Pinocchio/Lolita - Short Theatre 2013, Macro Testaccio La Pelanda (Roma)

Scritto da  Lunedì, 16 Settembre 2013 

La compagnia veronese Babilonia Teatri irrompe all’ottava edizione di Short Theatre presentando i suoi ultimi due progetti drammaturgici, “Pinocchio” e “Lolita”. Reduci da una sequenza ininterrotta di successi, salutati dal plauso caloroso e unanime di pubblico e critica - per citare gli episodi più significativi di questo cammino di ricerca, potremmo rammentare “Made in Italy”, “Pop Star”, “Pornobboy” e “The end” - Enrico Castellani e Valeria Raimondi coniugano in questi lavori dall’icastico impatto emotivo la cifra stilistica distintiva delle loro precedenti esperienze con approcci inediti di indagine estetica e teatrale, nel minimo comun denominatore di uno sguardo corrosivo capace di aggredire inquietanti zone d’ombra del reale senza neppure sfiorare il rischio di precipitare nella retorica o nel patetismo.

 

  

 

 

 

 

Babilonia Teatri presenta
PINOCCHIO
di Valeria Raimondi ed Enrico Castellani
con Enrico Castellani, Paolo Facchini, Luigi Ferrarini, Riccardo Sielli e Luca Scotton
collaborazione artistica Stefano Masotti e Vincenzo Todesco
scene, costumi, luci e audio Babilonia Teatri
organizzazione Babilonia Teatri e BaGS Entertainment
grafiche Franciu
produzione Babilonia Teatri
collaborazione Operaestate Festival Veneto
con il contributo di Comune di Bologna e Regione Emilia Romagna
patrocinio Emilia Romagna Teatro Fondazione
promozione BaGS Entertainment
residenza artistica Babilonia Teatri e La Corte Ospitale
Pinocchio è un progetto di Babilonia Teatri e Gli amici di Luca
laboratorio teatrale presso la Casa dei Risvegli Luca De Nigris realizzato col contributo della Fondazione Alta Mane-Italia
ringraziamo Laura Bissoli, Cristiana Bortolotti, Cristina Fermani, Fulvio De Nigris, Eloisa Gatto, Irene Giardini, Nicola Granata, Giovanna Grosso, Marco Macciantelli, Francesca Maraventano, Juri Mozzanti, Cristian Sacchetti, Davide Sacchetti

 

 

Babilonia Teatri presenta
LOLITA
di Valeria Raimondi ed Enrico Castellani
con la collaborazione artistica di Vincenzo Todesco
con Olga Bercini
e con Babilonia Teatri
luci e audio Babilonia Teatri/Luca Scotton
organizzazione Alice Castellani
grafiche/elaborazione video Franciu
foto Sara Castiglioni e Marco Caselli Nirmal
produzione Napoli Teatro Festival Italia in coproduzione con Babilonia Teatri
con il sostegno di Operaestate Festival Veneto
residenza artistica Cà Luogo d'Arte
Nuova produzione 2013

 

 

La reazione alle deflagranti schegge di acutissima riflessione e interpretazione delle dinamiche esistenziali che contraddistinguono il contemporaneo scagliate da Babilonia Teatri non concede una posizione interlocutoria allo spettatore: può suscitare moti di ripulsa o disagio per l’autenticità brutalmente sincera che viene scaraventata senza filtri alla sua percezione sensoriale; oppure può innescare un’adesione totalizzante e sconvolgente, germinale spunto di un intimo ragionamento che inevitabilmente lo accompagnerà a lungo dopo la tutt’altro che rassicurante chiusura del sipario.


Gli strumenti espressivi adottati divengono armi affilate per veicolare questa poetica asciutta e incisiva: un torrenziale flusso di parole scarnificate, restituite alla loro essenza senza il filtro opalescente dell’interpretazione attoriale; minimalismo del corredo scenografico, costituito da pochi oggetti di uso quotidiano che finiscono per essere ammantati da un’evidente valenza simbolica, arricchiti eventualmente da un sapiente ricorso a videoproiezioni; inserti musicali di matrice prettamente commerciale e consumistica che, a seconda della circostanze, si fanno presenza invadente e disturbante o sgargiante pennellata tale da tratteggiare istantaneamente la psicologia del personaggio in scena; il costante ribaltamento delle canoniche prospettive tra performer e fruitore dell’atto teatrale, con l’intento di scardinare troppo rassicuranti e pacifiche soluzioni.


Componenti stilistiche del linguaggio drammaturgico di Babilonia Teatri che ritroviamo parzialmente in questi due ultimi lavori, ma che al contempo scoprono il fianco a sentieri non ancora battuti, mantenendo perfettamente a fuoco l’obiettivo sull’impegno sociale e civile, urgenza imprescindibile che ha da sempre animato gli sforzi artistici della compagnia veneta.


In “Pinocchio” le immortali vicende del burattino collodiano ed in particolare la trasformazione da ciocco di legno inanimato ad effervescente bambino in carne ed ossa assurgono a metafora di un ben più lacerante passaggio tra diversi stadi dell’esistenza, quello attraversato da uomini comuni che sono sprofondati nell’obnubilante silenzio del coma, aggrappandosi pervicacemente alla vita sono riusciti ad attraversare questo tunnel sino al risveglio, per poi intraprendere un altro e forse più faticoso viaggio, quello verso la riabilitazione e la re-integrazione sociale. Ecco dunque che sul palcoscenico si presentano a noi, senza maschere, difese o infingimenti, i tre protagonisti indiscussi della performance - Paolo Facchini, Luigi Ferrarini e Riccardo Sielli -, appartenenti alla onlus di volontariato “Gli amici di Luca”, associazione composta da ragazzi con esiti di coma che si prefigge di sensibilizzare la comunità alle innumerevoli difficoltà incontrate nel tentativo di tornare a condurre una vita socialmente, lavorativamente ed affettivamente completa.


Il progetto di Babilonia Teatri scaturisce proprio dall’incontro con questa dimensione e dal sentiero laboratoriale con questa condiviso e, privo di un’architettura troppo rigidamente codificata, si sostanzia di una cospicua componente di improvvisazione: la voce fuori campo di Enrico Castellani conduce un’ironica e a tratti straniante intervista ai tre, mantenendosi costantemente in bilico sul sottile crinale che separa l' umorismo paradossale dalla drammatica rievocazione delle dolorose esperienze passate. Con estremo rispetto e giocosa capacità empatica viene costruito sin dalle prime battute un singolare legame tra il moderatore, i tre intervistati tanto spassosi quanto determinati nel riappropriarsi del presente dopo essersi liberati del soffocante giogo del coma, e gli spettatori, immediatamente coinvolti da questa inconsueta dinamica performativa ed inevitabilmente indotti a confrontare l'angoscioso percorso esistenziale dei tre uomini con le piccole, talora insignificanti, afflizioni che costellano la quotidianità. Il coma viene descritto dai tre "risvegliati" come un perpetuo senso di immobilità, lo stare fermi sospesi tra la vita e la morte, un computer azzerato ridotto a mero involucro, un buio opprimente in fondo al quale si percepisce solo un lievissimo chiarore, una zucca di Halloween inesorabilmente vuota. Ci si interroga su come abbiano affrontato gli istanti immediatamente successivi al ritorno allo stato cosciente, su quale sarebbe la loro Fata Turchina ideale - Facchini ne ha conosciuta una sul web costruendo con lei una "relazione di affinità elettive", mentre più prosaicamente Ferrarini la vorrebbe "maiala" e rigorosamente bionda naturale e Sielli opterebbe invece per "una moretta soda e sportiva" -, si ripercorrono le canzoni che più distintamente evocano in loro ricordi e suggestioni, fino ad arrivare alla determinazione condivisa che il Paese dei Balocchi risiede dentro di noi ed è nostro preciso obbligo etico quello di cercare di riportarlo a galla, nonostante le asperità che l'esistenza può dispiegare sul nostro cammino.


La conclusione è accompagnata dalle struggenti note di "Yesterday", brano il cui testo viene rivissuto attraverso dei cartelli mostrati dai protagonisti, e da tre parentesi di riflessione attraverso cui tentano di definire la propria attuale collocazione nel mondo ("Delle volte mi sembra di essere un fantasma, il fantasma di ciò che ero...un fantasma fa paura, un fantasma non si vede...sono in cerca di un acchiappafantasmi!" sostiene sarcasticamente Ferrarini). Una drammaturgia onesta, lontana dalla retorica ed emozionante quella con cui Babilonia Teatri affronta un fenomeno troppo spesso dimenticato, un universo umano negletto e colpevolmente dimenticato dalla società, su cui il teatro può contribuire a riaccendere doverosamente i riflettori.


In "Lolita" il linguaggio espressivo adottato sembra riavvicinarsi agli stilemi dei precedenti lavori della compagnia, quali la vorticosa eruzione del testo recitato con ritmo cadenzato ed asettica distanza, la presenza insistente del contrappunto musicale, certe atmosfere pulp di soverchiante potenza al punto di apparire scomode se non inopportune. Quest'ultimo esperimento teatrale si sostanzia anzitutto dell'incontro con Olga, una bambina di undici anni pronta anche lei ad un basilare passaggio, quello che la condurrà negli impervi territori dell'adolescenza, e che si rapporta con lo spettatore con totale e candida autenticità senza frapporre alcun filtro. Definisce lei con risoluta chiarezza le regole del gioco. Ci conduce nel suo microcosmo di bambina tra confessioni affidate all'immancabile diario, canzoni della diva di X-Factor del momento da interpretare a squarciagola, allenamenti di karate che la tramutano in un istante in fiera combattente, vezzose sfilate di moda in cui atteggiarsi a top-model con sgargianti occhiali da sole, accompagnata nel suo progressivo disvelarsi dalla presenza quasi costante in scena di Valeria Raimondi, regista che assume qui un ruolo di madre-amica nei confronti della giovane protagonista.


Come definire questa Lolita, come categorizzare, esprimere la sua essenza attuale e le sue prospettive future? A questo provvedono ovviamente le incisive grandinate verbali che si abbattono sullo spettatore, fedelmente digitate sulla tastiera di un computer e riverberate sullo schermo che costituisce lo sfondo della performance: "Sei le parole che ti hanno offeso, oltraggiato", "Sei il divieto di correre sull'erba", "Sei le parole a cui non hai saputo rispondere", "Sei gli occhi che ti hanno spogliata, gli occhi in cui ti sei specchiata", a mo' di moderna Cenerentola "Sarai la principessa di un principe feticista", come una Biancaneve contemporanea "Farai da sguattera a un esercito di nani".


Ecco però l'improvvisa, violenta virata finale: palloncini posti sotto la candida veste per simulare seni ancora non plasmati dalla natura vengono fatti esplodere liberando sangue scarlatto che insozza l'abito, dando inizio alla minuziosa descrizione di un suicidio dalle tonalità a metà strada tra il grottesco e il soffocante splatter. Il nostro viaggio con "Lolita" termina al cospetto di un'ombra inquietante, quella della bambina insanguinata. Game over. Si chiude il sipario sull'inquieta infanzia di Olga-Lolita e su quest'ultimo capitolo della coraggiosa, prolifica, personale e toccante ricerca drammaturgica condotta con consapevolezza ed entusiasmo da Babilonia Teatri, che si conferma realtà teatrale dal linguaggio espressivo potente e ricercato e da un profilo artistico di spessore realmente internazionale.

 

 

La Pelanda Centro di Produzione Culturale - piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
Per informazioni: telefono 060608 - 06 49385619, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietti: singolo spettacolo 7€, tessera giornaliera 15€

 



Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Emanuela Rea, Ufficio stampa Short Theatre
Sul web: www.babiloniateatri.it - www.shorttheatre.org

 

 

 

TOP