Prima di andar via - Teatro dell'Orologio (Roma)

Scritto da  Giovedì, 03 Marzo 2016 

Con un cast parzialmente diverso da quello d'esordio, "Prima di andar via" di Filippo Gili, con lo stesso autore, Ermanno De Biagi, Michela Martini, Aurora Peres e Silvia Benvenuto diretti da Francesco Frangipane, approda anche al Teatro dell'Orologio dal 25 al 28 febbraio a concludere la "Trilogia di mezzanotte" (presentata, per l'occasione, in senso inverso).

 

PRIMA DI ANDAR VIA
(Primo capitolo della "Trilogia di mezzanotte")
regia Francesco Frangipane
con Ermanno De Biagi, Michela Martini, Filippo Gili, Aurora Peres, Silvia Benvenuto
musiche originali Roberto Angelini
scenografia Francesco Ghisu
luci Giuseppe Filipponio
costumi Bianca Maria Gervasio
un progetto Uffici Teatrali
una produzione Progetto Goldstein
in collaborazione con Argot Studio

 

Dal caldo al freddo. Come un corpo, prima vivo e poi morto. Come le luci di scena e l'atmosfera di una cena, non appena uno dei commensali, il figlio maggiore, annuncia il proprio suicidio. Come una vita, quando si continua a respirare sì, ma senza un vero motivo. È questo ciò che sente Francesco, vedovo da tre mesi, quando dichiara il proprio intento ai genitori e alle sorelle: dopo l'improvvisa morte della moglie, la vita gli appare un inaccettabile compromesso, temendo la futura assuefazione al dolore che lo ho svuotato. "Domattina non sarò più vivo", dice, e il silenzio cala immediato, come una mannaia.

Questa la premessa, contenuta nei primi dieci, raggelanti minuti.

Confusione, un maldestro tentativo di tornare alla normalità fingendo che quelle parole non siano state pronunciate, offerte d'aiuto, momenti di vicinanza, un abbraccio finale con la madre che nessuno sembra avere la forza fisica di sciogliere: a nulla vale tutto ciò, perché Francesco andrà via e - lo intuiamo - metterà in atto il suo proposito.

"Prima di andar via" sembra voler parlare del suicidio e certamente affronta l'argomento in modo non trito. Sembra anche voler esplorare le reazioni e il dolore di chi rimane e anche questo fa, sebbene forse avremmo desiderato un maggior approfondimento in tal senso. Tuttavia il suo vero cuore pulsante batte altrove: batte nell'amore che lega i cinque personaggi tra di loro. Quando gli viene rinfacciato che una cosa del genere si fa, non la si annuncia prima, lo stesso Francesco si giustifica dicendo che intendeva evitare a tutti loro un dolore sbagliato: loro non c'entrano, li ama come prima. Ma il vuoto lasciato da Giovanna per lui è insopportabile ed è determinato a che resti tale: in ciò consiste il significato di quel che resta della sua esistenza. E se la madre si appende letteralmente al collo del figlio - come avremmo potuto vedere in uno spettacolo di Nekrosius e non a caso uno dei momenti più densi dell'intero spettacolo - , supplicandolo di desistere e invitandolo a guardare al futuro, il padre cerca di ragionare col figlio, s'infuria dinanzi alla sua irremovibilità, cerca di archiviare il prima possibile perché il dolore è troppo grande e rischia di portarlo alla follia. Allo stesso modo, l'amore delle due sorelle per il fratello trova strade diverse ma non meno valide: l'appoggio finale in una, la condivisione di ricordi nell'altra. Così, anche se di fatto è solo la madre a esaudire l'unica richiesta di Francesco (un abbraccio prima di andar via), in realtà è come se l'abbraccio l'avesse ricevuto da tutti, ciascuno a suo modo.

Interessante è anche l'uso dello spazio, che trova finalmente all'Orologio la compiutezza cercata sin dalle edizioni precedenti. Quasi a sottolineare il legame che unisce i personaggi nonostante le circostanze, nessuno esce mai di scena (se non Francesco, quando effettivamente abbandona la casa) ed è sempre possibile osservare - anche se solo per fotogrammi fissi, nel caso dei personaggi "inattivi" - lo stato d'animo di ciascuno. Inoltre la divisione della platea in due ad abbracciare la scena, se da una parte facilita il coinvolgimento del pubblico, dall'altra consente un'interessante esperienza: quella di vedere e "vedersi" nelle reazioni degli spettatori che si hanno di fronte. Il risultato è che non solo si sta partecipando a un rito collettivo (funebre, in questo caso), ma anche che ne si diventa giocoforza consapevoli. E davanti allo specchio, la mente corre.

 

Teatro dell'Orologio (Sala Moretti) - via dei Filippini 17/a, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario biglietteria: dal lunedì al venerdì ore 11/19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21:30, domenica ore 18:30
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro (under25, over65, studenti universitari, tesserati bibliocard, arci, metrebus card), gruppi superiori a 5 persone 10 euro (prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ), Under 25 Days (martedì e mercoledì) 8 euro, Scuole di teatro convenzionate 8 euro (prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) - Tessera associativa stagionale 3 euro

Articolo di: Pietro Dattola
Grazie a: Stefania D'Orazio, Ufficio stampa Teatro dell'Orologio
Sul web: www.teatroorologio.com

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