Petrolio. Una storia a colori - Teatro Cometa Off (Roma)

Scritto da  Sabato, 30 Marzo 2019 

Dal 19 al 24 marzo, al Teatro Cometa Off di Roma, ha debuttato in prima assoluta lo spettacolo “Petrolio. Una storia a colori” di Beatrice Gattai, con la regia di Alessio Di Clemente.

 

TIC - The Inspiration Club presenta
PETROLIO. UNA STORIA A COLORI
di Beatrice Gattai
con Beatrice Gattai, Antonio De Matteo, Francesco Centorame
regia Alessio Di Clemente
assistente alla regia Elvira Berarducci
costumi Irene Trovato
scene Adriano Solferino
organizzatore Riccardo Frontori

 

Beatrice Gattai interpreta la protagonista delle vicende narrate. Maria è una giovane prostituta dal passato difficile, dal carattere schivo e restio nei confronti degli uomini ma che allo stesso tempo fa trapelare la sua dolcezza e il suo animo buono. La sua vita le piace, o forse è di questo che si vuole convincere. Si rifugia nella sua arte, nei suoi colori che la rendono felice e che la fanno evadere anche solo per un minuto da quell’ esistenza forse troppo imbevuta di petrolio. La sua storia s’intreccia e si lega a quella di altri due personaggi: Giuseppe ed Emanuele.

Il primo, interpretato da Antonio De Matteo, è un uomo forte, tutto d’un pezzo, con una precedente storia d’amore giunta al capolinea; un matrimonio che ormai è finito; una storia fallimentare che lo porta per un anno a diventare cliente assiduo della bella prostituta. Inizialmente per divertimento trascorre le giornate in sua compagnia, ma solo in seguito comincerà a sentirsi sempre più coinvolto e legato a questa donna, finendo per innamorarsene e cercare di convincerla a cambiare vita. Il personaggio di Emanuele, interpretato da Francesco Centorame, è invece quello di un ragazzo con disabilità che gioisce sessualmente della compagnia della donna. Cerca e trova affetto in questa prostituta con la quale ormai ha instaurato un rapporto al quale sarà difficile rinunciare.

In un certo senso nelle storie dei tre personaggi si parla d’amore. Un amore non romantico ma in evoluzione, che racchiude le più variegate sfaccettature. Il carattere di ciascuno mostra questo forte legame a suo modo. La paura di lasciarsi andare e di palesare ciò che si prova realmente rappresenta il più profondo leitmotiv di questo spettacolo. Un viaggio psicologico basato sulla comprensione del percorso dei protagonisti, sulle loro vicende passate e presenti, una riflessione sulla loro esistenza, maturità e responsabilità. In sintesi: sulla loro integrità.

Abbiamo incontrato i protagonisti dello spettacolo per indagare più a fondo sulla sua genesi e sulle tematiche da questo affrontate.

Cosa ti ha spinto a portare in scena questo spettacolo? Com’è nato e che idea si nasconde dietro questo progetto?
[Beatrice] È partito tutto perché insieme al mio compagno, avendo anche amici con difficoltà, abbiamo iniziato a porci delle domande. Lui ha anche lavorato per tanti anni alla cooperativa Serena Lainate che tra le tante iniziative si occupa di interventi educativi di qualità, espressamente rivolti a giovani in condizioni di disabilità. E' stato proprio lui a parlarmi del tema sesso-disabilità. Io avevo già scritto un monologo di questo personaggio, della protagonista, e volevo costruire uno spettacolo intorno a lei. Mi è sembrata una buona occasione per unire queste tematiche. Ci siamo trovati a parlare in prospettiva: se un domani decidessimo di avere una famiglia e avessimo difficoltà, fin quanto in là ci spingeremmo? Che tipo di approccio assumeremmo? Che decisioni potremmo prendere? Le tematiche non sono poi così semplici. Si tratta di argomenti delicati. Questo spettacolo offre la possibilità di far nascere quesiti e spunti di riflessione a persone che già si trovano a vivere una situazione simile o che in un ipotetico futuro potrebbero trovarsi ad affrontarla.

Possiamo dire che in generale avete trattato temi molto attuali e allo stesso tempo spinosi, riguardo ai quali non è sempre facile assumere una posizione. Le risposte non sono così semplici o automatiche. Determinate questioni come l’utilizzo di un utero in affitto o il pagare una prostituita per soddisfare i bisogni di un figlio disabile, non consentono di approdare a risposte immediate e scontate…
[Beatrice] Sì, assolutamente. Abbiamo però voluto lasciare un dibattito aperto. Questo perché ovviamente nessuno possiede risposte assolute. Quello che però ci siamo prefissati è di portare le persone quantomeno a riflettere su queste tematiche che, giuste o sbagliate che siano, esistono.

Colpisce del tuo personaggio uno spiccato senso di solidarietà nei confronti della moglie di Giuseppe, un cliente all’inizio come tanti che però nel corso dello spettacolo ti porta a maturare un interesse speciale nei suoi confronti. Nonostante questo legame particolare, manifesti un vero e proprio appoggio morale nei confronti di questa donna. Non esiti ad esprimerti a pieno, spendendo consigli che possano in qualche modo mettere in luce i suoi pensieri e le sue decisioni…
[Beatrice] Sì, il mio personaggio cerca di capire se quest’uomo possa entrare o meno a far parte della sua vita. Comincia ad essere una confidente di Giuseppe. Ascolta e analizza la storia che quest’uomo vive con sua moglie. Cerca di capire i loro comportamenti, i loro pensieri. Soprattutto prova a mettersi nei panni di questa donna, immedesimandosi nelle scelte difficili che ha dovuto prendere. Bisogna dire che finché la moglie non lo butta definitivamente via di casa, è tutto un gioco, solo sesso e divertimento. Ma dal momento in cui i giochi iniziano a farsi seri, allora il mio personaggio deve capire chi ha di fronte e per farlo empatizza un po’ con la moglie.

Quali sono secondo te i punti di forza di questo spettacolo?
[Beatrice] Il ruolo dei personaggi e il legame che si instaura tra di loro sono fondamentali. All’interno dello spettacolo è tutto una provocazione continua. Ci provochiamo sempre a vicenda. Devo dire che di base sono tutti personaggi fallimentari, degli antieroi.
Altro aspetto fondamentale all’interno dello spettacolo è la convivenza tra una condizione di disabilità ed il sesso. È un tema reale e attuale, dibattuto soprattutto all’estero. In Svizzera, ad esempio, è riconosciuta la figura dell’assistente sessuale ai disabili. Qui in Italia è possibile trovarla a Torino. Max Ulivieri sta portando avanti questa iniziativa attraverso l’Associazione Lovegiver, presentando anche una proposta di legge. Nel corso dello spettacolo è possibile vedere scene forti ma mai volgari. Diciamo che si rompe un tabù. Si fa vedere quanto sia naturale la sessualità, anche per le persone con disabilità, rappresentando con naturalezza e delicatezza questo aspetto delle loro esistenze.

Ti trovi ad interpretare Giuseppe. Cosa si nasconde dietro il tuo personaggio?
[Antonio] Il mio personaggio ha molta difficoltà nel fare delle cose. Dirle soprattutto. Allo stesso tempo è estremamente forte. In realtà non sta né nella vita della moglie né in quella della prostituta. Rappresenta un classico egoista narcisista. Con il tempo cerca di entrare nella vita di questa donna, ma lo fa a suo modo, sempre con le sue regole. In particolare quei tre giorni passati a casa di Maria, in un certo senso lo fanno aprire di più, portandolo ad innamorarsi di lei. Inizialmente però lui non se ne rende conto. Vuole semplicemente uscire da una parte, dalla sua vecchia vita, in particolare quella coniugale, e trovare il suo chiodo schiaccia chiodo da quell’altra parte.

Cosa ti ha colpito maggiormente di questo testo teatrale?
[Antonio] Sicuramente il fatto che trattiamo dei temi particolari in un modo particolare. Per niente scontato. Non c’è il ragazzo portatore di handicap al quale rivolgere un po’ di pietà. Tutto il contrario. L’ironia fa da padrona. Un punto di forza è rappresentato senza dubbio dalle relazioni tra questi personaggi. Devo dire che sono quelle che mi hanno colpito fin dall’inizio.

Quali i punti di forza dei personaggi che avete interpretato?
[Beatrice] Ci troviamo tutti e tre d’accordo sul fatto che sono personaggi per niente stereotipati. Questo è il loro punto di forza. Li rende belli nella loro bruttezza.

Lo spettacolo s’intitola “Petrolio. Una storia a colori”. Come spiegate questa contrapposizione?
[Beatrice] Ha tanti significati. Innanzitutto i temi che trattiamo, come ad esempio l’utero in affitto o il mestiere della prostituta, rievocano il concetto del denaro. Al giorno d’oggi sta diventando tutto commerciabile. Ma l’idea di inserire il termine petrolio era partita soprattutto per evocare tutto quello che noi abbiamo dentro. La scelta è ricaduta su un materiale preziosissimo ma che allo stesso tempo è soffocante. Molto spesso tutti noi abbiamo qualcosa di bello dentro che a volte ci può anche soffocare. Una storia a colori invece rappresenta tutto quello che dovremmo fare nella nostra vita e che spesso facciamo. Prendiamo i nostri drammi, li limiamo e cerchiamo di trovare la gioia nelle piccole cose, andando avanti così.

 

Teatro Cometa Off - Via Luca della Robbia 47, Roma
Informazioni e prenotazioni: telefono 06/57284637
Orari spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: 10euro + tessera associativa

Articolo di: Francesca Romana Tomassini
Grazie a: Ufficio stampa Maresa Palmacci
Sul web: www.cometaoff.it

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