Persone naturali e strafottenti - Teatro Vittoria (Roma)

Scritto da  Sabato, 18 Gennaio 2020 

Dal 14 al 19 gennaio. Quattro solitudini, un appartamento e una notte di Capodanno a Napoli. Donna Violante, la padrona, ex serva in un bordello, discute e litiga con Mariacallàs, un travestito, in bilico fra rassegnazione, ironia, squallore e cattiveria. E ancora, Fred e Byron che sono alla ricerca dell’ebbrezza di una notte: l’uno, uno studente omosessuale alla ricerca di una vita libera dalle paure; l’altro, uno scrittore nero che vorrebbe distruggere il mondo per vendicare le umiliazioni subite. Quattro persone naturali e strafottenti, che, per un gioco del destino, divideranno la loro solitudine con quella degli altri, mentre fuori la città saluta il nuovo anno, fra accese discussioni, recriminazioni, desideri repressi, liti e violenze sessuali.

 

Produzione Altra Scena presenta
in collaborazione con Sycamore T Company
PERSONE NATURALI E STRAFOTTENTI
di Giuseppe Patroni Griffi
con Marisa Laurito, Guglielmo Poggi, Giancarlo Nicoletti e Livio Beshir
disegno luci Daniele Manenti
costumi Giulia Pagliarulo
aiuto regia Giuditta Vasile
make up Vincenzo Verdesca
direttore di scena Claudia Tagliaferro
datore luci Tommaso Natale
organizzazione Cinzia Storari
foto Luana Belli
distribuzione Stefano Pironti - Chiediscena
regia Giancarlo Nicoletti

 

La pièce di Peppino Patroni Griffi suscitò al debutto nel 1974 divisioni nella critica, reazioni contrastanti nel pubblico e polemiche. Un destino che ha seguito l'opera nelle successive edizioni: quella del debutto con Pupella Maggio, Mariano Rigillo, Gabriele Lavia e Arnold Wilkerson, la successiva del 2002 con Angela Pagano, Lino Capolicchio, Lorenzo Lavia e David Sef, fino alla più recente, la più discussa e discutibile, del 2010 con interpreti Maria Luisa Santella e Vladimir Luxuria.

La critica, quella positiva, si è posta in una trincea difensiva del testo proponendo un'interpretazione che non piacque allo scrittore napoletano. Secondo questa linea interpretativa infatti i personaggi dell'opera sarebbero emarginati, disperati: l'oscenità, o per meglio e più correttamente dire la scabrosità del testo, verrebbe se non moderata, in gran parte "giustificata" da un intento morale, impegnato dell'autore. Solitudini che si incontrano come onde del destino e finiscono per scontrarsi e sopraffarsi in uno spazio claustrofobico di una camera ad ore per incontri di sesso anche estremo.

Tuttavia il primo a dissentire sul tema delle "solitudini" e della "emarginazione" come nuclei drammaturgici dell'opera è proprio Patroni Griffi in un'intervista a Costanzo Costantini (Di Napoli si muore, “Il Messaggero” 24 gennaio 1974): "L'ex serva di bordello Violante, il travestito Mariacallas o il personaggio Fred non sono dei personaggi collocabili socialmente ed emarginabili, ma sono noi stessi. Ognuno di noi può essere uno di loro".

Giustamente Mariano D'Amora (in Gli amici dei miei amici sono miei amici-La letteratura e il teatro di P.P.G., Bulzoni, 2013) sottolinea il significato dei due attributi presenti nel titolo: "naturali" e "strafottenti", non eccentrici o diversi. Tant'è che Patroni Griffi in un'altra intervista avvertì del pericolo di una caratterizzazione eccessiva del travestito Mariacallas: "Errore fondamentale è fare interpretare un diverso proprio da uno che lo è veramente. Si rischia il compiacimento" (in Emilia Costantini, Capolicchio diventa Mariacallas nel testo scandalo di Patroni Griffi, “Corriere della sera”, 31 dicembre, 2001).

Se dunque il fulcro della drammatica non verte tanto sulla "diversità" dei personaggi, bensì sulla loro "normalità"; non si incentra sulla loro disperazione ed emarginazione, bensì - come suggerisce il titolo - sulla loro "strafottenza", deve pur potersi enucleare un "contest" morale che filtri l'oscenità e la scabrosità dell'opera sul piano della denuncia. Ecco allora materializzarsi davanti agli occhi dello spettatore un testo che "deve fare schifo", deve far accapponare la pelle e suscitare repulsione per assolvere ad una funzione catartica: a far schifo è in realtà lo spettatore che assiste e che è partecipe, complice se non artefice delle stesse nefandezze cui assiste, non solo a teatro ma nella vita quotidiana. Illuminante a questo proposito un passaggio di D'Amora:

"Queste figure vanno intese come testimoni/artefici della graduale discesa della città agli inferi, ognuno di essi contenendo un aspetto di quella Napoli così densamente adombrata di peccato. Le loro esistenze coincidono con il progressivo avanzare del buio rispetto alla stereotipata solarità partenopea. Ed è in questa collocazione ideologica che Patroni Griffi immerge la singolare identità partenopea depauperata di ogni pietas commiserativa. Questo perché considera i propri concittadini non vittime di un destino avverso, ma assassini della città: non è Napoli che li ha resi tale ma sono gli abitanti che hanno trasformato la città in un posto all'inferno."

La regia di Giancarlo Nicoletti (che intrepreta anche Mariacallas), pur non escludendo del tutto questa impostazione - peraltro dettata dallo stesso Patroni Griffi fin dal titolo ("Persone naturali e strafottenti" sono i Napoletani prima ancora dei personaggi della piéce) - pare comunque attestarsi più decisamente sull'altro fronte che evidenzia le tematiche relative a solitudini ed emarginazioni varie e trasferisce le persone "naturali e strafottenti" del testo in devianze umane, diversi, borderline dediti ad alcol, sesso e disperazione. Insomma solitudini esistenziali, secondo una ricetta che tira in ballo anche Sartre.

Le cose non stanno come abbiamo visto del tutto così. Del resto il copione - se ne accorge anche Franco Cordelli senza però tirare tutte le conseguenze - è tutt'altro che noioso, anzi fa spesso ridere sul filo di una comicità scabrosa, irriverente, ossia provocatoria. Ma non credo che Patroni Griffi voglia far ridere per ridere, perché c'è poco da ridere nella Napoli che lui dipinge a tinte fosche: chi ride è un pubblico che ride in realtà di se stesso, della propria mediocrità, della propria bassezza morale, delle proprie ignominie.

Bravi gli attori a smarcarsi da un'interpretazione del testo che porterebbe a rappresentare una storia piuttosto banale e rozza di omosessualità: Marisa Laurito recupera il senso di umanità, lacrime e sangue, che contraddistinse le interpretazioni di Pupella Maggio e di Maria Luisa Santella, espressioni del popolo napoletano travolto dalla volgarità della "nuova" strafottenza delle persone "normali"; Giancarlo Nicoletti, alias Mariacallas, fa bene a fermarsi al limite, quel limite dettato dallo stesso autore, del "diverso" che gli farebbe correre in caso di eccesso qualche rischio di macchietta che Patroni Griffi voleva assolutamente evitare; Fred, il giovane omosessuale di Guglielmo Poggi, resta opportunamente semplice, vero, ossia "naturale", è il capro espiatorio che si offre, si immola sull'altare, ossia un letto macchiato del suo sangue, affinché si apra uno spiraglio di salvazione per tutti; il riuscito Byron di Livio Beshir nasce infine da un'intuizione vincente, è un personaggio in parte autobiografico, lo scrittore che rappresenta anche l'autore (emblematico il suo nome) per esprimere tutto il suo sdegno per la Napoli che affonda nella miseria e nella perdizione: “Io voglio che tutto sia distrutto”. Non è qui Patroni Griffi a parlare? Così come il membro sventolato alla finestra da Byron per irridere il popolo napoletano è un atto indubbiamente condiviso tra il personaggio ed il suo autore.

 

Teatro Vittoria - Piazza Santa Maria Liberatrice 10, 00153 Roma (Testaccio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5740170 - 06/5740598, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: lunedì (ore 11-13 e 16-19), dal martedì al sabato (ore 11- 20), domenica (ore 11-13.30 e 16-18)
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 21; mercoledì ore 17; domenica ore 17.30
Biglietti: intero platea 30€, intero galleria 24€ (compresi 3€ di prevendita); ridotti in convenzione: platea 23€ e galleria 20€ (compresi i 3€ di prevendita)

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Ufficio stampa Rocchina Ceglia
Sul web: www.teatrovittoria.it

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