Pochos, studio - Teatro Sannazaro (Napoli)

Scritto da  Domenica, 21 Aprile 2019 

Benedetto Sicca porta in scena al Teatro Sannazaro di Napoli un interessante studio intitolato “Pochos”, prendendo spunto dal nomignolo del calciatore Lavezzi per parlare di un tema scottante e spesso oggetto di oscurantismo: il binomio tra calcio e omosessualità. Una riflessione attuale e dissacrante su un tabù che dovrebbe finalmente essere svelato, anziché divenire oggetto di discriminazione sportiva e sociale.

 

POCHOS - STUDIO
di Benedetto Sicca
collaborazione artistica Francesco Vitiello
con Francesco Aricò, Emanuele D'errico, Dario Rea, Francesco Roccasecca e Eduardo Scarpetta
si ringrazia Giorgio Sorrentino, Francesco Vitiello e Maria Luisa Bosso

 

Pochos (Scugnizzi) è il nome di una squadra calcistica nata dalla proposta di un giovane napoletano omosessuale che, tornato a vivere alle pendici del Vesuvio, scrive un post su una chat di appuntamenti gay per organizzare una partita di calcetto, specificando l’assenza di doppi fini nella sua proposta. I Pochos, nell’intenzione di diventare una vera e propria squadra di calcio, guadagnano l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, curiosa di un progetto così innovativo e fuori dagli schemi convenzionali. I ragazzi sfidano infatti una società ben radicata nella salda concezione del calcio quale sport unicamente virile, praticato esclusivamente da uomini rigorosamente eterosessuali (e talvolta omofobi) che ne fanno il loro pensiero unico e la loro ragione di vita quotidiana. La vera sfida del progetto risiede però nell’intimo di ciascuno di questi ragazzi, non avendo questi avuto ancora il coraggio, alla vigilia della conferenza stampa di presentazione della squadra, di dichiararsi davanti ai propri genitori.

“Pochos” è uno studio teatrale andato in scena al Teatro Sannazaro di Napoli, nato dalla penna di Benedetto Sicca; uno studio dalla struttura già quasi del tutto matura, e quindi molto vicino a uno spettacolo vero e proprio, dedicato ad un tema provocatorio e ricco di spunti di riflessione.

I cinque attori sulla scena - Francesco Aricò, Emanuele D'Errico, Dario Rea, Francesco Roccasecca e Eduardo Scarpetta - si raccontano in maniera umoristica e divertente, dimentichi di quei tabù che invece opprimono la cultura calcistica dominante. I cinque giovani sono consapevoli della sfida ma altrettanto audaci nel dissacrare una visione del calcio assecondando la quale, in maniera del tutto paradossale, nessun giocatore ha mai dichiarato la propria omosessualità. E pur essendo il loro assunto del tutto probabilistico - basato sulla considerazione sociologica in base alla quale in un gruppo di 100 persone vi sarà un’alta probabilità di trovare almeno 10 omosessuali - appare comunque evidente l’impossibilità di un panorama calcistico così vasto e smisurato nel quale nessun calciatore ha mai fatto coming out, molto probabilmente per paura del pregiudizio, della discriminazione per il proprio orientamento sessuale e, di conseguenza, dell’esclusione dal mondo calcistico.

Sicca rilancia il valore della “partita” (in senso sia letterario che sportivo) parlando addirittura della possibilità di inclusione, di creare coesione sociale grazie al coraggio dei cinque attori che diventano calciatori dichiaratamente gay ma non per questo inferiori o meno talentuosi dei tanto discutibili giocatori che in fondo così virili non sono.

“Pochos” è uno spettacolo che fa sorridere, grazie ad una composizione corale che vede i cinque interpreti muoversi già sapientemente, pur trattandosi di uno studio, sull’apparato scenico ancora spoglio, dotato solo di qualche sedia e due tavoloni di legno.
Ma “Pochos” è anche uno spettacolo che fa arrabbiare, perché pone sotto la lente di ingrandimento una realtà che ci si augurerebbe essere ormai tramontata, ma che invece non lo è affatto.

Il tema della “necessità” di fare coming out, quasi fosse una prassi ineluttabile nel percorso dell'omosessuale, è un’idea ridicola e ormai anacronistica ai nostri giorni. La necessità di costituire una squadra gay, così come un locale, un bar, una discoteca, un ristorante o un qualsiasi altro servizio etichettato come gay, rischia di ghettizzare ancora di più una comunità che invece deve vivere nella coesione sociale, e non rintanarsi in gruppi di incontro per l’assurda paura di essere giudicata dall’esterno. Questi temi vengono intelligentemente trattati da Sicca, attraverso un atto di accusa verso una comunità che vuole continuare a chiudere gli occhi nell’apparente tolleranza, persistere nel mantenimento di un grottesco status quo per non far crollare le certezze di una società liquida, messe in discussione dall’ardita idea di parlare di omosessualità nell’ambito calcistico.

Ai cinque interpreti in scena, così come all’autore Sicca, vanno i più sentiti auguri di trasformare a breve questo audace e intelligente progetto in uno spettacolo teatrale a tutti gli effetti.

 

Teatro Sannazaro - Via Chiaia 157, 80121 Napoli
Per informazioni e prenotazioni: telefono 081411723 - 081418824 , email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: lunedì 1 aprile ore 21
Biglietti: 15€ intero, 10€ ridotto under 30

Articolo di: Francesco Gaudiosi
Grazie a: Roberta D’Agostino, Ufficio stampa Teatro Sannazaro
Sul web: www.teatrosannazaro.it

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