Qualche volta scappano - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 12 Aprile 2017 

“Qualche volta scappano”, dalla commedia “TouToù” di Daniele Besse e Agnès Besse, con l’adattamento e la regia di Pino Quartullo, è una raffinata pièce francese, dove l’intreccio e l’equivoco sono latenti, in un sofisticato studio psicologico dei difficili e contorti rapporti di coppia. Testo acuto, frizzante, originale, ben interpretato dai tre protagonisti in scena, lo stesso Quartullo, Rosita Celentano e Attilio Fontana. Interessanti gli interventi musicali.

 

QUALCHE VOLTA SCAPPANO
dalla commedia "TouToù"
di Daniele Besse e Agnès Besse
con Pino Quartullo, Rosita Celentano e Attilio Fontana
scene Francesco Ghisu
costumi Giovanni Ciacci
adattamento e regia Pino Quartullo

 

Una commedia in scala ridotta, non in termini di valori ma di proporzioni. Lo stile è decisamente francese, senza folle di personaggi, emozioni forti, grandi risate e pianti. Tutto è misurato, giocato sul filo del rasoio. Ne guadagna il dialogo con un testo arguto e attento al rapporto di coppia, con le sue nevrosi, i detti e soprattutto i non detti, i piccoli equivoci, i segreti imbarazzanti e i giochi che sembrano aprirsi e chiudersi alternativamente.

Perché senza l’amore non c’è vita come racconta il protagonista maschile, Alessandro alias Pino Quartullo, convincente nella parte: ogni uomo è un Don Giovanni anche solo in potenza e non potrebbe essere diversamente; eppure sembra la cosa più difficile della vita. Come non pensare a “Piccoli crimini coniugali”, altro testo francese? Non c’è il gusto tipico della commedia italiana, talora sguaiata, sempre un po’ sopra le righe anche nella recitazione. Se la trasposizione non tradisce la traduzione, resta però tutto tra le righe, anche la complicità sospetta con una vicina di casa, che non si vede mai.

La telecamera ha un’inquadratura fissa, sia a livello di scenografia, l’interno di una casa un po’ borghese e un po’ naif, sia perché tutto è concentrato sulla dinamica complessa di una coppia da almeno vent’anni insieme - stando all’età del figlio, Leo, negli Stati Uniti, anch’egli mai in scena - che ruota intorno alla banale vicenda del proprio cane scomparso. Sembra una sera come tante altre, in casa di Alessandro (Pino Quartullo) e Marzia (Rosita Celentano). Sposati da oltre vent’anni, professionalmente realizzati - lui sociologo, lei impegnata nel settore dell’ecologia - e legatissimi al loro cane Toutoù, i due coniugi all’improvviso vedono crollare il loro mondo, le loro certezze. O almeno quelle che credevano tali. Alessandro ha portato fuori per il giretto serale Toutoù, ma ahimè rientra a casa senza di lui.

La sparizione dell’animale, amato quasi morbosamente come un figlio, è ai limiti del grottesco e solo alla fine si svelerà il legame della protagonista, decisamente evocativo, con la bestiola. Il cane è stato perso, secondo la versione della moglie; è fuggito, secondo l’idea del marito. E’ una forma di ribellione perché quell’animale, nato per essere libero, è stato portato via dalla sua città, Genova - per un senso di colpa dopo che Alessandro ha investito involontariamente la madre del cucciolo - e rinchiuso in un appartamento a Milano. La lite che si scatena all’interno della coppia mette in luce, con un meccanismo di grande arguzia, la fragilità di ogni coppia nel momento dell’emergenza e quanto sia banale e inconsistente la materia del contendere che può portare perfino alla separazione. Proprio come un figlio un cane può unire, legare e in certi momenti dividere una coppia che forse non ha fondamenta sufficienti per andare avanti autonomamente. Un pizzico intellettuali, per quel passato da volontari nel sociale che li ha fatti incontrare, si sono poi seduti nella loro vita, forse un po’ banalizzata. Un filo di troppo nell’ideologia della filantropia animale che però occupa solo i margini della scena, soprattutto con l’intervento appassionato di Rosita Celentano a sipario chiuso. Ma soprattutto un modo originale per approfondire i meandri di una vita di coppia all’apparenza serena. Il cane e una vicenda quasi inconsistente fanno da detonatori di segreti, complice l’arrivo dell’amico Paolo (Attilio Fontana), figura chiave nella vicenda e nella movimentata serata.

La commedia, il cui titolo originale è proprio Toutoù, è molto divertente, ironica, pungente soprattutto perché intelligente, frutto della penna di due autori francesi contemporanei. Nell’adattamento italiano di Pino Quartullo - che ne firma anche la regia - Qualche volta scappano, rivela anche il legame, oggi fortissimo, a tratti paradossale, ma diffusissimo, che si instaura con i propri animali domestici. Che smettono di essere considerati tali, ovvero esseri viventi che appartengono ad una specie propria, per essere umanizzati in un eccesso di amore, o nel desiderio di trovare in loro affetti, legami, corrispondenze amorose. “Dopo tanti episodi di persone che abbandonano i cani, scrive Quartullo, noi portiamo in scena la storia di un cane che abbandona i suoi padroni. Qualche volta scappano, appunto. Può scappare un cane, il proprio partner, possono scappare dei cattivi pensieri, delle parole sbagliate, un amico, una situazione di mano, un tradimento. E un cane “scappato” può diventare il segnale di un amore in crisi, di qualcosa di cui non ci si è accorti. E questo succede ad Alessandro e Marzia che stanno insieme da tanti anni. Alessandro (Pino Quartullo), professore di filosofia, torna a casa una sera, sconvolto per essere stato abbandonato dal proprio cane Toutoù. Anche Marzia (Rosita Celentano), ricercatrice nel settore ambientalista, è distrutta, annientata dalla perdita. Si interrogano. Forse il loro cane si è offeso per essere stato troppo sgridato o forse è stanco dei loro padroni o dei croccantini che obbligatoriamente gli somministrano per via dell’eczema, o forse semplicemente era attratto da una femmina in calore. Una commedia sulla dipendenza da animali, persone impazzite, che hanno cambiato la loro vita per il proprio animale domestico. Un amico, Paolo (Attilio Fontana) li mette in guardia: forse il loro cane ha fatto bene ad andarsene. Ci si interroga, si rimette tutto in discussione e si scoprono tante cose, in una notte piena di sorprese”.

Interessanti i tre interventi musicali, canzoni d’amore arcinote come “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri, ben eseguite, in chiave ironica: inserti ben calibrati che alleggeriscono senza diventare semplice decoro.

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari spettacoli: martedì 11 e mercoledì 12 aprile ore 21, giovedì 13 aprile ore 17 e ore 21
Prezzi: platea € 30 (ridotto € 27), prima balconata € 24 (ridotto € 22), seconda balconata € 19 (ridotto € 17), galleria € 13 (ridotto € 12)
Durata spettacolo: 2 ore compreso intervallo

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Paola Rotunno, ufficio stampa Teatro Quirino
Sul web: www.teatroquirino.it

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