ospedale psichiatrico californiano; racconta, attraverso gli occhi di Randle Mc Murphy - uno sfacciato delinquente che si finge matto per sfuggire alla galera - la vita dei pazienti di un ospedale psichiatrico statunitense e il trattamento coercitivo che viene loro riservato. La nuova rielaborazione di Dale Wasserman del celebre romanzo, nella versione italiana firmata da Giovanni Lombardo Radice con l’adattamento di Maurizio de Giovanni e la regia di Alessandro Gassman, ce lo avvicina, cronologicamente e geograficamente, spostando la vicenda nell’Ospedale psichiatrico di Aversa, nel 1982. Una straordinaria metafora sul rapporto tra individuo e Potere, un testo che è una lezione di impegno civile, uno spettacolo potente e toccante.

 

Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini di Napoli presenta
Daniele Russo ed Elisabetta Valgoi in
QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO
di Dale Wasserman dall’omonimo romanzo di Ken Kesey
diretto da Alessandro Gassman
versione italiana Giovanni Lombardo Radice
adattamento Maurizio de Giovanni
con Mauro Marino, Marco Cavicchioli, Giacomo Rosselli, Alfredo Angelici, Giulio Federico Janni, Daniele Marino, Antimo Casertano, Gilberto Gliozzi, Gabriele Granito, Giulia Merelli
scene Gianluca Amodio
costumi Chiara Aversano
disegno luci Marco Palmieri
musiche originali Pivio & Aldo De Scalzi
videografie Marco Schiavoni

 

Una rete sottile, proprio come quelle dei pescatori, ingabbia i pazzi del Carcano.
Protegge noi da loro o loro da noi?

Le sedie dei pazzi sono sempre in alluminio e hanno un suono inconfondibile, stridulo ma musicale e non sono mai in linea. Sempre in disordine, sempre in bilico. Per la felicità degli inservienti.
E loro ci stanno stretti stretti, appollaiati, come cuculi nei nidi stranieri.
Questo loro Io troppo grande ingabbiato in paure senza causa.
Al mattino, la voce nell'altoparlante, la pillola, la cura. Guariamoli.
Vestaglie e sigarette. Una uguaglianza mai dichiarata.
La paura taciuta, i camici bianchi.
Il potere spaventoso di quel bianco a maniche lunghe e gli occhi di un folle sotto quelle maniche lo vedono strisciare il verme dell'abuso.

James e i suoi neologismi, Manfredi e la sua curiosità compulsiva verso il mondo e i suoi disastri nucleari, il Prof. Di Marco con la sua spiccata intelligenza tinta di rosa..
La normalità è statistica.
Forse pazzo è chi si prende la briga di guarire le menti fuor di statistica, chi gioca a fare Dio e decide come è giusto essere; imprigiona lì in alto, nelle stanze anguste e sporche, i cronici, gli inadeguati eterni, i difettosi dalla nascita e lascia giocare a carte nella sala comune, agli occhi di una Maria Vergine con le braccia aperte e l'aureola a basso consumo, quelli per cui, se Dio vuole, c'è speranza, quelli che, per non si sa quale provvidenziale fortuna, mostrano segni di normale lucidità.

I pazzi del Carcano fanno della prigione una casa perché è là fuori che si sentono in manette.
E per qualche istante, noi spettatori medio-borghesi, a scrutarli dietro quella rete, quasi ci sentiamo allo zoo. Ma gli animali siamo noi.
Siamo noi che abbiamo accettato le manette della civiltà e abbiamo assegnato nomi complicati a fenomeni umani per sentirci conoscitori e meno male che ci siamo noi a guarirli, a incastrarli nei giusti grafici della statistica, meno male che non ci siamo noi ad indossare le maniche bianche e lunghe, ci ringrazieranno, ci loderanno, almeno noi ci siamo salvati dall'errore della diversità!

Se non ci fossimo noi a dettare le regole giuste in quelle carceri che abbiamo chiamato ospedali psichiatrici solo per alleviare i pesi alla coscienza nostra, meno male che abbiamo deciso che solo fino alle 19 e 30 si può fare richiesta per vedere i Mondiali di calcio nella sala comune perché questi fuori legge del senno lo devono capire che una richiesta delle 19 e 55 non può essere accettata, perché li dobbiamo punire curandoli e punendoli li curiamo. E' nostro compito, siamo missionari, siamo altruisti, siamo i profeti della norma, i prescelti per i prossimi giusti.

L'inadeguato omone indiano incapace di indossare la maschera della civiltà e nano, minuscolo si vede allo specchio necessita dell'elettroshock, non ha alternative, per vedersi vero le scariche elettriche sono una manna dal cielo, un'invenzione ad doc per sconfiggere questa sua innaturale concezione, questa sua malattia mentale. Non è mica paura, scherziamo forse?! Adesso un omone di due metri ha paura? E' malato. Non è normale, va guarito, non perdiamoci in discorsi classici e retorici incoraggianti, non perdiamo tempo con le parole, le parole sono vuote, un'ondata di scariche elettriche è sicuramente più efficace. Non prendiamoci in giro, una chiacchierata dietro sigarette accese con un amico fornito di accendino non ha mai risolto problemi di questo genere, un'instabilità mentale di tale portata non la risolve il banale appoggio e la certezza di un caro amico che non teme di sciogliere la maschera di cera dell'altro con il suo accendino.
Nessuno guarisce con una prescrizione in ricetta rosa di parole autentiche.

Se un uomo, per sfuggire a sei mesi di carcere, chiama un buon avvocato e ripiega la pena sull'instabilità mentale e finisce rinchiuso nella gabbia dei matti della città ne scopre l'umanità, scopre che diverso è solo una parola che spaventa chi si è accecato per darsi un valore.

Un Dario qualunque che non ha smesso di amare la vita, un esempio di verità dell'essere è un pericolo, un danno per il nostro clinico processo di guarigione, per il percorso medico secondo cui abbiamo deciso di agire per il bene di questa gente mentalmente spostata.
Dario e la sua risata forte, Dario con il suo accento napoletano, Dario e la sua assenza di vergogna calpestano i passi da gigante che hanno fatto i nostri altoparlanti alla mattina.
Dario e il suo coraggio sconfiggono la paura dei nostri pazzi, e noi, noi di cosa ci nutriamo senza di essa? Dario ha tagliato le nostre maniche bianche e lunghe e ora siamo più nudi noi di ogni pazzo sguinzagliato in città.
Le nostre cartelle cliniche, le penne nel taschino del camice, i crocifissi, i nomi forbiti delle malattie, l'antiestetico colore azzurro delle divise da infermiere, le insegne dei reparti, quelli dei pazzi, quei campi minati, i bicchierini di plastica per le pillole, il quaderno dei commenti, le sedie in alluminio, tutto bruciato. Tutto al rogo. Dario un pericolo, un testimone del divertimento, un testimone della lussuria, un testimone della frenesia dell'alcol, un testimone dell'esuberanza se Paolo Rossi ce lo segna questo goal, una minaccia. Ci toglie il cibo dai denti, ci rende disoccupati.

Dario come tutti vorremmo essere.

Spogliamoci per vederci nudi e per godere della nudità altrui. Non c'è nulla di più patetico dell'imbarazzo della nudità. Ci scopriremmo più facilmente tutti incredibilmente uguali. E che senso ha puntare il dito e urlare ''pazzo!'', come se non avessimo mai desiderato la madre del nostro amico fornito d'accendino.

Un inno alla vita, una benedizione alla nostra diversità nell'uguaglianza, questo ''Qualcuno volò sul nido del cuculo'' di Dale Wasserman dall’omonimo romanzo di Ken Kesey diretto da Alessandro Gassman al Teatro Carcano. Un inno che prende vita attraverso i corpi di straordinari attori quali Daniele Russo, Elisabetta Valgoi, Mauro Marino, Marco Cavicchioli, Giacomo Rosselli, Alfredo Angelici, Giulio Federico Janni, Daniele Marino, Antimo Casertano, Gilberto Gliozzi, Gabriele Granito e Giulia Merelli.

Una scenografia originale, quasi cinematografica, che non disturba l'atmosfera teatrale, anzi la accentua e senza dubbio sorprende.

Un elogio alla normalità che si fa relativa, alla ribellione delle paure, all'unità che fa la forza, forse banalmente, eppure semplicemente un elogio alla vita come tale, come sboccio di diversità, di scambi fisici e dialettici. Elogio ad essere - dentro un carcere, in un appartamento altolocato, dal parrucchiere, al panificio, dal banchiere - solo ed esclusivamente ciò che siamo. I compromessi mascherati da regolamenti sono solo modi per giustificare le nostre vigliaccherie.

 

Teatro Carcano - corso di Porta Romana 63, 20122 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02 55181377 - 02 55181362, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, mercoledì, giovedì e sabato ore 20.30, venerdì ore 19.30, domenica ore 16
Biglietti: poltronissima € 34,00 - balconata € 25,00 - studenti e giovani fino a 26 anni € 15/13,50

Articolo di: Carla Nigro
Grazie a: Brunella Portoghese, Ufficio stampa Teatro Carcano
Sul web: www.teatrocarcano.com

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