Porte Chiuse - Teatro Argot Studio (Roma)

Scritto da  Venerdì, 02 Maggio 2014 

Dal 22 aprile al 4 maggio. Torna in scena al Teatro Argot Studio, nell'ambito della stagione "Prove di volo", lo spettacolo "Porte Chiuse", tratto dalla celebre opera teatrale di Jean-Paul Sartre del 1944 "Huis Clos", emblematica sintesi dell'esistenzialismo ateo che rappresentò uno dei tratti distintivi della riflessione filosofica dell'autore. La traduzione e la regia di Filippo Gili restituiscono inalterate le atmosfere claustrofobiche e la complessità delle dinamiche relazionali che uniscono e contrappongono i protagonisti della pièce, magistralmente interpretati da Pier Giorgio Bellocchio, Vanessa Scalera, Liliana Massari e Massimiliano Benvenuto.

  

 

 

PORTE CHIUSE
di Jean-Paul Sartre
traduzione e regia Filippo Gili
di Filippo Gili
con Pier Giorgio Bellocchio, Vanessa Scalera, Liliana Massari, Massimiliano Benvenuto

 

 

Scritto da Jean-Paul Sartre nei giorni più concitati e tragici del secondo conflitto mondiale, durante l'occupazione nazista del suo Paese, il testo teatrale con stringentissima unità di luogo, tempo ed azione, focalizza il proprio impietoso obiettivo sui destini di tre misteriosi personaggi, i quali vengono per logiche apparentemente imperscrutabili ad intrecciarsi. Un taciturno Valletto (Massimiliano Benvenuto) li accompagna, uno alla volta, all'interno di una tanto lussuosa quanto minimalista ed asetticamente tenebrosa stanza: pareti rigorosamente nere senza alcuna finestra che offra il rigenerante conforto di aria fresca o salubre luce, tre divani in pelle adagiati su di un tappeto a scacchi, il tutto cromaticamente giocato sulla giustapposizione tra bianco e nero priva della benchè minima concessione al colore; unica connessione con l'ambiente circostante la poderosa porta d'accesso che viene serrata con vigorosi chiavistelli ogni qual volta il Valletto conduce all'interno di questo insolito ambiente il suo nuovo malcapitato ospite.


Tre saranno i protagonisti del gioco al massacro psicologico che si dipana dinanzi agli occhi dello spettatore e che li vedrà evolvere da un'iniziale diffidenza ed ostilità sino ad intessere una rete di reciproca dipendenza psicologica, divenendo gli uni implacabili giudici degli altri, ad un tempo vittime e carnefici, inchiodati alle proprie responsabilità e alla propria coscienza lorda di crimini inconfessabili, condannati a vivere per l'eternità sotto il giogo di questo tutt'altro che consolatorio menàge a trois. Si scopre difatti ben presto che in realtà i tre personaggi sono accomunati dall'essere recentemente deceduti, lasciando sanguinosi conti in sospeso con il proprio passato, cosicchè l'elegante stanza arredata in impeccabile stile Bauhaus rappresenta in realtà una sorta di perenne limbo infernale in cui scontare peccati e ricercare un'improbabile spiraglio di redenzione.


Garcin (Pier Giorgio Bellocchio) è un giornalista brasiliano, fucilato in quanto disertore durante la seconda guerra mondiale, la cui colpa da scontare è costituita non tanto dall'essersi sottratto ai suoi doveri di cittadino quanto dagli spudorati tradimenti a lungo perpetrati ai danni della devota moglie, sottoposta per anni a violenze psicologiche e oltraggi indicibili. Ines (Liliana Massari) è sfrontata, sicura di sè, manipolatrice, responsabile di aver sedotto in vita una donna inducendola finanche ad uccidere il marito; per l'intero intreccio narrativo scaraventerà di fronte ai suoi compagni di convivenza forzata tutte le loro verità più sordide, influenzandone pensieri e comportamenti, inchiodandoli senza pietà alle perversioni e alle rovinose cadute che hanno costellato il loro passato. Infine Estelle (Vanessa Scalera), sensuale e provocante, con il costante bisogno di sentirsi corteggiata e adulata dagli uomini, svela sin dalla sua comparsa in scena e dalle prime battute la propria provenienza dall'alta società; si scoprirà successivamente che tale status sociale era stato guadagnato sposando per pura convenienza un marito mai amato e ben presto tradito con un uomo più giovane; dalla passionale unione con quest'ultimo era addirittura nato un bimbo che lei, pervasa dall'inquietudine, aveva brutalmente annegato sprofondando così anche il suo amante nella disperazione e portandolo sino al suicidio.


Nel progressivo svelarsi dei segreti della triade di personaggi, inizialmente ciascuno di loro ha la facoltà di occhieggiare sulla Terra, spiando cosa stia accadendo e quanto il suo ricordo sia ancora vivido. Gradualmente però il legame che li ancora alle persone del loro passato diviene inesorabilmente più flebile, cosicchè svaniscono anche le visioni, lasciandoli dolorosamente soli, tre anime perdute per l'eternità, condannate a ricercare un'inutile via di fuga dal tormento reciproco che non lesineranno di dispensarsi. Emblematica a questo proposito la celebre frase "L'inferno sono gli altri", sintesi del nichilismo ottundente che pervade questa pièce così come gran parte della speculazione e della produzione letteraria di Jean-Paul Sartre. Anche quando negli istanti conclusivi Garcin, Ines ed Estelle scopriranno che in realtà la porta di accesso alla loro personalissima bolgia infernale era sempre stata aperta, non avranno più il coraggio di varcarla, ormai paralizzati definitivamente nella ragnatela di schiavitù psicologica che si è tra loro finemente intessuta.


Non vi è dubbio sul fatto che "Huis Clos" rappresenti uno dei capisaldi della drammaturgia novecentesca, foriero di ispirazione ed innumerevoli spunti di indagine per gli autori dei decenni successivi, nonchè ancora assolutamente attuale. La traduzione, adattamento e regia di Filippo Gili ne esaltano però ulteriormente la modernità, proiettando le vicende narrate ed i serratissimi dialoghi che contrappongono i protagonisti in un'atmosfera sospesa, in una dimensione aspaziale ed atemporale dagli sfumati contorni metafisici. Davvero pregevoli scenografia e disegno luci, capaci di immergere gli spettatori - seduti lungo il perimetro del fosco quadrilatero in cui esplode il confronto-scontro tra Garcin, Ines ed Estelle - letteralmente nel cuore dell'azione scenica e nei martoriati meandri della psiche dei personaggi.


Quattro attori di indiscusso livello offrono al dramma di Sartre tecnica inappuntabile, intensa passione e totalizzante adesione emotiva: l'eleganza e pulizia interpretativa di Massimiliano Benvenuto, la vigorosa enfasi e potenza di Pier Giorgio Bellocchio, l'insinuante e decisa acutezza di Liliana Massari ed infine il fascino irruente e la duttilità recitativa dell'ottima Vanessa Scalera rendono questo "Porte Chiuse", ancora in scena al Teatro Argot Studio sino a domenica 4 maggio, uno spettacolo di notevole pathos e suggestione, capace di scardinare le difese dello spettatore, conducendolo fuori dal suo territorio di comfort e spingendolo con forza ad una necessaria e profonda riflessione.

 

 

 

Teatro Argot Studio - via Natale del Grande 27, 00153 Roma (Trastevere)
Per informazioni e prenotazioni: telefono | fax 06/5898111, mobile 392/9281031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17.30
Biglietti: 12 euro - 8 euro (ridotto over 65 e studenti) + tessera associativa



Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Giulia Taglienti, Ufficio Stampa Teatro Argot
Sul web: www.teatroargotstudio.com

 

 

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