PPP Ultimo inventario prima di liquidazione - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Giovedì, 16 Giugno 2016 

Il duo ricci/forte chiude la stagione del Teatro Argentina portando a conclusione l’omaggio che il Teatro di Roma ha dedicato a Pier Paolo Pasolini nel quarantennale della sua morte. "PPP Ultimo inventario prima di liquidazione" è un’opera poetica, letteraria, cinematografica, drammaturgica e giornalistica che domanda a se stessa quale possa ancora essere il ruolo dell’arte in una società (quella di oggi e quella di quarant'anni fa) ancora corrotta, omologata, castrata e violenta. La drammaturgia (devota a Pasolini) di Stefano Ricci e Gianni Forte, appoggiata dal CSS Teatro stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia e dal Festival delle Colline Torinesi, si affida alla regia di Ricci e alle voci del fedele Giuseppe Sartori e di cinque prismatiche figure femminili: Capucine Ferry, Emilie Flamant, Anna Gualdo, Liliana Laera e Catarina Vieira.

 

Produzione CSS Teatro stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia presenta
in coproduzione con Festival delle Colline Torinesi
PPP ULTIMO INVENTARIO PRIMA DI LIQUIDAZIONE
di ricci/forte
drammaturgia ricci/forte
regia Stefano Ricci
con Capucine Ferry, Emilie Flamant, Anna Gualdo, Liliana Laera, Giuseppe Sartori, Catarina Vieira
scene Francesco Ghisu
movimenti Francesco Manetti
costumi Gianluca Falaschi
ambiente sonoro Andrea Cera
assistente alla regia Ramona Genna
direzione tecnica Alfredo Sebastiano

 

Bisogna fare un inventario di ciò che ci resta per capire dove siamo stati e dove possiamo ancora arrivare, se possiamo ancora andare. Uno spirito “pieno di luce, ma irredimibilmente sbriciolato”, quello di Pier Paolo Pasolini incarnato nella pelle di Giuseppe Sartori, un corsaro che tira le fila della sua vita attraverso la sua stessa voce e quella di cinque apparentemente innocue figure femminili. Verdi folletti anni Cinquanta le cui risate denigratorie sparano ai timpani e alla coscienza di un uomo già lesionato, già marchiato da una società ipocrita che si cava gli occhi da sola. Come delle segretarie dell’anima, sembra stiano qui, in questo deserto candido, una discarica di pneumatici fintamente puliti, ad amplificare con decine di microfoni l’eco di uno spirito inquieto che fatica, oramai, a mostrarsi sotto al sole delle tre di pomeriggio, l’ora più chiara e più difficile da accettare.

PPP Ultimo inventario prima di liquidazioneQual è l’odore del vuoto di una nazione? Quello dell’ incomprensione, della calunnia, della solitudine di un’arte tanto necessaria quanto utopistica, impossibile nel 1975, improbabile ancora oggi. La sua pelle è l’unica nazione a cui può giurare fedeltà, quest’uomo disilluso dallo sguardo ipermetrope, sofferente eppure ancora armato della potenza atroce della parola. Devi scegliere le parole, devi recuperare la voce, Pier Paolo. Non lasciare in bianco il 17 verticale, trova la parola. Fa che “coniglio” significhi ancora “coniglio”, che le parole possano ancora essere attentati. Attentati di vita folgorante a questa morte civile che hai intorno, alle spalle, e che cerca di rapirti come un mostro marino.

È un parto il tentativo di mettere al mondo se stessi, un desiderio ancestrale di donarsi in quest’atto doloroso di scrittura e di messa in scena. Spalancati davanti al pubblico, questi personaggi si immolano al dio del coraggio e dell’onestà, si dilaniano l’anima in nome di una verità più alta, quasi incomprensibile. Tra le strade impolverate di Petrolio, i cortili ingenui dei Comizi d’amore, le lunghe distese di Uccellacci e Uccellini e i vicoli peccaminosi di Salò, il nostro incontra mogli, bambini, tigri e porci, calciatori, e un fonditore di bottoni. Lui viene a trovarlo dal Peer Gynt di Ibsen e lo vuole buttare nella cassa degli scarti, insieme agli altri bottoni venuti male. Una mediocrità intollerabile, non sarebbe meglio l’inferno? Ma non basta sguazzare nel fango, per macchiarsi davvero ci vuole impegno. “Vuoi davvero possedere il tuo io invece di essere posseduto dal mondo? L’abitudine alla coscienza sarà la tua fine”, profetizza questa figura inquietante che ha corpo di donna, viso di maiale e voce d’oltrespazio. Parla della coscienza critica, politica, della coscienza sociale, la coscienza artistica, impavida, di Pasolini e di ricci/forte che, stavolta più che mai, la affidano tutta alla parola, al pensiero, al concetto filosofico nel senso più alto di amore folle del sapere.

PPP Ultimo inventario prima di liquidazioneUn bambino antropofago, con ali di carta e occhi di lago, si nutre dei cuori altrui che fanno da ancore al terreno; una donna disperata ha perso uno dei suoi cinque sensi e non si ricorda più, non sa come fare ad abitarsi. È un continuo rimando e una continua visione onirico-cinematografica la messa in scena (e in parola) dei due drammaturghi contemporanei che più di così non si può. Dopo la provocazione, la violenza, il sesso, il sangue di molti (splendidi) lavori, Ricci e Forte chiudono (forse? speriamo di no) qui un cerchio iniziato dieci anni fa con Troia’s Discount e lo fanno con uno schiaffo di classe al pubblico modaiolo e letargico che si aspettava, probabilmente, tutti quei marchi caratterizzanti il duo degli “enfants terribles” che lo fanno sentire alternativo, e sovversivo. Ma cosa è più sovversivo della parola consapevole? Quale mezzo migliore per chiedersi se veramente l’arte possa ancora avere un ruolo? I “dioscuri” della scena italiana hanno raggiunto, con questo primissimo piano su Pasolini, una vetta pericolosissima di onestà e bellezza accecante, con una coscienza dei propri mezzi disarmante per la sua potenza.

Sul palco c’è un cadavere, morto di petrolio, di pneumatici, di penna, di sangue e verità. Ci sono anche i morti della strage di Orlando, altri corpi da macello.

Eppure, è tutto così pregno di vita, di senso, di anima. E viva è la coscienza, almeno adesso, di più della metà di questo pubblico. Anche se poi, chi cercherà in rete, stimolato dalla visione, troverà un “Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 - Roma, 2 novembre 1975) fu un poeta, scrittore, cineasta, sceneggiatore, drammaturgo e giornalista italiano, considerato tra i maggiori artisti e intellettuali del XX secolo.”
Fu.

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/684000346, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria: telefono 06/684000311 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: da martedì 14 a giovedì 16 giugno ore 21
Durata spettacolo: 90 minuti senza intervallo

Articolo di: Lou Andrea Dell'Utri Vizzini
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP