Prima del silenzio - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Venerdì, 01 Novembre 2013 

Dal 22 ottobre al 17 novembre. Torna in scena al Teatro Eliseo, a distanza di quasi trentacinque anni dal debutto che vedeva come protagonista Romolo Valli, la drammaturgia ricercata e intellettualistica del Giuseppe Patroni Griffi di "Prima del silenzio": l'autore e regista napoletano innalza con questo atto unico una intensissima apologia della parola, che sia strumento di speculazione filosofica, opportunità di rievocare e ponderare i più significativi istanti della propria vita trascorsa o semplicemente l' abbandonarsi al vivificante potere della poesia. Veste i panni del protagonista un magistrale Leo Gullotta, capace di coniugare profonda sensibilità e solida presenza scenica, accompagnato dal giovane entusiasmo di Eugenio Franceschini e dagli inquietanti fantasmi del passato incarnati, in proiezioni oniriche dal fascino straniante, da Paola Gassman, Sergio Mascherpa e Andrea Giuliano. Il tutto distillato da una regia all'insegna del minimalismo che, attraverso un etere virtuale di videoproiezioni digitali e suggestioni sonore, asseconda la sconvolgente modernità conservata da questo prezioso testo composto oltre tre decenni fa.

 

  

Teatro Eliseo presenta
Leo Gullotta in
PRIMA DEL SILENZIO
di Giuseppe Patroni Griffi
regia di Fabio Grossi
con Eugenio Franceschini
e le apparizioni di Sergio Mascherpa e Andrea Giuliano
e con l’apparizione speciale di Paola Gassman
video Luca Scarzella
musiche Germano Mazzocchetti
disegno luci Umile Vainieri
risoluzione scenica Luca Filaci
disegno audio Franco Patimo
regista assistente Mimmo Verdesca

 

 

Quello in scena sul palcoscenico dell'Eliseo, ad aprire la stagione della prestigiosa sala teatrale romana, è essenzialmente un ininterrotto, complesso e a tratti sofferto flusso di coscienza, un bilancio esistenziale tratteggiato con impietosa lucidità e senza concedersi attenuanti o pacificanti soluzioni di compromesso. Un uomo (ne veste i panni Leo Gullotta), giunto ormai nella stagione della vita in cui la maturità trascolora nella vecchiaia, ripercorre le tappe più salienti del proprio percorso, trovando nel fascino inebriante della parola forse l'unica consolazione dinanzi alla grettezza e superficialità della realtà circostante. La sua identità rimarrà sconosciuta, per evidente intento dell'autore di innalzarne riflessioni e interrogativi ad un piano universale; attraverso i suoi enfatici soliloqui e gli scoppiettanti scambi di vedute e prospettive intercorsi con il giovane vagabondo (l'aitante e impetuoso Eugenio Franceschini) che da qualche giorno ospita nella sua modesta dimora, scopriremo alcune esperienze essenziali del suo vissuto, quelle che in definitiva lo hanno condotto all'attuale condizione di isolamento autoinflitto e che soprattutto hanno forgiato il suo pensiero e la sua arte. Arte che da troppo tempo non viene condivisa, scritti che vengono custoditi gelosamente senza essere consegnati alle stampe, la cui unica funzione rimane quella di canale espressivo per sensazioni recondite che altrimenti finirebbero per implodere nella psiche del protagonista, dove lo spirito di ribellione del passato sembra indirizzarsi verso una rassegnata ma solida consapevolezza.


Con l'incedere del racconto ci addentreremo tra i pensieri di quest'uomo, assediati dai fantasmi di tutto ciò da cui ha pervicacemente deciso di tenersi lontano, anche se ciò ha comportato la rinuncia al balsamo degli affetti familiari e alla tranquillità garantita da una luminosa agiatezza economica. Fantasmi che non si materializzeranno in scena ma rimarranno confinati in videoproiezioni che dapprima ingenerano nello spettatore una sensazione di spaesamento per poi rivelarsi invece efficacissimo strumento drammaturgico: in primis la Moglie (una superba Paola Gassman), famelica virago che con implacabile atteggiamento vessatorio gli rinfaccia gli agi che gli aveva offerto grazie alle sue ricchezze familiari, il sesso volgare e impudico cui l'aveva costretta ed infine l'abbandono repentino senza apparenti spiegazioni; a seguire il Figlio (Andrea Giuliano), ben più interessato all'ostinato mantenimento dei privilegi della casta che non alla drastica separazione decisa unilateralmente dal padre; infine l'ossequioso Maggiordomo (Sergio Mascherpa), simbolo di un deferente e manierato senso del dovere incapace di gettare lo sguardo al di là della patina superficiale.


L'unico alito di brezza rigenerante è rappresentato dal dialogo, che talora si traduce in scontro generazionale, con il giovane ragazzo che in questo periodo accompagna le sue giornate; troppo semplicistico sarebbe scovarvi il riferimento ad una liason omosessuale, il rapporto tra i due esula dal banalizzante legame mentore-discepolo con connotazioni sessuali; si tratta piuttosto di un confronto a tratti anche aspro tra modi radicalmente diversi di approcciare l'esistenza.
Il finale segnerà l'epilogo anche di questa parentesi emozionale ed il protagonista non potrà trovare altro riparo e conforto se non nel consueto porto rasserenante rappresentato dalla Parola; cessati l'azione, gli stimoli vitali, le perigliose disavventure del suo percorso terreno, all'avvicinarsi dell'inevitabile soglia della morte si chiude il cerchio con il ritorno all'universo della Poesia, al di là dei fallimenti, delle delusioni, di tutto ciò che è stato ma che ora smarrisce la propria dolorosa pregnanza. "Abbiamo preso parte a tutti i naufragi, le rovine, le cadute, ma il naufragio della parola ci trova ancora una volta impreparati", a suggellare l'atto unico questo intimo epigramma laico che sintetizza alla perfezione l'essenza del messaggio di questo prezioso testo drammaturgico.


L'interpretazione di Gullotta è vibrante e densa di sfumature, con una potenza che suggerisce una totale adesione del versatile attore al più profondo significato dell'opera, in una sorta di parallelismo tra il suo amore per il palcoscenico e la consolazione ricercata dal protagonista nella Poesia. Di grande impatto il controcanto offerto dal deuteragonista, incarnato da Eugenio Franceschini con freschezza ed irriverenza giovanile ben corroborate da un' evidente preparazione attoriale.


Ad impreziosire il tutto la regia puntuale e di sorprendente modernità proposta da Fabio Grossi, che contribuisce ad attenuare i rischi di eccessivo intellettualismo del testo e di una sua difficile intellegibilità da parte dello spettatore: al bando le scenografie tradizionali, si propende per un allestimento a metà strada tra il tecnologico ed il visionario con il contrappunto tra l'oscurità e pochi ben studiati effetti cromatici, e con proiezioni di inquietanti ectoplasmi o affascinanti suggestioni acquatiche sul fondale e su teli in trasparenza. Una messa in scena che attualizza e valorizza il testo di Patroni Griffi, ben sposandosi con la matrice decisamente più tradizionale della potentissima interpretazione di Gullotta.

 

 

Tournée "Prima del Silenzio"
Dal 15 al 17 ottobre Teatro Masini di Faenza
Dal 22 ottobre al 17 novembre Teatro Eliseo di Roma
Dal 20 novembre al 1 dicembre Teatro Mercadante di Napoli
Dal 10 al 15 dicembre Teatro Nuovo di Verona
Dal 4 al 5 gennaio Teatro Della Fortuna di Fano
Dal 7 al 12 gennaio Teatro Verdi di Padova
Dal 14 al 16 gennaio Teatro Fraschini di Pavia
Dal 22 gennaio al 2 febbraio Teatro Franco Parenti di Milano
Dal 4 al 9 febbraio Teatro Carignano di Torino
Dal 13 al 16 febbraio Teatro Diego Fabbri di Forlì

 

 

Teatro Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/488721 (centralino), 06/4882114 | 06/48872222 (botteghino)
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì ore 20.45; mercoledì e domenica ore 17 (mercoledì 13 novembre ore 20.45), sabato ore 16.30 e 20.45 (sabato 26 ottobre solo ore 20.45)
Biglietti: platea 33 €, balconata 29 €, I galleria 18.50 €, II galleria 13 €
Durata: 90 minuti senza intervallo

 



Articolo di: Andrea Cova
Foto di: Tommaso Le Pera
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.it

 

 

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