Processo a Pinocchio - Teatro di Cestello (Firenze)

Scritto da  Giovedì, 22 Febbraio 2018 

Sabato 3 e domenica 4 febbraio a Firenze al Teatro di Cestello è andato in scena “Processo a Pinocchio”, psico-commedia musicale, scritta e diretta da Andrea Palotto, con musiche originali dal vivo e protagonisti Cristian Ruiz e Luca Giacomelli Ferrarini. Testo surreale e noir con storie che si intrecciano, tra realtà e fiaba passando per la psicoanalisi, timbro che sta caratterizzando questa stagione teatrale di drammaturgia contemporanea. La scrittura offre spunti di riflessione interessanti, anche se a volte è faticoso il passaggio dal sogno alla realtà.

 

Produzione Freezerdance Studio presenta
PROCESSO A PINOCCHIO
testo e regia Andrea Palotto
con Cristian Ruiz (Pino) e Luca Giacomelli Ferrarini (Beppe)
e con Nadia Straccia (Fiammetta), Silvia Di Stefano (Annamara), Angela Pascucci (Tina) e Alessandro Arcodia (Lucio)
al pianoforte Carlo Valente su musiche originali di Marco Spatuzzi

 

Dopo il successo di “Lady Oscar” e “BOOM”, è la volta di “Processo a Pinocchio”, psico-commedia noir originale, innovativa, dal ritmo incalzante, con un epilogo inaspettato e inquietante. Dopo la tappa romana lo spettacolo è arrivato a San Benedetto del Tronto e a Firenze, per proseguire poi il suo viaggio in altre città italiane. Scritto e diretto da Andrea Palotto con le musiche originali di Marco Spatuzzi, premiate nel 2015 con il prestigioso Oscar del Musical Italiano, “Processo a Pinocchio” è una metafora surreale della vita: il testo è il punto forte dello spettacolo, con una scelta registica originale in versione semi-musical. Indovinate le musiche e sempre apprezzabile il pianoforte in scena perché l’esecuzione dello spartito dal vivo scalda l’atmosfera, creando un ponte tra il palcoscenico e la platea, diventando parte dell’azione e non solo colonna sonora.

La scena si apre con un delitto e una domanda: Chi ha ucciso, con un colpo di martello, lo psicoterapeuta Salvatore Grillo? Unico indiziato: Pino Lorenzini, bugiardo cronico, che si trova accanto al corpo della vittima con in mano l’arma del delitto. I nomi e personaggi sono allusioni alla fiaba “Pinocchio” in un crescendo che trova l’ammissione dello stesso protagonista, Pino che sta per Pinocchio, che ritaglia per sé il ruolo principale nel racconto che sogna spesso. La confessione è rivolta al suo psicoanalista e vittima, il cui cognome allude alla figura del grillo parlante: è infatti la coscienza collettiva di tutti i personaggi della pièce con qualche problema di deontologia professionale per indotto conflitto d’interessi. E così via in una suggestione di simboli che rimandano a caratteri e categorie universali della vita non senza qualche declinazione contemporanea, come la liquefazione della famiglia, la fluidità dei sentimenti e dell’identità sessuale - Pino è confuso tra un amore morboso che lui stesso legge alla luce del complesso di Edipo e che lo rende succube della madre giudice e nemico del padre-psicoanalista che porta alla luce la coscienza e l’io profondo, tra una moglie, una amante e un amichetto -, il perbenismo e la discriminazione delle persone ritenute “diverse”. Tuttavia, sulla scena del crimine, Pino non è solo e chi è spettatore, accusatore, testimone, si rivelerà in certo modo anche connivente. Ognuno fa la propria parte.

Quest'opera ha registrato un enorme successo di critica e di pubblico (in effetti anche alla replica fiorentina il pubblico era in delirio) probabilmente perché parla con ironia e leggerezza - incappando talora in qualche sbavatura di volgarità - d'amore, ma anche di debolezze e vizi dell'italiano medio, delle paure che attanagliano l'animo umano e sembra in certi momenti un recital per bambini, un gioco da condividere quasi che il pubblico in una prossima occasione potesse identificarsi nella storia e salire sul palco. Il testo parla anche di morte e di speranza, della vecchiaia e del rischio di non vedere realizzati i propri sogni - quello di diventare nonna della mamma del protagonista - quindi di un amore che spesso diventa morboso, invasivo, talora ingannatore perché incapace di resistere alla passione.

La scelta è quella della dimensione della memoria e del sogno, che i costumi e la scelta degli attrezzi di scena e dello stile recitativo sottolineano, come fosse un gioco, un travestimento. Sul palco c’è una rappresentazione, non la fotografia della vita. Il tono non è realistico, talora giocoso, altre volte eccessivo e proprio per questo aderente all’autenticità, non quella della superficie però; quella della profondità, dell’inconscio, del sogno che è incubo in una scomposizione della memoria e dell’identità pirandelliane, in un’allucinazione non-sense alla Bunuel. Tocca proprio alla vittima, lo psicanalista, l’unico che sa davvero come sono andate le cose, di condurre il protagonista alla verità, attraverso gli eventi della vita e la ricostruzione di un percorso esistenziale. Tutte le fiabe cominciano con “C’era una volta” e terminano con “Vissero felici e contenti”: forse abbiamo mutuato dalla vita un cliché interpretandolo alla lettera. Il lieto fine può esserci ma forse non è quello che ci hanno sempre raccontato.



ANDREA PALOTTO

Docente per l’Accademia Sistina di Roma, l’A.I.D.M. (Accademia Internazionale del Musical), il L.I.M. (Laboratorio di Musical Ials) e l’M.T.D.A. (Musical Theatre Dance Academy) nonché collaboratore di alcune delle più grandi realtà produttive su territorio nazionale, tra cui il Teatro Sistina e il Teatro Brancaccio di Roma. Tra i suoi ultimi successi “L’ultima strega” (Teatro Brancaccio), “Marchette in trincea” di e con Lillo e Greg (Teatro Brancaccio),“Tale e quale… a me” di e con Gabriele Cirilli (tour nazionale), “Non abbiate paura” di A.Palotto. G. Ferrato e G. Spedicato (Auditorium Conciliazione). Importante la collaborazione decennale con il regista di Massimo Romeo Piparo col quale ha collaborato alla messa in scena di alcuni fra i suoi più grandi successi, fra i quali “Mamma Mia” con Paolo Conticini, Luca Ward e Sergio Muniz, “Il Marchese del Grillo” con Enrico Montesano, “Billy Elliot” con Luca Biagini, “Jesus Christ Superstar” con Ted Neeley e tanti altri.

MARCO SPATUZZI

Musicista, compositore, direttore musicale, docente di musica. Diplomato in chitarra classica, si perfeziona nella chitarra moderna seguendo seminari dei più importanti chitarristi e studia Pianoforte e Composizione. E' attualmente insegnante presso la scuola di musica “Sounds Good” di Roma e l'MTDA Music Theatre Dance Accademy di Fiumicino. Dal 2013 dirige il corso di musical Truevoice lab di Sunny Terranova. Come autore e direttore musicale firma alcune tra le più belle opere teatrali andate in scena nelle ultime stagioni, tra cui il musical “L’ultima Strega” e "Non abbiate paura" spettacolo ispirato alla vita di Giovanni Paolo II. Nel 2014 è autore delle musiche per il musical "Processo a Pinocchio" con Luca Giacomelli Ferrarini e Cristian Ruiz per la regia di Andrea Palotto, con cui vince, nel 2015, l'Oscar del musical italiano nella categoria "Migliori musiche originali".



Teatro di Cestello - Piazza Cestello 4, Firenze
Per informazioni e prenotazioni: telefono 055/294609, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: feriali e prefestivi ore 20.45, domenica e festivi ore 16.45
Biglietti: intero € 20, ridotto € 15 (ridotti di legge e tessere convenzionate) over 65, under 18, studenti universitari, soci ACLI, soci COOP (mercoledì, giovedì e domenica) e convenzionati (un biglietto ridotto per ogni tessera); ragazzi al di sotto dei 12 anni e scuole di teatro convenzionate € 10

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Giuseppe Di Falco
Sul web: www.teatrocestello.it

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