Pinocchio - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Mercoledì, 25 Gennaio 2017 

Antonio Latella è per la prima volta regista di uno spettacolo prodotto dal Piccolo Teatro di Milano, Pinocchio, in scena in prima assoluta al Teatro Strehler, dal 19 gennaio al 12 febbraio. Il Piccolo chiama il suo talento alla sfida con una figura universale che appartiene a tutti e di cui tutti coltivano una memoria propria, quasi esclusiva. Ma non sarà una fiaba.

 

PINOCCHIO
da Carlo Collodi
drammaturgia Antonio Latella, Federico Bellini, Linda Dalisi
regia Antonio Latella
scene Giuseppe Stellato
costumi Graziella Pepe
musiche e suono Franco Visioli
luci Simone De Angelis
con Michele Andrei, Anna Coppola, Stefano Laguni, Christian La Rosa, Fabio Pasquini, Matteo Pennese, Marta Pizzigallo, Massimiliano Speziani
produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa


Va in scena al Teatro Strehler di Milano l'ultimo spettacolo che porta la firma dell'ormai celebre Antonio Latella che, dai margini del teatro italiano, si è guadagnato a tutto diritto la grande scena.

Pinocchio è il capolavoro di Carlo Collodi, la commovente e avventurosa storia di un pezzo di misero legno che diventa burattino e vive incredibili avventure per poi arrivare a diventare un bambino in carne ed ossa. Molti registi come Comencini, Bene, Benigni e Walt Disney si sono riproposti di dare vita a questa epopea e non tutti ne sono usciti felicemente. E' una storia difficile, ricca di significati profondi, archetipi ed è leggibile, come molte grandi opere, a più livelli.

Ciò che accade stavolta, nel Pinocchio di Latella, è lontano da ciò che ci aspettavamo. La narrazione è lineare, cioè segue la storia in senso logico e filologico, racconta tutto (o quasi) “per filo e per segno” come direbbe il nostro Burattino. Anche qui Pinocchio è un uomo adulto e non un bambino, cosa che rende molto difficile entrare mai davvero in empatia con lui. La scenografia è davvero suggestiva: piovono trucioli di legno a tutto spiano e il palco è un incrocio tra una segheria e una miniera con tanto di binari che servono per spostare l'enorme naso di Pinocchio che non sta infatti sulla sua faccia, bensì incombe sugli attori con fare tra il grottesco e il minaccioso. E grottesco è quasi tutto, ma anche molto dolce a tratti e divertente.

Si spinge però un po' troppo sul voler provocare la risata e, chissà se perché memori del Pinocchio di Ceccherini-Paci, i drammaturghi mettono in bocca a questo Pinocchio una lunga sfilza di parolacce e improperi. E se da un lato è vero che le toscane genti (di cui la penna che scrive fa parte) hanno un parlare piuttosto colorito, è anche vero che il turpiloquio è risata garantita. E ridere ogni tanto qui serve, oh se serve, perché ahimé durante il viaggio del caro burattino che viene addirittura accostato a Dante Alighieri e al suo celebre andar per l'Inferno, il sonno viene talvolta a morderci al collo. Il cast è straordinario e vede in testa un commovente e unico Massimiliano Speziani nel ruolo di Geppetto, personaggio da sempre memorabile.

Che altro dire? C'è tanta roba, molta carne al fuoco si direbbe e anche momenti di libera interpretazione riguardo a ciò che l'autore voleva veramente dire rispetto a un momento della storia piuttosto che ad un altro. Di sicuro il Pinocchio di Collodi non è la favola edulcorata di Walt Disney, ma neppure un viaggio in una terra di disperate anime dannate. E' un romanzo di formazione, come ne sono stati scritti tanti, e questo è in chiave allegorica. Collodi si è avvalso di un burattino per poter rendere più verosimigliante ciò che faceva: prendere fuoco, parlare con gli animali e con le fate, respirare sott'acqua, volare sul dorso di un uccello e così via... Non c'è davvero tutta questa dietrologia da fare. Perché voler trovare sempre un qualcosa in più o un recondito sotto testo? E' una favola che aveva, tra gli altri scopi, quello di educare i bambini e dare loro saggi moniti per proteggerli, in certi casi anche dagli adulti. Molto giusta infatti la chiave interpretativa della scena relativa al Paese dei Balocchi, dove la suggestione riguardo alla pedofilia è assolutamente appropriata, resta questo infatti uno dei momenti più mirabili del lavoro di Latella.

Sulla Fata Turchina punti interrogativi e di sospensione: l'interpretazione che ne è stata data è forzatamente psicologica e non troppo aderente. La Fata ama Pinocchio e non è una donna frustrata perché non ha avuto figli, no proprio no. Lei fa quello che fa perché è il suo lavoro di Fata. Così come Geppetto non è un uomo cinico anche lui ostile all'idea della paternità. Geppetto ama Pinocchio e lo vuole vedere felice. E Pinocchio fa tutto quello che fa perché... altrimenti dove sarebbe la storia? Ogni personaggio ha la sua funzione. Ma davvero si pensa che Collodi fosse così tanto freudiano? E Lucignolo? Manca, manca molto, così come manca Melampo. E alla fine... beh, non si può anticipare il finale certo, ma la libera interpretazione su quanto accade raggiunge livelli incredibili... insomma no, non finisce così Pinocchio... Detto questo, ogni opera è bella perché rappresenta una visione su una determinata cosa e, essendo questa una visione assolutamente poetica e ben fatta, è degna di esistere come altra testimonianza della grandezza di Carlo Collodi e del suo straordinario burattino Pinocchio.

 

Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi 2, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro

Articolo di: Caterina Paolinelli
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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