Per questo mi chiamo Giovanni - Teatro Vittoria (Roma)

Scritto da  Martedì, 11 Novembre 2014 

Dal 6 al 23 novembre. Grazie alla penna di Gianni Clementi e alla regia di Stefano Messina va in scena, con leggerezza e semplicità, il racconto della mafia e di chi l’ha combattuta, sul palcoscenico del teatro che riesce sempre a coniugare divertimento e riflessione. Liberamente ispirato all’omonimo libro di Luigi Garlando, già testo di narrativa nelle scuole, pubblicato nel 2004 e vincitore di numerosi premi.

 

Produzione Attori & Tecnici presenta
PER QUESTO MI CHIAMO GIOVANNI
di Gianni Clementi
liberamente ispirato al romanzo di Luigi Garlando
con Stefano Messina e Pietro Messina
regia di Stefano Messina
sceno/videografia Salvo Manganaro
aiuto regia Viviana Picariello
datore luci Emiliano Baldini
tecnico video Riccardo Baldini
Personaggi e Interpreti
Luigi - Stefano Messina
Giovanni - Pietro Messina

Una bella mattina di maggio del 1992, Luigi, un negoziante di giocattoli palermitano, dopo aver caricato la macchina di bambolotti Cicciobello, tornava verso casa a tutto gas: aveva, infatti, ricevuto la notizia che sua moglie stava per partorire. Suo cugino Alfio, alla guida, spingeva la macchina sull’autostrada per arrivare in tempo all’ospedale. Con quest’antefatto gioioso raccontato da uno dei due protagonisti in preda all’emozione, si apre la scena, mentre sembra di sentire il respiro del mare lì vicino e il battito del suo cuore nella folle corsa. Poi, all’altezza del paese di Capaci, c’è l’istante “decisivo”, in cui gli eventi cambiano corso e significato: mentre i due filano sull’autostrada, superano con la loro Fiat Uno addirittura tre Fiat Croma, notano le macchine di scorta, riconoscono l’auto con il giudice Falcone alla guida e accanto la giovane moglie Francesca, vi è uno scambio di sguardi, forse un sorriso. La distanza che Alfio e Luigi mettono tra la loro Fiat Uno e le Croma è sufficiente per salvarsi ma anche per vedere quel che succede alle spalle, quell’esplosione spaventosa che inghiottirà per sempre quel piccolo corteo e che ricorderanno per tutta la vita.

La narrazione di questo spettacolo è stata pensata per i ragazzi ma, se da una parte vuole raccontare ai più giovani un momento storico che non hanno vissuto, dall’altra ridesta la coscienza di adulti che quell’epoca hanno conosciuto ma potrebbero aver dimenticato, riflettendo su un fenomeno che magari si pensa estraneo alla società attuale. Non c’è infatti terreno più fertile per la mafia della negazione o dell’omertà e proprio Luigi, solo dopo aver sfiorato per tragica fatalità l’impressionante violenza della malavita organizzata, prenderà coscienza e deciderà di denunciare il pizzo, subendo poi la distruzione del negozio per ritorsione. Ma soprattutto, prende coscienza del potere oscuro di Cosa Nostra e dei suoi meccanismi e decide di trasmettere a suo figlio quei valori positivi che, come dice, bisogna seminare sin dall’infanzia per plasmare degli adulti consapevoli. Quel bambino nato il 23 maggio del 1992 cui fu dato il nome Giovanni, in onore del giudice Falcone, lo vediamo il giorno del suo decimo compleanno in gita per Palermo con papà, che gli vuole raccontare proprio la storia di quel giudice, attraversando i luoghi della città che hanno visto quegli eventi.

Lo spettacolo scorre senza retorica, evitando i toni di maniera: Giovanni Falcone è descritto come un giovane pretore coraggioso già dall’età di ventiquattro anni e come un innovatore nei metodi di contrasto alla criminalità organizzata; ma anche come un siciliano doc, un ottimista ma cosciente del pericolo, amante dei piaceri della vita, della buona cucina e delle tradizioni, uomo di successi ma anche di sconfitte, dall’apoteosi del maxi processo del 1986 alle contestazioni, dalle minacce alla mattanza del 1992 quando morì, con quei cinque quintali di tritolo sistemati sotto l’autostrada.

La messa in scena è concepita per passare dal quotidiano all’affondo morale, riuscendo a tenere sempre viva la tensione emotiva. Con accortezza si evita la noia di certe celebrazioni e si utilizzano gli strumenti più vicini alla sensibilità comune, come ad esempio i paragoni calcistici. Tra le belle videoproiezioni che fanno da sfondo al racconto, c’è anche il famoso “gol del secolo” di Maradona contro l’Inghilterra a Messico 1986, più volte ricordato da Luigi come simbolo di caparbietà e tenacia. Vediamo poi il fronteggiarsi delle squadre Pool Antimafia contro Cosa nostra, occasione per parlare di tanti altri giudici, forze dell’ordine e insigni personaggi dell’epoca (Chinnici, Dalla Chiesa etc.), come in un album di figurine, e illustrare per contrapposizione la composizione delle cosche. Tutti escamotage che servono a proporre la storia nella maniera più giusta per attirare l’attenzione ed essere comprensibile. Il bambino, infatti, prima nega poi comincia a capire e ammette che il papà non parla di cose fuori dal quotidiano: la mafia, la prepotenza, sono presenti anche nella sua classe, è il ragazzino bullo che prevarica gli altri nel silenzio di tutti e anche lui troverà infine il coraggio di ribellarsi, guadagnandosi un occhio nero e imparando che ogni scelta coraggiosa ha il suo prezzo ma anche la sua dignità. I protagonisti passano dalle riflessioni personali al dialogo in un flusso continuo: a volte il narratore è Giovanni, a volte Luigi, e i due fili narrativi s’intrecciano senza soluzione di continuità, a significare lo scambio ininterrotto tra padre e figlio, all’interno di una scenografia essenziale con un tavolo, tre sedie e pochi altri oggetti di uso comune, ma soprattutto un telo in costante movimento che simboleggia il mare, la natura meravigliosa e onnipresente.

Stefano e Pietro Messina, padre e figlio sulla scena e nella realtà, sono naturalissimi nei rispettivi ruoli e regalano uno spettacolo adattissimo a bambini e adulti. Grazie a Stefano Messina, noto regista e attore della Compagnia Attori & Tecnici, per questo spettacolo che fa del teatro strumento privilegiato di memoria e di formazione.

 

Teatro Vittoria - piazza di Santa Maria Liberatrice 10, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5781960, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal martedì al sabato ore 10.30/20; domenica e lunedì ore 10.30/13.30 e 16/19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato alle 21, domenica alle 17.30. Attenzione: per ogni spettacolo è previsto un turno pomeridiano (ore 17) al mercoledì. Il secondo martedì di programmazione lo spettacolo è alle ore 20.
Biglietti: platea 25,00 euro - galleria 19,00 euro; ridotti euro 18 ed euro 15

Articolo di: Rosanna Saracino
Grazie a: Michele Lella, Ufficio stampa Teatro Vittoria
Sul web: www.teatrovittoria.it

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