Pinocchio - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Giovedì, 23 Novembre 2017 

Al Piccolo Teatro Strehler è tornato in scena il “Pinocchio” di Antonio Latella, prima di partire per una tournée dell’Italia settentrionale con numerose tappe, tra cui Torino (al Teatro Carignano) e Bologna (all’Arena del Sole), una tournée che sarà suggellata dalla partecipazione in aprile al MITEM (Madách International Theatre Meeting) di Budapest. Tutt’altro che romanzo per bambini e consigliato a un pubblico con più di 14 anni di età, va in scena uno spettacolo sulla vita, dramma e menzogna sono inclusi, che rappresenta a pieno il senso del teatro.

 

PINOCCHIO
da Carlo Collodi
drammaturgia Antonio Latella, Federico Bellini, Linda Dalisi
regia Antonio Latella
scene Giuseppe Stellato
costumi Graziella Pepe
musiche e suono Franco Visioli
luci Simone De Angelis
con Michele Andrei, Anna Coppola, Stefano Laguni, Christian La Rosa, Fabio Pasquini, Matteo Pennese, Marta Pizzigallo, Massimiliano Speziani
foto di scena Brunella Giolivo
produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa

 

Andare a teatro, nel suo senso più assoluto, oggi, significa andare a vedere il premiatissimo “Pinocchio” di Latella, prodotto dal Piccolo Teatro di Milano. Il teatro con le maschere e le macchine sul palco, le quinte a vista, le atmosfere, gli effetti scenici, il dialogo con il pubblico, il sudore evidente degli attori, i messaggi chiari e quelli lasciati in sospeso su cui riflettere, alla fine, quando ci si alza dopo gli applausi, mentre si indossa il cappotto per uscire. C’è tutto quello che uno spettatore vuole, cerca, desidera: la finzione è in bella vista, ma è rappresentazione di una verità. È il teatro, non ci sono altre parole per spiegarlo.

Lo spettatore in questione è quello più attento e che ama questa purezza, è lo spettatore perfetto e addormentato (lo spettacolo dura circa due ore e mezza) di Ennio Flaiano. E’, anche, lo spettatore stufo della patina esagerata di certi registi e attori di questi tempi che si auto-piazzano su di un piedistallo e contro cui, all’improvviso, si scaglia un Mangiafuoco incattivito più che mai, comico, geniale, un eroe, l’eletto, colui che dice quello che tutti pensano e che lo fa sul palco (uno dei momenti di sfogo, talento ed energia più necessari e belli mai visti prima). Questo, però, non è l’unico effetto sorpresa del Pinocchio amaro e per adulti di Latella. Sotto una pioggia incessante di trucioli che cadono dal cielo c’è il Pinocchio delle parolacce e che deve morire impiccato (come nella prima stesura di Collodi), a cui si allunga il naso non solo per le bugie ma anche perché ha fame (lo sapevate?), quello di una fata turchina che sì, è celeste, eterea, immortale, ma che è irraggiungibile, possessiva, rappresenta la consapevolezza del fatto che c’è un bambino senza la madre. C’è il Pinocchio di un Geppetto non amato, di un padre che non riconosce il figlio, che “Un giorno mi dirai/ che ho rinunciato alla mia felicità per te/ e tu riderai, tu riderai di me (…) e mi dirai che un padre non deve piangere mai” (Stadio, Un giorno mi dirai).

Passata l’enfasi e la sorpresa, scordatevi la fischiatina del Grillo Parlante di disneyana memoria perché il burattino, adesso, non è quello con le bretelle e che Con la faccia pulita cammina per strada mangiando una mela coi libri di scuola. È il Pinocchio del grottesco e del vittimismo, è la pedina del mondo, tra palco e realtà, tra dramma e gratitudine, tra la povertà e l’onirico, tra Dante e Tony Manero, tra l’odio e l’ingenuità, tra l’indifferenza e l’amore che non arriva, tra la morte e la sua verità: è la vita, insomma.

È un processo sensazionale: mentre un burattino è lì che rappresenta la vita dell’essere umano, lo spettatore diventa burattino, che non può fare a meno di assistere e che, volente o meno, deve anche rispondere a comando. Sulla capacità di rappresentare l’arte teatrale di Latella e, con essa, di saper andare a fondo nello spirito dell’uomo, ci sono solo lodi: un talento raro, proprio di chi investiga e studia a fondo come saper rappresentare quella marcia in più. Sugli attori, se possibile, si va oltre le lodi, a cominciare da Christian La Rosa, il Pinocchio che ti porta in estasi, anche sessuale, così virtuoso e preciso.

Da vedere per avere un quadro preciso della realtà, tutta. Compresa quella punta di sogno, la parte più saggia, che, anche se in silenzio, non abbandona mai la scena, con le sue antenne chilometriche da Grillo Parlante.

 

Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi 2, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30 (salvo sabato 18 novembre, ore 16); mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata spettacolo: 2 ore e 40 minuti compreso intervallo

Articolo di: Andrea Dispenza
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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