Pure a Natale Semo o Nun Semo - Teatro Ambra Jovinelli (Roma)

Scritto da  Giovedì, 08 Gennaio 2015 

Continua ad incantare "Semo o nun semo", la serenata di canzoni romane ideata da Nicola Piovani per celebrare la città eterna. Lo spettacolo, andato in scena al Teatro Ambra Jovinelli dal 18 dicembre al 6 gennaio, ha ottenuto un grande consenso di pubblico.

 

La Compagnia della Luna presenta
PURE A NATALE SEMO O NUN SEMO
di Nicola Piovani
con Massimo Wertmuller, Donatella Pandimiglio, Pino Ingrosso, Carlotta Proietti, Sara Fois
testi a cura di Pietro Piovani
in scena Ensamble Aracoeli

 

Ci sono serate veramente speciali, in cui si riesce a lasciarsi contagiare del tutto dalla magia del teatro: si trascorrono due ore seduti in platea e se ne esce con un sorriso soddisfatto impresso sul viso, strascico dell’allegria genuina appena provata. Eh sì, perché lo spettacolo - divertente, poetico, coinvolgente - è di quelli che lasciano il segno, che comunicano qualcosa di singolare, che suscitano emozioni vere e profonde. Non è un caso unico, né raro, ma neanche così comune: di certo, è quello che accade con la serenata di canzoni romane ideata da Nicola Piovani che, per il titolo del suo lavoro, ha tratto ispirazione dal testo di un brano di Romolo Balzani, "Semo o nun semo". Lo spettacolo, andato in scena all’Ambra Jovinelli dal 18 dicembre al 6 gennaio, ha ottenuto un incredibile consenso di pubblico, registrando il tutto esaurito in ogni data, anche nelle repliche straordinarie come quelle di lunedì, vigilia dell’Epifania.

Impacchettato ed infiocchettato a dovere con lo scopo di ridare la giusta sfumatura alle canzoni tipiche della città eterna, questo concerto ripercorre la storia della romanità attraverso stornelli, saltarelli e canti popolari che la tradizione ha tramandato fino ai nostri giorni. Interpreti del lavoro, Massimo Wertmuller, Donatella Pandimiglio, Pino Ingrosso, Carlotta Proietti e Sara Fois. Ad accompagnarli, l’Ensemble Aracoeli, impegnato al contrabbasso, chitarra, fisarmonica, flauti, mandolino e violoncello.

Lo spettacolo si è aperto con un saluto di Nicola Piovani che, prima di lasciare la scena ai suoi magnifici artisti, ha parlato della serata, dedicata alle melodie classiche della capitale e alla sua lingua, spesso umiliata. "Una mortificazione che avviene per varie ragioni: a causa di qualche comico un po’ sommario, di qualche trasmissione televisiva penalizzante, di qualche film cinematografico, diciamo, non proprio di serie A - ha precisato il Maestro -. La lingua romana, invece, è adatta ad esprimere il cinismo, l’attitudine, la gaglioffaggine del popolo della città eterna. Son contento di presentare uno spettacolo che ci dice cosa è, e cosa è stata, la lingua romana, attraverso le canzoni, cercando di riportarle al loro colore naturale".

Un omaggio a Roma, dunque, questo "Semo o nun semo" che permette di fare un salto nel tempo con uno sguardo fra il curioso, l’ammirato, il divertito e il nostalgico.

Durante la rappresentazione, è impossibile non farsi catturare dall’eleganza con cui Donatella Pandimiglio porta in scena i brani musicali da lei interpretati o dai virtuosismi dell’esibizione di Pino Ingrosso. Bravissime anche Carlotta Proietti e Sara Fois. Un ruolo di primo piano, poi, lo riveste Massimo Wertmuller, un vero artista capace di riportare lo spettatore all’essenza del teatro con quel suo modo cortese ed intelligente, acuto e garbatamente irriverente, di interpretare ruoli diversi, di eseguire gli stornelli, di contribuire a fotografare, con la sua gestualità e la sua mimica, istantanee scomparse della città. L’attore si è messo in gioco assieme a Pino Ingrosso con allegri siparietti ed ha divertito il pubblico nell’esegesi del rapporto con la morte del popolo della capitale, in grado di evocarla sia in caso di stupore che di tristezza, sia nell’intento di deridere che di ammirare. Ma soprattutto, Wertmuller ha assunto il ruolo di anello di congiunzione fra l’espressione canora e la narrazione: così ha parlato di Romolo Balzani, l’artista che è riuscito ad incarnare la romanità nei suoi aspetti più autentici; ha ricordato a tratti il ventennio fascista, le sue leggi razziali che hanno costretto gli ebrei a mettere insieme ben 50 chili d’oro onde scongiurare, invano, la deportazione in Germania; ha ricordato come lo stesso Balzani - pur non essendo di “razza ebraica” né di “quella ariana”, quanto piuttosto della “razza…umana” - ha voluto contribuire alla triste raccolta donando quanto era in suo possesso; ha spiegato il significato della parola “rugare”, verbo tipico del vivere romano altrimenti traducibile con la simpatica espressione “brontolare come ‘na pila de facioli”; ha raccontato la genesi del festival di San Giovanni la cui prima edizione, quella del 1891, venne vinta da Leopoldo Fregoli con "Le streghe".

Fra i brani scelti da Piovani per questa passeggiata nel passato ci sono, fra gli altri, "Io de sospiri", "Nun me scordo mai", "È bello penne al filo", "L’eco der core", "Lulù", "Affacciate Nunziata", "Nina se voi dormite", "Serenata sincera". E ancora, "Na serenata a Ponte", pezzo forte del repertorio del marchese Gastone Monaldi, il cui testo è arrivato a noi senza scritto nè spartito, ma tramandato oralmente da Pina Piovani al nipote Nicola. E poi "Tirollallero", un pezzo della cultura popolare romana risalente addirittura al ‘600 che, giunto fino a noi senza musica, è stato arrangiato dal Maestro Armando Trovajoli per quel capolavoro della commedia musicale targata G&G, che è "Rugantino".

Insomma, "Semo o nun semo" è uno spettacolo unico nel suo genere che scorre fluido, con un ritmo gradevole, incantando ed emozionando. Un lavoro elegante, da vedere e, se possibile, rivedere.


Teatro Ambra Jovinelli - piazza Guglielmo Pepe 43-47, 00185 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/83082620, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: spettacoli ore 21.00, domenica ore 17.00, lunedì riposo
Biglietti: poltronissima € 32 - poltrona € 26 - I galleria € 22 - II galleria € 17,00
Durata spettacolo: 2 ore e 20 minuti compreso l'intervallo

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Maria Letizia Maffei Ufficio stampa Teatro, Daniela Bendoni Ufficio stampa della Compagnia
Sul web: www.ambrajovinelli.org

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