Petrolio - Teatro India (Roma)

Scritto da  Sabato, 19 Gennaio 2019 

Dal 9 al 13 gennaio, il Teatro India ha ospitato lo spettacolo “Petrolio”, scritto, diretto e interpretato da Ulderico Pesce: un racconto-denuncia della “lucania saudita”, il più grande giacimento petrolifero continentale, con un alto indice di mortalità e danni ambientali irreversibili.

 

PETROLIO
Storie dalla Lucania Saudita
scritto, diretto e interpretato da Ulderico Pesce
produzione Centro Mediterraneo delle Arti

 

Nel 2019, Matera è eletta a capitale europea della cultura, riconoscimento che l’Italia ha ottenuto l’ultima volta nel 2004, quando fu la città di Genova a fregiarsene. Eppure, per quanto prestigiosa, la proclamazione arriva in una fase di estrema sofferenza e terrore immenso per la Basilicata, che si trova a fronteggiare un’emergenza ambientale e sanitaria di grande portata. Per quanto balsamico, il titolo attribuito al capoluogo di regione non riesce ad alleviare il dolore, né ad arginare i pericoli che negli ultimi 25 anni hanno messo ad alto rischio - e perseverano - la sicurezza del popolo lucano.

“Petrolio” è uno spettacolo di denuncia. È il frutto di una lunga attività di ricerca - nutrita dalla raccolta di materiali e interviste - operata da Ulderico Pesce sulla vicenda petrolifera lucana. È la storia di Giovanni, operaio del COVA (Centro Olio Val d’Agri), un impianto di primo trattamento del greggio istituito dall’ENI nella zona industriale di Viggiano, al confine col territorio di Grumento Nova, dove lavora come addetto alla sicurezza dei serbatoi esterni. Giovanni vive con la moglie e la figlia Maria - che studia Scienze Forestali e Ambientali presso l’Università degli Studi della Basilicata, i cui fondi attingono alle royalties petrolifere - in località Le Vigne, di fronte alla fiamma dell’impianto ENI, che dal 1994 brucia e disperde nell’aria un gas ad alta tossicità, l’H2S. Al medesimo tempo, Giovanni compie due scoperte che sconvolgono la sua esistenza: da un lato, uno dei grandi serbatoi esterni, il numero 4, ha una perdita, dalla quale fuoriesce greggio (ENI ha stimato si tratti di 400 tonnellate), che permea il terreno e rischia di contaminare la diga del Pertusillo, un bacino artificiale che raccoglie acqua da utilizzare a scopi idrici in Basilicata e in Puglia; dall’altro, sua figlia Maria, prossima al conseguimento della laurea, si ammala di leucemia.

La base drammaturgica dello spettacolo si sostiene sul conflitto che attanaglia Giovanni, come attanaglia tutto il popolo lucano. Se Giovanni parla della perdita e rivela che il greggio rischia di finire nella falda acquifera, viene licenziato. Se parla, la magistratura chiude il Centro Olio; e se chiude il Centro Olio, chiudono anche tutti gli enti che godono delle royalties petrolifere. Se parla, chiude l’università di Potenza, e la figlia non può più laurearsi. Se parla, chiude l’IRCCS - CROB (acronimo di Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico - Centro regionale oncologico Basilicata, azienda ospedaliera di Rionero in Vulture, in provincia di Potenza), la figlia non può più curarsi vicino casa, e sono costretti ad andare a Milano per la chemioterapia.

Il lavoro - che dal 1994 al 2018 ha tenuto Giovanni in uno stato di precarietà cronica, perpetrata attraverso il rinnovo periodico di contratti trimestrali - lo ha incastrato. Lo ricatta, come ricatta gran parte dei lavoratori lucani, assoldati nel più grande giacimento petrolifero continentale (on-shore, nel gergo delle perforazioni) dell’Europa occidentale. «È uno spettacolo molto intimo. Racconto gli atti delinquenziali che il nostro popolo sta subendo da trent’anni - commenta Ulderico Pesce - […]. Siamo noi Giovanni, non siamo più liberi, noi lucani. Il petrolio va regimentato. Vanno create regole e vanno fatte rispettare, va bloccato qualsiasi altro pozzo».

“Petrolio” è un pugno nello stomaco. Dal punto di vista scientifico, si poggia sulla Valutazione di impatto sulla salute (VIS), ovverosia uno studio voluto dai sindaci dei comuni di Viaggiano e Grumento Nova con la finalità di valutare gli effetti della presenza del Centro Olio Val d’Agri nel loro territorio: «Per definire un quadro chiaro della situazione ambientale sono state fatte analisi di aria, acqua e suolo ed è stata studiata la diffusione per via aerea delle emissioni provenienti dai camini del COVA. Sul piano sanitario è stata svolta un’approfondita indagine epidemiologica che ha permesso di conoscere lo stato di salute della popolazione e di quantificare gli effetti dovuti all’impianto petrolifero, tenendo conto della statale di fondovalle». Come si evince dalle parole che Ulderico Pesce utilizza durante lo spettacolo, nell’arco di 4 anni le malattie cardiovascolari nelle donne lucane sono aumentate del 63%, mentre negli uomini del 41%; le malattie respiratorie sono invece aumentate del 118%, e la Basilicata è divenuta la regione italiana con il più alto numero di tumori e leucemie.

Lo Stato italiano (che nel 1953 creò l’Ente Nazionale Idrocarburi come ente pubblico, poi convertito in società per azioni e divenuto multinazionale a partire dal 1995 - nonché ottavo gruppo petrolifero mondiale nel 2018 per giro d’affari) possiede il 30% delle quote dell’ENI, e continua a detenerne il controllo effettivo. Se gli interessi dell’ENI sono sacri anche per lo Stato italiano, torna pericolosamente in auge uno dei motti utilizzati come strumento di propaganda dal Fascismo: «La patria si serve anche facendo la guardia a un bidone di benzina».

 

Teatro India - Lungotevere Vittorio Gassman (già Lungotevere dei Papareschi) 1, 00146 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.311/314, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: tutte le sere ore 21, domenica ore 18
Biglietti: intero 20€, ridotto 16€
Durata spettacolo: 60 minuti

Articolo di: Cecilia Carponi
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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