Piú dei santi, meno dei morti - Teatro Libero (Milano)

Scritto da  Sabato, 07 Novembre 2015 

In occasione del quarantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, dal 26 ottobre al 2 novembre a Teatro Libero è andato in scena "Più dei santi, meno dei morti - La notte in cui Pasolini", spettacolo della compagnia Fenice dei Rifiuti premiato ad Asti Teatro nel 2013.

 

Produzione Fenice dei Rifiuti presenta
PIÚ DEI SANTI, MENO DEI MORTI
La notte in cui Pasolini
drammaturgia e regia Alessandro Veronese
con Laura Angelone, Federica D'Angelo, Christian Gallucci, Michela Giudici, Vanessa Korn, Susanna Miotto, Alessandro Prioletti, Alessandro Veronese
aiuto regia Francesca Gaiazzi
fotografa di scena Greta Pelizzari
Teatri di Indagine - Atto Quinto
Finalista Premio Scintille013 - Asti Teatro

 

Per chi gli vuol bene veramente, e noi siamo tra quelli, lui è prima di tutto Pier Paolo. Parente no, perché non è una questione di legami di sangue. E nemmeno amico, perché sfortunatamente non c'è stata mai l'opportunità di conoscerlo di persona, e dialogare in sua compagnia dei mille e più argomenti che, con l'intelletto e con l'anima che si ritrovava, era perfettamente in grado di padroneggiare con disinvoltura. Potremmo definirlo allora, se proprio è necessario giungere a una definizione, una guida spirituale dai tratti laici e un punto di riferimento laico con una sua profonda spiritualità. In sostanza, persona unica e irripetibile. Che non morirà mai, anche se in quella disgraziatissima notte di quarant'anni fa venne assassinato.

Quarant'anni esatti, perché era il 2 novembre 1975 quando alcune persone che davvero gli volevano male non solo lo uccisero, ma infierirono con perversità inaudita sul corpo. Le lentezze, ma forse è meglio dire le inaccettabili inadempienze della giustizia italiana, hanno trasformato la morte di Pasolini in un giallo. Un giallo che, nonostante la sicumera di molti, continua a rimanere tale. Perché è a tutti noto che il geniale poeta e cineasta nella vita privata avesse frequentazioni quantomeno discutibili, ed è altrettanto noto che, soprattutto negli ultimi anni della sua vita, tirar fuori gli scheletri dall'armadio della politica e del potere economico-finanziario fosse diventata la sua ossessione. Dunque i potenziali assassini, nell'ultimo scorcio della sua esistenza, erano tanti. Ma Pasolini aveva molti nemici già prima. Una parte, molto consistente, dei suoi connazionali non sopportava il suo coraggio civile, e soprattutto non accettava che questa tempra caratteriale appartenesse a un omosessuale. Quindi a fronte di un numero elevato di estimatori, c'era anche una marea umana non disponibile ad accogliere nel consesso sociale un uomo che, oltre alla “colpa” di essere omosessuale, era pure un artista di successo. Passi che è un sodomita, pensava l'italiano medio, ma che abbia pure la sfacciataggine di non auto-recludersi in una riserva indiana questo no, è inammissibile.

Però a distanza di quarant'anni una certezza c'è: la mano, o forse le mani che lo fecero fuori erano mani due volte empie, perché oltre ad aver ucciso un uomo erano pure inconsapevoli di quanto fosse preziosa la voce del poeta Pasolini. A questo punto, visto che di lustri ne sono passati e tanti, sarebbe un nostro diritto avere tra le mani qualche informazione più precisa e dettagliata su quel che accadde quella notte, e soprattutto sul perché accadde.

La Compagnia Fenice dei Rifiuti, come tutti noi, non ha alcuna certezza apodittica da snocciolare. Però simpatizza, apertamente, con la tesi secondo cui l'ordine di uccidere l'intellettuale scomodo fosse partito direttamente dai vertici dell'Eni. Pasolini, per i vertici di cui sopra, era diventato indubbiamente seccante: indagava, con cognizione di causa, sulla morte di Enrico Mattei, e via via che accumulava materiali sull'argomento si convinceva, sempre più, che non si trattasse di banale morte accidentale.

Pasolini insomma, con la sua temerarietà, metteva le mani nella marmellata dei poteri forti, che era una marmellata al sapore di melma. Ma questa melma di cui sopra era realmente interessata a uccidere un poeta? Siamo sicuri che fossero così intelligenti da considerare pericolose le parole di uno scrittore? Perché in fin dei conti si trattava di gente abituata a valorizzare moltissimo i quattrini e pochissimo le idee. Le idee di Pasolini, per gente di tal fatta, erano sicuramente una fastidiosa puntura nel sedere, ma generalmente non è che uno arrivi poi a sopprimere l'infermiere che gli fa un'iniezione.

Però intendiamoci, l'ipotesi promossa dalla Fenice dei Rifiuti è del tutto legittima oltreché verosimile. E la scelta drammaturgica di seguire questa lettura è umanamente comprensibile, perché quando si prova un'ammirazione sterminata verso una persona - e Pasolini è davvero meritevole della massima considerazione - viene spontaneo considerarlo come centro e motore della Storia con la S maiuscola, come se tutto ruotasse attorno a lui. Per eccesso di amore verso il valore immenso dell'opera pasoliniana, può succedere che un regista teatrale sottovaluti il peso che i ragazzi di vita delle borgate romane hanno avuto nella vita del Nostro, trascurando il fatto che questi ragazzini, oltre ad essere una fonte d'ispirazione inesauribile per i suoi scritti, erano anche al tempo stesso una pericolosa frequentazione notturna. E allora, non si può escludere che tra di essi ci fosse qualcuno più pericoloso di altri il quale, nella sua innocenza dai risvolti profondamente tragici, lo abbia massacrato brutalmente. Con l'aggravante che non si è reso minimamente conto del guaio che combinava.

Ad ogni modo, tutto quello che abbiamo scritto finora in questo articolo è veramente importante? O non è forse più importante, in questa sede, sottolineare che la Compagnia Fenice dei Rifiuti sa regalare emozioni al pubblico portando avanti un dignitosissimo teatro civile? Ciò che conta realmente per un artista che sale sul palcoscenico è lasciare un segno in chi lo guarda. E la mission di Più dei santi, meno dei morti, in questo senso, è pienamente raggiunta. Merito prima di tutto di Alessandro Veronese, che ancora una volta ha saputo mostrare una buona sensibilità registica, consentendo ai corpi degli attori, prima ancora che alla parola, di esprimersi in una lingua dura e diretta, immediatamente traducibile in platea. I singoli attori fanno la loro parte con bravura, ma un corpo che funziona a dovere in scena è merito soprattutto di una direzione sapiente. Qui si trattava di evocare la “disperata vitalità” di Pasolini, e forse il gesto più che la parola ha saputo assolvere questo compito.

La parola, in Più dei santi, meno dei morti, è sostanzialmente efficace, pur con qualche ridondanza. Ad esempio risulta divertente, oltreché istruttivo, il siparietto nel quale due delle attrici raccontano i misteri d'Italia con linguaggio da favola per bambini, utilizzando degli pseudonimi. Poi però questo siparietto viene ripetuto con altre due attrici sul finire dello spettacolo, svelando chi si cela dietro quegli pseudonimi, e questa chiosa non sembrava così necessaria. È apparsa una scelta un po' didascalica, e questo spettacolo, dal momento che si rivolge a un pubblico di adulti e vaccinati e non di scolaretti, acquista più valore se è in grado di evitare il rischio della didascalicità. A un certo momento appare un Pino Pelosi in versione cafonal, ed è una buona intuizione. Ricoprirlo di ridicolo è cosa buona e giusta, anche se purtroppo, pur con tutta la buona volontà, non basterà una risata per seppellire la sua mitomania.

Ma soprattutto, e questo forse è il complimento più bello che si possa fare, è l'affiatamento della Compagnia che emergeva nitidamente sul palco. Uniti in tutto: nella gioia - di stare insieme, palleggiandosi l'un l'altro vibrazioni positive - e nel dolore - costretti, malgré leur, ad assistere impotenti alle tediose conversazioni, stile cineforum fantozziano, del sottoscritto col regista.

L'ultima buona notizia è che ogni tanto, a Milano, la raccolta differenziata funziona che è una meraviglia. I Rifiuti della Compagnia Fenice sono stati riutilizzati, con encomiabile spirito ecologico, dal Teatro Libero. La cittadinanza, in questi casi, dovrebbe avere il buon gusto di ringraziare.

 

Teatro Libero - via Savona 10, 20144 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/8323126, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da lunedì a sabato ore 21, domenica ore 16
Biglietti: intero € 21, under 26/over 60 € 15, allievi scuola Teatri Possibili con tessera associativa € 10 (prime rappresentazioni € 3), prevendita € 1,50

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Clarissa Mambrini, Ufficio stampa Teatro Libero
Sul web: www.teatrolibero.it

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