Pranzo d'artista - Teatro dell'Arte (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Mercoledì, 12 Marzo 2014 

Il Teatro dell’Arte, curato dal CRT, Centro di Ricerca Teatrale, ospita un’operazione ardita nei locali oggi adibiti a sede della Triennale di Milano, tempio del design contemporaneo. Non sorprende più di tanto, dunque, entrare in un locale lungo dagli scaffali sospesi dove poggiano bellissimi bicchieri di cristallo quasi tutti diversi l’uno dall’altro, decisamente vintage. Vi sarà versato del vino quando gli ospiti, pardon, gli spettatori, saranno quasi tutti arrivati per partecipare a un poetico evento culinario-teatrale. Potranno sedere o restare in piedi a sorseggiare il buon rosso, oppure dell’acqua se astemi, e d’improvviso farsi sorprendere da uno tra loro che si mette a parlare a voce alta, gesticolando e camminando da un lato all’altro della lunga saletta. E’ iniziata la piccola commedia, Pranzo d’artista, tratta dal libro e celebre film Il pranzo di Babette. L’uomo sta raccontando la storia di due sorelle che vivono a Berlevaag, un paesino su un fiordo omonimo, lassù in Norvegia: Martina e Filippa, bellissime da giovani, ora piuttosto anziane, figlie di un decano luterano.

 

  

Teatro Alkaest presenta
PRANZO D'ARTISTA
con Paui Galli, Lorena Nocera, Erika Urban, Marco Pepe, Giovanni Battista Storti e Greta Malerba al pianoforte
maestra di cerimonia Marzia Loriga
sculture Roberta Colombo
spazio scenico Valentina Tescari
regia Giovanni Battista Storti

 

 

Gli spettatori presenti sono contati, 35, ma ecco sgusciar fuori tra loro una donna che prosegue il racconto dell’uomo che aveva poco prima iniziato, seguita da un’altra ragazza e poi da un giovane con gli occhiali. Parlano dei tempi della giovinezza delle due sorelle norvegesi, dei loro fugaci incontri con personaggi della famiglia come pure di giovanotti che tentavano approcci più o meno riusciti, tentativi di avventure, umori e sentimenti, casi, canti, luoghi, colori, paesaggi e amori.


Il pubblico è ben sistemato sui due lati della sala, ci sono dei semplici divani bassi su cui sedere e quelli che ormai si sono identificati come attori, vestiti come per un aperitivo elegante, si cedono la parola e portano il racconto al livello di favola, oppure di confidenza, come se qualcuno lì davvero conoscesse alcuni tra i personaggi citati. In sottofondo si sentono le belle note di un pianoforte, ma non si vede il piano. Non ancora.


Il racconto, è chiaro, è tratto dal libro di Karen Blixen ‘Il pranzo di Babette’, un’opera dalla storia curiosa: scritta dall’autrice in inglese nel 1950, venne poi tradotta dalla medesima in svedese e raccolse un grande, improvviso successo al punto da diventare, sempre con lo stesso titolo, un film famoso nel 1987 diretto da Gabriel Axel in Danimarca. Vinse l’Oscar come miglior film straniero e fu conosciuto in tutto il mondo. Sia il libro sia il film sono riusciti a imprimere tutti i ricordi, le emozioni e i pensieri di personaggi in fondo lontani ma simili a tantissimi altri: le vicende narrate descrivono l’incontro fra una donna francese ed una famiglia presso la quale entra come serva, venendo a contatto con una realtà profondamente diversa dalla sua di origine ed essendo sempre trattata così bene da desiderare, nell’unica occasione in cui può permetterselo, di ringraziarla organizzando un pranzo regale da lei cucinato e preparato fin nei minimi dettagli.

 

Ed è qui che questo spettacolo teatrale si trasforma nella migliore delle trasposizioni perché, come già si sapeva ma appare comunque a sorpresa, si viene tutti invitati a entrare, attraverso due alte tende bianche, in una lunga, incredibile tavolata di legno con sedili a panca costruiti fantasiosamente con cassette della frutta con tanto di schienale, un immenso oggetto-lampada-scultura appeso in alto e, di lato, in fondo, il pianoforte suonato dal vivo da Greta Malerba, bella in un abito da sera nero, capace di regalare la sensazione di essere entrati nella casa di amici benestanti e molto accoglienti. Gli spettatori siedono infine tutti quanti attorno al tavolo, coperto da una tovaglia rustica e pian piano imbandita dagli attori, i quali si comportano come padroni di casa e parlano, sorridono e continuano il loro racconto sempre più accattivante e coinvolgente ma talvolta sperduto fra gli sguardi dei commensali, l’osservazione dei volti, degli abiti, delle luci e insomma ci si fa distrarre per poi tornare attenti ad ascoltare.

 

“Babette baciò Filippa… ma lei scelse di abbandonare le lezioni di canto…” ci spiega uno degli attori, a cui in breve si succede l’altra, con intensità: “La ‘straniera’ tra di loro non sembrava ambientarsi facilmente ma ecco giungere le buone notizie sulle sorelle che stavano sempre meglio, parevano più felici. Quella donna, giunta da così lontano, pareva rendersi davvero utile, tutto sommato...”. Le voci non si fermano mai, parla quello di fronte, ora quello a capotavola, le due ragazze si trasformano ben presto nelle due sorelle, ma anche in Babette, che non parla quasi mai ma agisce e pensa. “Divenuta una ‘pietra angolare’, quasi indispensabile, Babette non parlava della sua vita passata, dei suoi lutti e appariva fatalista ed enigmatica. Imparò il norvegese e confidò una sola cosa: che acquistava ogni anno un biglietto della Lotteria di Parigi e che un suo amico rinnovava la consuetudine a suo nome…”. Paui Galli, Lorena Nocera, Erika Urban, Marco Pepe e Giovanni Battista Storti, che è pure regista di questa commedia, sono gli interpreti del pranzo d’artista che per noi spettatori deve ancora iniziare.

 

Non so se è il caso di proseguire nel racconto, in fondo c’è un bellissimo libro, un film e questo spettacolo tutto da godere che vi diranno come va a finire, ho già accennato ai fatti più salienti. Quando le parole si saranno tutte esaurite, cominceranno ad arrivare prima i profumi poi i piatti che saranno disposti al centro della tavolata, in modo che tutti si muovano per servirsi e passarsi le portate, che iniziano non proprio con il menu di Babette, che prevedeva brodo di tartaruga, blinis Demidoff, cailles en sarcophage, insalata mista, formaggi misti, savarin, frutta mista, caffè con tartufi al rum, friandises ovvero pinolate, frollini e amaretti. D’altra parte tutti i piatti arrivano dagli spettatori-ospiti, che sono stati invitati a presentarsi con qualcosa di commestibile e bisogna dire che c’è davvero di che leccarsi i baffi! Primi, secondi, contorni, insalate, dolci, frutta, cioccolata all’arancio, pandolce genovese e naturalmente vino a volontà. Un esempio di teatro vissuto fino in fondo!

 

 


Teatro dell’Arte - viale Alemagna 6, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/72434258, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 24 gennaio ore 19, 25-26 gennaio ore 18, dal 28 al 30 gennaio ore 19, 2 febbraio ore 18, 1-2 marzo ore 18, dal 4 al 7 marzo ore 19, 8-9 marzo ore 18
Biglietti: intero 25€; ridotti under 30, over 65 e convenzioni 12,50€

 

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Ufficio stampa Giulia Tatulli
Sul web: www.crtmilano.it - www.triennale.org

 

 

 

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