Piccole Stanze di Dignità Omosessuale - Teatro Belli (Roma)

Scritto da  Sabato, 19 Giugno 2010 
clio evans

Dal 15 al 18 giugno. In occasione della diciassettesima edizione della rassegna di teatro omosessuale Garofano Verde, il bordello dell’arte più emozionante ed irriverente della drammaturgia italiana invade il Teatro Belli, nel cuore di Trastevere. Una succursale decisamente “diversa” e intrigante della casa d’appuntamenti di “Dignità Autonome di Prostituzione”, lo spettacolo di Luciano Melchionna che nel corso delle ultime stagioni ha conquistato il pubblico grazie all’originalità e alla dirompente carica espressiva dei monologhi portati in scena e all’emozionante e vigoroso talento degli attori protagonisti, prostituti e maitresse simbolo di una strenua lotta a difesa della fin troppo vilipesa dignità dell’arte teatrale.

 

GAROFANO VERDE

SCENARI DI TEATRO OMOSESSUALE

Rassegna a cura di Rodolfo di Giammarco – XVII edizione

Dal 15 al 18 giugno 2010

PICCOLE STANZE DI DIGNITA’ OMOSESSUALE

Uno spettacolo di Luciano Melchionna

Da “Dignità Autonome di Prostituzione”

Un format Cianchini/Melchionna

Costumi di Michela Marino

Aiuto regia Antonio Cappelli

Assistente alla regia Roberto Saura

 

BOLLA DI PIACERE

di Luciano Melchionna

interpretato da Lorenzo Balducci

FINO A DOVE

di Alessandro Fea

interpretato da David Gallarello

LA VERA STORIA DI ANYA

di Betta Cianchini

interpretato da Betta Cianchini

L’AURORA DELLE MADRI

di Gabriella Schina e Ornella Spraygat

interpretato da Valentina De Giovanni

L’AVANSPETTACOLO

tratto da un articolo di Giovanni Dall’Orto pubblicato su “Babilonia”

interpretato da Domiziano Cristopharo e Gabriele Guerra

MILITARGAY

di Luciano Melchionna

interpretato da Sandro Stefanini

PIEDI DI BAMBOLA

di Gabriella Schina

interpretato da Paola Sambo

TUTTA LA VITA IN GABBIA

di Luciano Melchionna

interpretato da Fabio Mascagni

 

Una versione mignon e brillantemente “arcobaleno” di “Dignità Autonome di Prostituzione” quella andata in scena nel corso di questa settimana al Teatro Belli di Roma nell’ambito della rassegna di teatro omosessuale Garofano Verde. La rassegna, curata da Rodolfo di Giammarco, si propone di sensibilizzare il pubblico su tematiche di assoluta rilevanza sociale quali l’imprescindibile rispetto per l’individualità umana al di là di ogni orientamento sessuale e la necessità di rivendicare tale sacrosanto diritto attraverso la creatività di un’arte teatrale ispirata, coraggiosa e militante. Lo spettacolo di Luciano Melchionna si inquadra alla perfezione in questa cornice tematica e stilistica, rivendicando con forza il riconoscimento del valore dell’incrollabile impegno di attori e registi nel raccontare frammenti di vita quotidiana e facendosi portavoce, con semplicità e passione, dei più basilari valori della convivenza civile e dell’uguaglianza sociale. Il bordello che ha cambiato radicalmente la concezione del rapporto con lo spettatore, catturandone i sensi e investendone l’anima con un universo immaginifico di sensazioni vibranti e impetuose, in questa nuova edizione dedicata prettamente all’amore omoerotico apre i battenti in formazione ridotta sia per gli spazi piuttosto esigui offerti dall’intimo Teatro Belli che per incanalare l’attenzione del pubblico verso i monologhi rappresentati dagli otto attori in scena, scelti tra i più raffinati e talentuosi interpreti dell’universo di “Dignità Autonome di Prostituzione”. Otto testi teatrali dalle atmosfere estremamente eterogenee che consentono di dipingere un affresco emozionante e completo del mondo gay, affrontando tematiche di strettissima attualità sociale come il riconoscimento dell’omogenitorialità e delle coppie di fatto ed affondando uno sguardo lucido e tagliente in dinamiche relazionali talora assolutamente serene e solari ma in altri casi complicate ed offuscate da insondabili abissi di perversione. Naturalmente ampio spazio è riservato anche all’ironia, al divertimento e all’energia contagiosa che ha sin dagli esordi rappresentato una delle carte vincenti del postribolo dell’arte, concepito dalla fantasia di Luciano Melchionna e Betta Cianchini, dando in questa maniera origine a uno spettacolo completo, galvanizzante e capace di trascinare spettatori dal gusto teatrale variegato ed esigente.

Il benvenuto ci viene offerto dai prostituti e dalle maitresse del bordello che, dalla scalinata di accesso al teatro, ci accolgono con un esilarante balletto sulle note di “Stop! In the Name of Love” delle Supremes: in prima linea, scatenate ed affascinanti come di consueto, la straordinariamente sensuale Wanda (interpretata dalla simpaticissima Clio Evans che, in questa nuova edizione dello spettacolo, sfoggia un look da conturbante dark lady dominatrice) e la misteriosa Jane (cui regala voce, corpo e anima Massimiliano Nicosia, in una veste sorprendentemente meno felina e lussuriosa del solito; con l’eleganza dei suoi abiti, un raffinato portamento e le sue appassionate interpretazioni di brani classici del repertorio melodico italiano l’amatissima Jane allieterà le attese dei clienti del bordello nel corso della serata, tra una “prestazione teatrale” e l’altra).

Durante questa mite nottata romana di inizio estate abbiamo avuto modo di assaporare quattro dei monologhi proposti, ricevendo un’ulteriore conferma del talento di alcuni attori della compagnia che già avevamo avuto l’occasione di apprezzare in precedenti avventure nel bordello dell’arte e rimanendo indiscutibilmente sorpresi dal valore e dall’intensità della scrittura drammaturgica di questi testi. Il primo incontro avviene con “L’Aurora delle Madri”, interpretata dalla giovane ma già notevolmente matura da un punto di vista espressivo Valentina De Giovanni, la quale ci conduce nel retropalco del teatro facendoci accomodare sulle assi del palcoscenico, esattamente alle spalle del sipario. Un telo da mare circondato da accessori prettamente “balneari” ed alcuni riflettori che, emanando una luce brillante e solare, suggeriscono l’idea di un litorale assolato, ci proiettano sulla spiaggia che, per la protagonista del monologo, costituisce un prezioso luogo della memoria. Il luogo dove amava passeggiare accanto a Marina, la compagna di sua madre per decenni, nonché la donna che per lei ha rappresentato un solido punto di riferimento, un baluardo di difesa, una carezzevole ed affettuosa amica nei lunghi anni della sua crescita e maturazione di donna. Ora Marina è improvvisamente scomparsa, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di Aurora e di sua madre assieme al ricordo di un amore che ha travalicato con coraggio le convenzioni sociali e la “morale” costituita. Un’interpretazione struggente e delicata quella offerta dalla De Giovanni, che suscita commozione e tenerezza in tutti gli spettatori facendosi portatrice, con la luminosità dei suoi occhi celesti splendidi ed incredibilmente decisi, di un messaggio di uguaglianza, solidarietà e amore universale, un messaggio a cui le alte gerarchie della politica e i benpensanti moralisti cattolici farebbero bene a prestare una doverosa attenzione.

Decisamente più aggressivo e provocatorio è invece il monologo del “Fino a dove”, portato in scena dall’ottimo David Gallarello che, in un angusto e claustrofobico spazio ricavato accanto ai camerini del teatro, ci racconta la drammatica esperienza di vita di un uomo che, per sottrarsi a una degradante povertà, rinuncia progressivamente ai propri valori incamminandosi lungo il sentiero sicuramente tanto redditizio quanto doloroso ed impervio della prostituzione. La sua discesa verso il fondo, verso l’abiezione più insondabile, sin quasi a riconoscere a mala pena sé stesso, sarà veloce ed inesorabile fino ad arrivare all’acme della violenza più sordida. Il monologo, dall’impatto devastante sia per le vicende narrate che per la livida e sofferta sincerità con cui vengono scaraventate contro lo spettatore, colpisce dritto al cuore, specialmente nei suoi istanti finali in cui il selvaggio protagonista, prima di abbandonarci alla riflessione suscitata dal suo monologo, ripete insistentemente, come fosse un mantra, di essere una persona, rivendicando con dolente senso di impotenza di essere un individuo con sentimenti ed emozioni e non solo un mero corpo in grado di regalare piacere.

E’ giunto a questo punto il momento del monologo che maggiormente ci ha colpito nella nostra visita in queste piccole stanze di dignità omosessuale: seguiamo Fabio Mascagni attravero la sala del Teatro Belli fin quando non raggiungiamo una camera piuttosto raccolta dove veniamo invitati ad accomodarci, subito prima che l’attore scompaia dietro una porta. Qualche secondo dopo lo vediamo riapparire, completamente immedesimato nel personaggio protagonista del suo monologo, “Tutta la vita in gabbia”, uno studente universitario che conduce una vita apparentemente del tutto serena, regolare e stereotipata accanto ad un giovane fidanzato, devoto emblema di bravo ragazzo e perfetto compagno. Peccato che nel corpo del nostro protagonista si annidi una bestia infame, un desiderio di sesso che difficilmente riuscirà a saziare e che lo conduce in luoghi malfamati pur di incontrare sconosciuti in preda alla stessa smania carnale, con i quali consumare amplessi animaleschi e violenti. Il dramma si scatenerà però allorchè riuscirà a coinvolgere anche il suo compagno in questa spirale devastante, sino alle inevitabili e tragiche conseguenze. Il monologo, che porta la firma del regista Luciano Melchionna, convince ed emoziona per la vividezza di immagini ed umori con cui viene raccontata questa storia di progressiva e totalizzante degradazione morale; a rendere però veramente prezioso, diretto e lancinante questo acquerello a tinte fosche ed oscure è senz’altro la pregiatissima interpretazione di Mascagni. Da un lato l’eleganza, la naturale compostezza e il raffinato talento recitativo che lo contraddistinguono, dall’altro l’abisso di morboso desiderio di sesso e gelida indifferenza verso il prossimo del personaggio rappresentato. Una contrapposizione che conferisce incredibile intensità a questi istanti di affascinante arte teatrale per i quali ci sentiamo di complimentarci vivamente sia con l’autore del testo che con l’attore che ha saputo interpretarlo in maniera così viscerale, misurata ed emozionante.

Decidiamo infine di concludere la serata all’insegna di toni dalla maggiore levità, seguendo la strampalata coppia costituita da Domiziano Cristopharo e Gabriele Guerra, che ci promette una spumeggiante performance in puro stile Avanspettacolo. Domiziano sale su un leggio, mentre Gabriele, il bizzarro Cerebro mascotte indiscussa di Dignità Autonome di Prostituzione, lo accompagna pronto a rivestire perfettamente il ruolo di spalla comica. Il nostro tatuatissimo oratore si interroga sulla motivazione che conduce alla nascita di innumerevoli barzellette, spesso piuttosto grevi se non addirittura ingiuriose, aventi come bersaglio gli omosessuali mentre il suo simpatico aiutante ne snocciola alcune tra le più becere ed irriverenti. La pillola d’arte teatrale è in questo caso tratta da un articolo di Giovanni Dall’Orto pubblicato sulla rivista a tematica gay “Babilonia”; la giustapposizione tra ironia e denuncia sociale colpisce nel segno, grazie soprattutto all’evidente e collaudata sintonia tra Cristopharo e Guerra, regalandoci una divertente e brillante conclusione di serata.

Il sipario si chiude su un’altra notte trascorsa nel bordello, un’altra notte che ci ha regalato un flusso continuo di emozioni che ci accompagnerà a lungo sottopelle, insinuandosi nei nostri pensieri e nei nostri ricordi. Impossibile non affezionarsi a questo straordinario gruppo di artisti, capaci di offrirsi completamente allo spettatore che, tra una lacrima di commozione e innumerevoli sorrisi, avvertirà una singolare e rigenerante sensazione di arricchimento e pienezza, quella che solo l’arte più pregiata è in grado di donare.

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Luciano Melchionna e Antonio Cappelli, Ufficio Stampa Dignità Autonome di Prostituzione

Sul web: www.teatrobelli.itwww.garofanoverde.info

 

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