Prima della pensione - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Martedì, 04 Aprile 2017 

«Abbiamo seguito fin dal suo apparire in Italia questo autore schivo - spiegano Elena Bucci e Marco Sgrosso - capace di leggere in profondità le persone e la storia e di registrarne le contraddizioni fino a farle esplodere in tragedia e risate di cuore. Attraverso i suoi testi, pieni di odio e amore per il teatro e per gli attori, abbiamo avuto l'occasione di vedere molti artisti alla prova. Ora tocca a noi saltare». I due artisti delle Belle Bandiere scelgono di affrontare Bernhard partendo dal sinistro e bellissimo testo di Prima della pensione.

 

PRIMA DELLA PENSIONE
Ovvero Cospiratori
una commedia dell'anima tedesca
di Thomas Bernhard
traduzione Roberto Menin
progetto e regia Elena Bucci e Marco Sgrosso
supervisione ai costumi Ursula Patzak, immagini Alvaro Petricig
drammaturgia e cura del suono Raffaele Bassetti
con Elena Bucci, Marco Sgrosso, Elisabetta Vergani
luci Loredana Oddone, drammaturgia e suono Raffaele Bassetti
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con Le belle bandiere

 

“Quei tempi stanno per tornare, lo sento!” afferma il giudice Rudolf, uno dei protagonisti di “Prima della pensione” di Thomas Bernhard, riferendosi all’epoca dominata dal nazismo, sotto cui era stato ufficiale.

Accogliamo con disappunto la capacità profetica del drammaturgo tedesco, visto il dilagare delle destre xenofobe in Europa e degli atti di razzismo e intolleranza che sfociano in violenza anche dalle nostre parti. Si pensi al caso recente delle due donne rom imprigionate nella gabbia metallica di un discount nel grossetano: il video, diffuso in rete, è diventato virale, riscuotendo successo tra gli “Internet haters”.

“Prima della pensione ovvero cospiratori”, di Bernhard messo in scena da Elena Bucci e Marco Sgrosso al Teatro Elfo Puccini di Milano, non fa sconti né all’orrore né alla tragedia ma li attraversa con coraggio e ironia svelando fragilità e perfida amorevolezza dell’essere umano.

Tre movimenti, tre atti raccontano una storia familiare incastrata nella Storia collettiva: tre fratelli, Rudolf, Vera e Clara ormai in età matura, vivono legati da un sentimento morboso, da un amore-odio che è diventata una gabbia dalla quale non prendono nemmeno in considerazione l’idea di uscire, anzi l’hanno arredata per viverci e morire insieme.

Il primo atto è dominato dalla figura di Vera (Elena Bucci), sorella e vestale di Rudolf (Marco Sgrosso), per il quale nutre una sconfinata ammirazione, un amore che più volte definisce “puro” sebbene si tratti di un incesto, un’unione morbosa che ha impedito ad entrambi di sposarsi ed avere figli, di vivere una vita vera, autentica e libera fuori dalla gabbia familiare. Vera parla per un’ora quasi ininterrottamente in un ambiente cupo, mentre stira con devozione la toga di Rudolf, rivelando un’educazione tradizionalmente rigida, una visione classista della società, l’intolleranza per i diversi e gli storpi. Ad ascoltarla c’è Clara (Elisabetta Vergani), la sorella inferma costretta su una sedia a rotelle in seguito a una bomba sganciata dagli americani durante la seconda guerra mondiale. Le due sorelle non potrebbero essere più diverse: Vera è dominatrice, egocentrica, classista; Clara ha idee socialiste, è taciturna ma lucida, per nulla disposta a incassare gli insulti della sorella.

Il secondo atto si apre con l’ingresso in scena di Rudolf, anticipato dal dialogo delle sorelle che ne parlano in modo diametralmente opposto: con ammirazione, affetto e amore Vera; con odio e risentimento Clara. Rudolf è il direttore del tribunale, ormai prossimo alla pensione. È un uomo forte e autorevole e viene accolto calorosamente da Vera e con astio da Clara. Pian piano Rudolf rivela la propria storia, da quando era un giovane soldato a quando divenne durante il nazismo il vicecomandante di un lager. L’adesione al nazismo per lui è stata più come abbracciare una fede. Ormai giunto alla fine della propria vita lavorativa non vuole più saperne di perdere l’autorevolezza che il suo ruolo gli ha regalato, così nel morboso triangolo familiare esercita ancora potere e fascino.

La sera in cui è si svolge la pièce è una ricorrenza speciale per Rudolf e Vera: è il giorno del compleanno del gerarca Himmler.

Nel terzo atto si consuma il cupo e grottesco banchetto. Le due donne sfoggiano i loro abiti migliori e Rudolf appare in divisa da SS. Tra un bicchiere e l’altro, Vera sfoglia un album dei ricordi, da cui emerge una storia familiare e collettiva angosciosa. Ma la cena riserverà un boccone amaro per tutti.

Elena Bucci e Marco Sgrosso esaltano l’opera del drammaturgo tedesco. C’è nella loro regia “l’anima tedesca” citata nel sottotitolo, ben presente nel disegno dei personaggi e in quello dell’ambiente. C’è la geometria di Bernhard, secondo il quale se non conosciamo la geometria non possiamo capire il mondo. Una scenografia curata nei minimi dettagli, un ambiente cupo, buio e quasi asfittico fa da sfondo al primo atto in cui si esplicita il rapporto crudele ed a tratti buffo tra le due sorelle. Due figure femminili che disegnano una perfetta simmetria: la mattatrice Vera (Elena Bucci), irresistibile sorella, amante e vestale, capace di pronunciare enormi cattiverie ma con immensa dolcezza e la silenziosa ma sardonica Clara (Elisabetta Vergani) dalle poche ma taglienti parole. Con una grande carica seduttiva Elena Bucci dà luogo a tutte le sfumature della personalità di Vera: il suo corpo è ora un fascio di nervi tesi, ora affascinante e seducente ed infine fragile. Con i suoi lunghi silenzi, un uso misurato delle parole e della mimica Elisabetta Vergani dona grande profondità al suo personaggio, Clara vittima ma in un certo senso complice dei suoi carnefici. Altra figura geometrica è il triangolo tra i tre fratelli, di cui Rudolf (Marco Sgrosso) è il perno. Marco Sgrosso indossa con consapevolezza i panni dell’autorevolezza, della forza disperata e disperante, della fragilità dell’uomo irrisolto. Il suo monologo è teso, concitato, incalzante. Ogni suo gesto rivela una cura quasi maniacale nel disegno del personaggio: la mimica, l’utilizzo della voce, il movimento sono dei confini nitidi che rendono vivido il ritratto del tragico Rudolf. La suddivisione della pièce in tre atti con due intervalli di quindici minuti rende più agevole la fruizione dello spettacolo.

 

Teatro Elfo Puccini (Sala Fassbinder) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 16.30
Biglietti: intero € 32.50 / martedì posto unico € 21.50 / ridotto <25 anni - >65 anni € 17 / under 18 € 12 / scuole € 12
Durata spettacolo: 120' + due intervalli da 15'

Articolo di: Laura Timpanaro
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

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