PFF - Piano Forte Forte, Trisonata per corpo femminile e pianoforte - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Domenica, 09 Giugno 2019 

“PFF - Piano Forte Forte, Trisonata per corpo femminile e pianoforte”, scritto e diretto da Valentino Infuso, con Valentina Cidda Maldesi, dopo Roma, Ancona, Verona, Firenze, Bologna e Napoli arriva a Milano e conclude la tournée 2019 all’ Elfo Puccini; si tratta di un'opera teatrale complessa, molto densa per una voce sola: un’interprete versatile, possente, performer, musicista, cabarettista, attrice drammatica e a suo modo comica. La vita di una donna da prima di nascere alla maturità, sdoppiata con una voce narrante, un escamotage da cinema muto, un incedere per cerchi progressivi con il motivo del refrain che diventa ora ossessione, ora filastrocca. Uno spettacolo singolare, inaspettato, impegnativo: il corpo al centro, prolungamento del pianoforte, che risuona e vibra di una musica interiore. Eppure il corpo è una scatola vuota e la mente un contenitore inutile, semplicemente perché nella vita non c’è nulla da capire.

 

Compagnia Cidda|Infuso presenta
PFF - PIANO FORTE FORTE
Trisonata per corpo femminile e pianoforte
scritto e diretto da Valentino Infuso
interpretato e musicato da Valentina Cidda
luci Giovanni Monzitta

 

Buio assoluto, che si alterna a luce soffusa, a luce fissa, con colorazioni diverse, implacabile: al centro vi sono solo un pianoforte e l’unica interprete, protagonista della storia. Ossessivamente la donna sposta il pianoforte, vi si sdraia sopra, lo suona certo, ma soprattutto lo usa come una scenografia e una macchina scenica: diventa il suo paravento per cambiarsi, architettura, camerino e attrezzo di scena, che suona in modo insolito.

Lo spettacolo, accarezza, intrattiene e strapazza lo spettatore, lo incolla alla poltrona e quasi lo costringe ad ascoltare la storia di una donna martoriata nel corpo che però la violenza non riesce a uccidere perché la volontà è più forte di tutto e il corpo non è che una scatola.

PFF, pronunciato con la f prolungata, come un lungo sospiro che contiene ogni sfumatura emotiva, dal pianto al sollievo, dalla fatica alla resa, dalla disperazione alla speranza, dall'illusione al disincanto, dalla dolcezza al dolore, dall'inizio alla fine, dalla fine ad un nuovo inizio...è il racconto di una donna, è la storia di una vita, narrata per narrare tante vite...narrata per parlare a tutti, donne e uomini: è il riso quasi beffardo dell’inizio.

Tutto comincia dentro l’utero materno quando la futura bambina cerca la posizione migliore per nascere e nella vita sarà tutto un aggiustarsi per trovare la posizione giusta, prima quella per farla finita dopo un trauma infantile, poi quella per sedurre, la posizione da signorina, quindi quella per vendicarsi ma alla fine la posizione è una qualsiasi, perché non c’è nulla da capire. Una storia dolorosa eccezionale e comunque come tante altre fatte di drammi e traumi: una madre incapace, un padre assente, un uomo della famiglia che semina il dolore dentro una donna, quindi le marionette, “n marionette” diverse che non sono che lo stesso uomo che la protagonista continua a scegliere in una folle coazione a ripetere. Interessante non è tanto la confessione ma come si sviluppa la storia, il modo in cui è raccontata, dal virtuosismo pianistico, con il pianoforte suonato al contrario, la capacità versatile di essere attrice tragica, comica, cantante ad un tempo.

Il corpo è certamente protagonista durante tutta l’azione, a volte trattato come il corpo di una bambola, a volte seducente, ingombrante eppure mai esibito, maltrattato anche dalla stessa interprete. Il lavoro dell’interpretazione è articolato e tessuto in modo originale, da una sorta di teatro-danza iniziale, al racconto ‘in falsetto’: come da cinema muto, la protagonista si racconta come voce narrante, una sorta di fumetto non scritto, con linguaggio retrò; mentre il presente, il personaggio, parla un linguaggio pop e alterna la parola, a giochi di bambina, canzoni e canzonette. L’azione diventa più seria, dolorosa: è quella di una donna che subisce, che cerca di capire, per finire a cantare il suo dolore, la sua rabbia. Una donna sconfitta che cede alla vendetta. E’ uno spettacolo non etichettabile che fa perno sulle capacità dell’interpretazione e sulla grammatica di una regia che non si scompone mai.

“PFF - Trisonata per corpo femminile e Pianoforte” è un opera alchemica, e, come tale, drammaturgicamente si compone appunto di “tre sonate” che insieme incarnano una sinfonia complessa, coraggiosa, sfrontata. Tre parti, tre fasi dell’esistenza, i tre stadi di mutamento dal piombo esistenziale alla ricerca dell'oro che siamo e possiamo Essere…”

Nella prima sonata, come racconta la regia, “Origini” (del male), si narra la nascita, “la caduta dell’angelo”, l’inizio del viaggio terrestre di una piccola donna che comincia a poco a poco ad essere piegata, logorata, congelata, dalle grandi bugie del mondo degli “adulti”: le aspettative, il giudizio, l’inganno, la prima violenza, la vergogna, la fuga da se stessi, lo smarrimento, la paura, il senso di colpa, la ricerca disperata di un respiro d’amore autentico che manca, manca sempre, manca ovunque, manca da sempre, …
La seconda sonata, “Inferno”, si apre con l’avvio verso la vita da “signorina”, e percorre, attraverso i passaggi del diventare donna, gli schemi che, dal primo germe di dolore originario, vanno a crearsi e ripetersi ostinatamente, sciami di demoni evocati e nutriti costantemente in un anelito inarrestabile di autodistruzione…la tensione alla vita, l’omicidio continuo di ognuno per mano di ognuno, il disincanto, il dolore, la fuga, la rabbia che salva dalla disperazione ma lo fa avvelenando inesorabilmente il cuore…
La terza sonata, è "Guarigione", la trasformazione, che però non è catarsi. E’ anzi la dissoluzione dell’ego, la fine di ogni pretesa, la consapevolezza incarnata, la responsabilità riconosciuta, l’accoglienza della Bellezza, la resa. E’ un monologo muto, dove il vuoto purifica la parola…e la restituisce scarnificata e leggera, libera e solenne nella sua trasparenza inafferrabile.
Lo spettacolo nasce da una richiesta di Valentina Cidda al regista: qualcosa che coniugasse il suo essere, umano ed espressivo, al pianoforte, e non solo in senso musicale; scrivere uno spettacolo per corpo (e anima) femminile e pianoforte.


Teatro Elfo Puccini (Sala Shakespeare) - Corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì 28 a giovedì 30 maggio ore 20
Biglietti: intero € 13, ridotto €9
Durata spettacolo: 105 minuti circa

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Maya Amenduni
Sul web: www.elfo.org - www.pianoforteforte.it

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP