Prigioniero della seconda strada - Teatro Sala Umberto (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Mercoledì, 26 Febbraio 2014 

Dal 25 febbraio al 16 marzo. Una commedia agro-amara sulle nevrosi metropolitane, anzi sulla metropoli simbolo del cinismo della modernità. Per la dolcezza non c’è tempo anche se il tempo porta la riconciliazione. Commedia a suo modo originale, che non inclina allo sberleffo, alla risata facile, senza equivoci né maschere. Ci sono solo le persone vere, senza personaggi, con il loro precariato e le paure, una società sempre più povera con il futuro stretto come un tunnel scuro senza la certezza che alla fine ci sia la luce. Il risultato la diffidenza e l’aggressività, l’insofferenza e l’intolleranza tra i vicini di casa. E la stessa casa assomiglia sempre più a una prigione, dove anche l’amore sembra soffocare tra esaurimenti nervosi e incertezze sul domani. Per certi aspetti surreale come può esserlo la realtà quotidiana nella sua assurdità, che ha sempre più fantasia di noi. Delizioso l’allestimento scenico. Ben calati nel ruolo gli interpreti. Lascia un gusto dolce e semplice, quello della saggezza di tutti i giorni.

 

 

La Contrada Teatro stabile di Trieste presenta
Maurizio Casagrande e Tosca D’Aquino in
PRIGIONIERO DELLA SECONDA STRADA
di Neil Simon
con Barbara Folchitto e Adriano Giraldi
e con Paola Bonesi e Marzia Postogna
scene Alessandro Chiti
costumi Alessandra Ricci
musiche Massimiliano Forza
arrangiamenti Fabio Valdemarin
adattamento e regia di Giovanni Anfuso

 

 

Prigioniero della seconda strada è di sorprendente attualità ed ha per oggetto una piccola famiglia aggredita dalla crisi economica, in scena solo i due genitori. Il marito, è un piccolo uomo onesto, dirigente ma non di grande lignaggio, licenziato e quindi afflitto e frustrato; la moglie, una donna coraggiosa che sa volare alto, come solo le donne sanno fare, forse anche un po’ frivola, che in scena appare sempre molto elegante, forse troppo raffinata per la condizione che vive. Indubbiamente quella che si chiama una donna di carattere, pronta a mettersi in gioco e a dare una sferzata al marito.


La pièce prende avvio in una serata estiva, tremendamente calda, a New York nel piccolo soggiorno dove il protagonista inveisce contro il condizionatore che non funziona e da un’inezia si scatena una riflessione su una vita che non va, a cominciare dalle piccole noie della dimora che è tutt’altro che un rifugio. Vicini rumorosi e maleducati, hostess che gozzovigliano durante la notte, malfattori che si aggirano per il quartiere. Mel non riesce a dormire a causa di una serie di irresistibili ed esilaranti nevrosi scaturite dal troppo caldo fuori e dal troppo freddo dentro, da un condizionatore rotto e perennemente fermo a 7°, dallo sciacquone difettoso del gabinetto e così via, ma il vero problema è un nodo allo stomaco che come gli fa notare la moglie Edna dipende da qualcosa che è dentro di lui e non fuori. La donna fa da contraltare al protagonista: affettuosa, apparentemente svampita, ma con i piedi per terra.


Mel, da 22 anni dirigente di un’azienda, adesso in piena crisi economica, è stato licenziato in tronco; ma per vergogna tiene all’oscuro la moglie, trincerandosi dietro nevrosi, gastriti e quant’altro. Questa commedia regge finché i ladri non gli svaligiano la casa e lui si trova costretto a svelare, alla moglie, la verità che già in qualche modo ha lasciato trapelare attraverso l’invito al risparmio. I ladri in modo bislacco e surreale, in pochi minuti - giusto l’assenza della moglie per fare la spesa, che poi con candore svela di aver lasciato la porta aperta perché ha dimenticato le chiavi - rubano tutto, perfino il filo interdentale e i lassativi. Quasi una metafora che ricorda “Nudi e crudi” di Alan Bennett dove quando tutto sembra perduto, si apre una nuova vita per ricominciare.


Senza soldi, senza vestiti, senza alcolici, senza farmaci, in un crescendo tragicomico gli arriva anche una secchiata d’acqua da un condomino stanco di sentirlo brontolare.


Così, al povero Mel, non resta altro che approdare alle cure di un terapista sui generis, a coronamento delle quali incontra i componenti della famiglia, chiamati dalla moglie per aiutarlo ad uscire dal tunnel. Sono il fratello e le tre sorelle: soggetti eccentrici o svampiti, accomunati da una sorta di odio-amore verso Mel, fratello più grande, ma da sempre coccolato come un bambino, che i familiari giudicano un bamboccio. In realtà nessuno di loro è lì per aiutarlo, così ad Edna non resta altro che riprendere il lavoro di segreteria in una grande azienda per portare, almeno lei, uno stipendio in casa.


Ma la donna non farà nemmeno in tempo, poiché l’azienda, in pieno fallimento, la licenzia su due piedi. E tornata in casa scopre che non c’è neanche un filo d’acqua per fare un bagno. Adesso è lei ad imprecare contro la vicina, responsabile dell’acqua condominiale. Questa, nonostante l’intero edificio sia senza acqua, tira giù un’altra secchiata che, anche questa volta, finisce sulla testa dell’incolpevole Mel. Il quale risponde con un sorriso sincero e rassicurante come Edna non lo aveva mai visto: “Sono così fiera di te” gli dice “perché sei migliore... Migliore di tutti quanti…”.


Finalmente i due si sono accorti di quanto il loro amore sia più forte della mancanza di soldi, di lavoro e di acqua in un finale in stile musical con i due che ballano sotto i fiocchi di neve. In effetti Mel una lezione l’ha imparata da quel medico un po’ cialtrone che guadagna sulle disgrazie altrui senza dire nulla, mentre gioca con la propria pipa e incassa fior di soldi: prendere meno sul serio il mondo ed essere più prudenti quando si parla affacciati al balcone. E’ un insegnamento che il protagonista trae da se stesso ed è questo l’altro messaggio del lavoro.


Brillanti, non sopra le righe, ben calati nella parte, i due interpreti Maurizio Casagrande e Tosca D’Aquino si muovono in uno scenario colorato e curato, la propria casetta, dove al centro campeggiano i divani per i quali la moglie ha speso un occhio della testa, simbolo del suo volare alto e di qualche avventatezza. Dall’altra parte c’è il mondo, il cortile triste di un interno metropolitano che si intravede e quando si chiude il sipario per il cambio scena le tende disegnano grattacieli che sembrano scorrere sulle vite dei cittadini, coprendole e ricoprendole, indifferenti ai piccoli affanni, come un padrone rispetto ai propri operai.

 

 

Teatro Sala Umberto - via della Mercede 50, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6794753
Orario botteghino: dal lunedì alla domenica ore 10-20
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21.00, secondo mercoledì ore 17.00, domenica ore 17.00, sabato ore 17.00 e 21.00
Biglietti: da € 32,00 a € 16,00



Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Silvia Signorelli, Ufficio stampa Teatro Sala Umberto
Sul web: www.salaumberto.com

 

 

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