Processo per stupro - Teatro Eliseo Off (Roma)

Scritto da  Domenica, 04 Marzo 2018 

Dal 2 al 26 marzo. Portare un processo sul palco di un teatro è sempre un'operazione drammaturgicamente delicata. Anche perché il processo in questione non è quello squisitamente oratoriale di un classico della tragedia greca. No, è un processo che si è realmente svolto nell'aula di un tribunale: era il 1978, il foro era quello di Latina e la causa era quella contro i quattro responsabili della violenza carnale subita da Fiorella, il cui cognome non fu mai reso noto.

 

PROCESSO PER STUPRO
dal documentario di Maria Grazia Belmonti, Anna Carini, Rony Daopoulo, Paola De Martiis, Annabella Miscuglio, Loredana Rotondo
con Clara Galante, Enzo Provenzano, Tullio Sorrentino, Francesco Lande e Simona Muzzi
adattamento e regia Renato Chiocca
produzione Teatro Eliseo


Non fu un processo come gli altri, quello. E non solo perché, con una decisione che avrebbe fatto la storia, venne aperto alle telecamere della Rai, che lo trasmise in prima serata sotto forma di un documentario: una pietra miliare talmente importante da essere tuttora custodito negli archivi del Moma di New York. Ma soprattutto perché rappresentò, in un certo senso, il punto iniziale di una lenta rivoluzione della percezione comune nei confronti delle donne, della loro posizione sociale e dei loro diritti. Basti dire che sarebbero dovuti passare altri 18 anni perché la politica italiana raggiungesse finalmente la maggiore età, approvando quella legge che aggravava lo stupro al livello di "reato contro la persona". Fino a quel momento era considerato semplicemente come un reato contro la morale comune. Era il 1996, praticamente l'altro ieri.

Eppure, se la giurisprudenza, alla fine, con fatica e in modo tardivo questo passo in avanti lo ha compiuto, viene da domandarsi se la società italiana si sia davvero mossa anche lei in tale direzione. O se piuttosto sia rimasta ferma a quel 1978, a quel "Processo per stupro", a quella strategia difensiva degli avvocati difensori Giorgio Zeppieri, Angelo Palmieri e Titta Mazzucca. Che indugiavano morbosamente in domande in peloso latinorum sulle precise modalità della "fellatio cum eiaculatione in ore" o del "cunnilingus". Che nella loro arringa derubricavano le violenze subite dalla ragazza con un sorrisino di compiacimento: "Signori, una violenza carnale con fellatio può essere interrotta con un morsetto: passa immediatamente la voglia a chiunque di continuare e l’atto, quindi, mal si coniuga con l’ipotesi della violenza", e ancora "Che cosa è il cunnilingus? È più che l’amore, è l’adorazione sessuale. E tende al piacere della femmina. E chi la pratica? Il violentatore?". Pare di leggere certi editoriali sulle molestie di Harvey Weinstein ad Asia Argento, o gli interrogatori delle due studentesse americane da parte dei legali dei due carabinieri di Firenze accusati di averle stuprate. Pare che da allora non siano neppure passati quarant'anni.

E dire che, già all'epoca, ci pensò un avvocato, una donna, a spiegare a tutti noi con convinzione, con fermezza, con dignità che qualunque ragazza ha il diritto di essere puttana quanto di essere santa, senza dover per questo subire né le violenze sessuali di qualche mostro né quelle verbali di qualche difensore. "Quello che è successo qua dentro si commenta da solo, ed è il motivo per cui migliaia di donne non fanno le denunce, non si rivolgono alla giustizia (...) Io mi chiedo, quale sarebbe stata la reazione? Sono quattro uomini. Certo, uno può dare un morsico, può rischiare la vita, e l'avrebbe rischiata. Ed ognuna delle donne ricorda quello che è successo a chi ha cercato di ribellarsi, a chi cerca di ribellarsi alla violenza". Proprio per questo motivo il "Processo per stupro" è ancora tristemente attuale, come spiega il regista Renato Chiocca. E l'operazione della sua messa in scena è perfettamente riuscita: l'intimità della saletta dell'Eliseo Off, che ben si adatta a ricostruire l'atmosfera di un'aula di tribunale, e la strepitosa recitazione di tutto il cast degli attori (Clara Galante, Enzo Provenzano, Tullio Sorrentino, Francesco Lande e Simona Muzzi) restituisce a tal punto l'impressione di trovarsi nel bel mezzo del vero dibattimento da scuotere e inquietare inevitabilmente il pubblico. Sembra risuonare ancora oggi, e rivolgersi direttamente a noi, l'avvocato Lagostena Bassi quando chiede "giustizia", ovvero che "attraverso ciò che avviene nelle aule dei tribunali, si modifichi quella che è la concezione socio-culturale del nostro Paese, si cominci a dare atto che la donna non è un oggetto".

Sia detto en passant, quella giustizia chiesta dalla sua legale, la parte lesa Fiorella la otterrà. Gli imputati saranno tutti condannati: tre di loro, Rocco Vallone, Cesare Novelli e Claudio Vagnoni, a un anno e otto mesi di reclusione; l'altro, Roberto Palumbo, a due anni e quattro mesi. L'entità della pena fu talmente esigua da consentirne l'immediata liberazione con la condizionale, in cambio del pagamento di un risarcimento danni di due milioni di lire (che la vittima devolvette in beneficenza ad un istituto contro la violenza sulle donne). D'altra parte, quello era un semplice reato contro la morale.


Eliseo Off - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/83510216 (giorni e orari: lunedì ore 13-19, da martedì a sabato ore 10-19, domenica ore 10-16)
Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 22.30, domenica e lunedì ore 20, domenica 4 marzo ore 19, sabato 10 marzo riposo
Biglietti: 7 euro

Articolo di: Fabrizio Corgnati
Grazie a: Maria Letizia Maffei e Antonella Mucciaccio, Ufficio stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.com

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