Porcile - Teatro Menotti (Milano)

Scritto da  Domenica, 19 Febbraio 2017 

E’ andato in scena al Teatro Menotti “Porcile, testo dal sapore profetico di Pier Paolo Pasolini. A rappresentarlo la compagnia stabile del Teatro Metastasio di Prato per la regia di Valerio Binasco, grande traduttore scenico e regista illuminato e sottile.

 

Teatro Metastasio di Prato - Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
con la collaborazione di Spoleto58 Festival dei 2Mondi presentano
PORCILE
di Pier Paolo Pasolini
regia Valerio Binasco
scene Lorenzo Banci
costumi Sandra Cardini
musiche Arturo Annecchino
luci Roberto Innocenti

Personaggi e interpreti:
Padre - Mauro Malinverno
Madre - Valentina Banci
Julian - Francesco Borchi
Ida - Elisa Cecilia Langone
Hans-Guenther - Franco Ravera
Herdhitze - Fulvio Cauteruccio
Maracchione - Fabio Mascagni
Servitore di casa - Pietro d’Elia

Siamo in Germania, nella provincia berlinese e a metà degli anni '60. C'è ancora il muro che divide la due Germanie e ancora nei cuori il disagio per la tremenda guerra che ancora non è stata metabolizzata. Julian è il giovane figlio di una ricca famiglia di industriali, un ragazzo strano e turbato non si sa bene da cosa. Nell'interpretazione fastidiosa di Francesco Borchi sembra quasi un ragazzino viziato, una sorta di Lapo Elkann pieno di turbe psichiche. Ma procediamo. Ida, di qualche anno più giovane di lui, lo ama. Intanto gli adulti portano avanti le loro questioni politiche e di affari. Insomma questo l'incipit e, per chi fosse interessato alla trama, potrà sicuramente andarsela a leggere.

Qui le cose interessanti sono principalmente due: la chiave di lettura che Binasco dà al testo e la strepitosa recitazione degli attori (fatta eccezione purtroppo per i due più giovani, non adatti a questi ruoli e spesso molto stonati rispetto al contesto di altissimo livello all'interno del quale si trovano). Mauro Malinverno e Valentina Banci nel ruolo di Padre e Madre di Julian hanno dentro una magia: colgono, sicuramente anche grazie alla guida registica di Binasco, l'ironia di Pasolini e la portano in alto, ad un livello quasi comico. Eh sì, ci credereste? Si ride ed è giustissimo. Come tutte le persone intelligenti e sensibili, Pasolini ha in se' una grande ironia proprio mentre tratta un tema forte e quasi macabro come questo. Si parla forse di zoofilia. Ma è questo il vero argomento? C'è appena stato l'olocausto dove cose allucinanti sono state compiute su uomini ad opera di altri uomini, siamo in una Germania squartata in due da un muro che decide chi è felice e chi no.

Come si può intuire da questa ambientazione, il “vizietto” di Julian non è cha la manifestazione concreta di una brutalità che è lo spleen del tutto intorno a lui. Il personaggio è un ragazzo sensibile, fragile e il suo turbamento non è forse quello dell'autore stesso nel constatare quello che accade in Italia intorno a lui? E non è forse profetica la fine di Julian? Pasolini non è forse la Cassandra di se stesso? Il vero artista è così: dotato di lunghe antenne che percepiscono tutto, che già sanno e pur sapendo continuano ad andare verso il compimento di un destino che sembra inevitabile. Una sorta di falena che sa e tuttavia non sfugge. Che drammaturgia!

Azzeccatissima la scelta dei costumi che, come viene anche suggerito dal testo stesso, ci ricorda molto i disegni di Grozs il quale non a caso raffigura l'alta borghesia e gli industriali tedeschi come maiali in frac. La scenografia è essenziale: un fondale dal vago richiamo ellenico e pochi oggetti di arredo. Opinabile la scelta del sipario video-proiettato che si apre e si chiude ad ogni cambio scena. Forse bastavano dei brevi momenti di buio o forse anche niente.

E' da vedere questo spettacolo perché Pasolini è e sarà sempre immenso. La sensazione che se ne ha è la stessa di quando si ascolta Shakespeare: per quanto l'attore possa provare con la sua cattiva interpretazione ad abbassare il testo, ha perso in partenza perché quei contenuti sono più potenti e sono immortali. Quello che ha regalato questo intellettuale (ma è poco definirlo così) italiano è un punto di vista e una visione, la capacità di riflettere e di pensare. Ha reso giustizia a cose della vita come la merda, il sesso, le pulsioni, la debolezza, l'omosessualità che il bigottismo religioso ha messo all'indice come cose sporche. Eppure il sesso è la cosa più reale e vera che può esistere ed è la porta attraverso la quale siamo passati tutti per essere qui. E così sarà sempre per quanto vogliano provare a togliergli la bellezza, ciò che accade nel sesso è ancora mistico e magico ed esiste solo lì.

 

Teatro Menotti - via Ciro Menotti 11, Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36592544, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: feriali ore 20.30, mercoledì ore 19.30, domenica ore 16.30
Biglietti: intero 26,50 € (25,00 € + 1,50 € prevendita), ridotto over 65/under 14,00 € (12,50 € + 1,50 € prevendita), ridotto convenzionato aziende, cral etc.16,50 € (15,00 € + 1,50 € prevendita), ridotto studenti e associazioni 11,50 € (10,00 € + 1,50 € prevendita), ridotto operatori 6,00 € (5,00 € + 1,00 € prevendita), ridotto scolastiche mattinée 10,00 € (9,00 € + 1,00 € prevendita), ridotto scolastiche serale 11,50 € (10,00 € +1,50 € prevendita)

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Giulia Tatulli, Ufficio stampa Teatro Menotti
Sul web: www.teatromenotti.org

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