Preghiera. Un atto osceno - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Domenica, 17 Maggio 2015 

Il teatro Elfo Puccini di Milano presenta dal 6 al 17 maggio un progetto ideato da Phoebe Zeitgeist, “Contagio - Relazioni intercorse tra Milano e Palermo”, una piccola rassegna che racchiude quattro lavori di Teatri indipendenti di diversa provenienza, accomunati da una indagine sulla parola che può risultare poetica, meticcia o tecnica. E il tecnicismo è presente in “Preghiera. Un atto osceno”, una via crucis urlata, di un corpo attaccato dalla malattia. Lo spettacolo ha aperto la rassegna. A seguire sono andati in scena: “Desideranza”, “Chi ha paura delle badanti?”, ed infine “Paranza. Il Miracolo”.

 

PREGHIERA. UN ATTO OSCENO
di Margherita Ortolani
regia Giuseppe Isgrò
dramaturg Francesca Marianna Consonni
con Margherita Ortolani, Vito Bartucca
voci registrate di Elena Russo Arman, Julio Lope, Tito Lombardo
scene Igor Scalise Palminteri
suono Giovanni Isgrò
costumi Vito Bartucca
luci Giuseppe Isgrò
produzione Phoebe Zeitgeist (Milano) e Teatro Garibaldi Aperto (Palermo)

 

Il palco è nero, senza finestre, claustrofobico e tetro da subito. Pochi oggetti: una gabbia ad altezza uomo, un paio di scarpe rosse tacco 12, un collo di volpe, una coroncina da principessa. E' in questo spazio, dove risuona il silenzio di un'altra memoria, di un'altra vita, che si mostra il corpo prostrato a terra della bravissima Margherita Ortolani. É un corpo che si sta ammalando. Qualcosa vi è entrato dentro, silente come un inganno, e comincia a nutrirsi dei tessuti, degli organi, delle membra come si era forse già nutrito di quelli dei padri e/o delle madri che lo hanno generato.

Il corpo comincia ad accusare dolori. “Si spogli”, dice il medico con voce fredda e distante. Con questa frase comincia una lenta via crucis, tra ospedali, dottori e consulti, mentre il dolore avanza, attacca fianchi, occhi, stomaco, testa e si mostra in feci ed urina. Lo spettacolo descrive questo percorso con tecnicismi medici freddi, lontani, ma capaci di lacerare l'anima per gli spettri che evocano.

La razionalità comincia ad essere una patologia anche perchè non c'è risposta razionale per un corpo ammalato che si contorce, si isola per il dolore. Quando poi il corpo è quello di Martina, una bimba che guarda spaesata gli occhi ancor più sgomenti della sua mamma, resta solo da urlare “pietà o silenzio”. E urlano Margherita Ortolani e Vito Bartucca in scena, gridano per l'intero spettacolo. É questo urlo continuo e costante dei due bravi attori, che, anziché esaltare la drammaticità del percorso, lo indebolisce: il pubblico si sente infatti braccato, sbattuto con le spalle al muro, vuole difendersi dall'urlo rabbioso e feroce che risuona nelle sue orecchie. Segue con lo sguardo il corpo snodato di Margherita Ortolani, che nel frattempo si piega, si contorce, si immobilizza come fosse un manichino, si scompone come un burattino di legno cui taglino i fili, sussulta dallo sgomento. Ma si allontana per difesa, dai contenuti urlati. Non c'è un momento di pausa, di pudore, di commozione, di parole sussurrate sottovoce. Il corpo diventa un ring dove lottano vittima e carnefice, dove ogni giorno si perde un pezzo di resistenza.

Questo lavoro di Phoebe Zeitgeist è una coproduzione con TGA - Teatro Garibaldi Aperto di Palermo, dove ha debuttato nel settembre 2013. Scritto e interpretato da Margherita Ortolani, è un intenso lavoro sulla malattia e sull’istituzionalizzazione dei fatti più gravi della nostra esistenza.

 

Teatro Elfo Puccini (Sala Bausch) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal mercoledì al venerdì ore 19.30
Biglietti: posto unico € 15,00
Durata: 60 minuti

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

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