Per quello che vale - Teatro Brancaccio (Roma)

Scritto da  Lunedì, 05 Dicembre 2016 

Con il suo sesto spettacolo, "Per quello che vale", Giorgio Montanini si dimostra pronto per uscire dalla ristretta cerchia da iniziati degli autori satirici italiani e per candidarsi direttamente al ruolo di maestro. Già, perché l'ultima opera del quarantenne comico marchigiano, noto al grande pubblico per le trasmissioni Rai "Nemo - nessuno escluso" e "Nemico pubblico", è qualcosa di più di un semplice monologo. È una vera e propria lezione di satira.

PER QUELLO CHE VALE
di e con Giorgio Montanini
produzione Altrascena Art Management


E gli italiani, che pure ai tempi dell'antica Roma questo genere furono capaci di inventarlo, oggi più che mai hanno effettivamente bisogno di un piccolo promemoria. Mentre negli Stati Uniti nomi del calibro di Woody Allen diventano monumenti di Hollywood e David Letterman, Jay Leno, Stephen Colbert, Jon Stewart star della televisione, da questo lato dell'Atlantico la satira è ormai confinata alla semiclandestinità. Atrofizzati da decenni di "Drive In", "Zelig" e "Striscia la notizia", i telespettatori hanno disimparato il sottile piacere della comicità aspra, dura, irriverente, scabrosa, che fa ridere abbattendo i pregiudizi e scardinando i luoghi comuni.

Così, ad insegnarglielo prova ad incaricarsi Montanini. "Sarà l'inferno", promette a inizio serata. E non tradisce le aspettative. Non ha rispetto per niente e per nessuno: se la prende con il politicamente corretto (paragona il taglio del cordone ombelicale al distacco della spina di Piergiorgio Welby), il buonismo ipocrita (smentisce la favoletta dell'amore a prima vista per sua figlia, che guarda caso proprio ieri ha compiuto un anno), il fondamentalismo intollerante (si dimostra tanto antifemminista quando sostiene che è la donna a doversi svegliare per allattare il bebè, quanto antimaschilista denunciando l'assenza delle donne tra i capi religiosi). E, battuta dopo battuta, si avventura in tutti i temi tradizionalmente tipici della satira. Il sesso, descritto in modo crudamente didascalico. La morte, laddove preferisce il suicidio alla vigliaccheria di una guerra tra poveri. La religione, definendo i preti rovina della società e comici mancati. E la politica, che gli fa raggiungere le vette più urticanti: rivolta l'arma del razzismo contro i razzisti, attaccando i neri solo perché non odiano i bianchi che hanno stuprato le loro nazioni. "Gli argomenti della satira sono gli stessi da sempre - conferma lui - Un comico moderno non fa altro che attualizzarli e plasmarli sulla società che vive, ve li sbatte in faccia con violenza".

Poi, non contento di averci mostrato in azione la satira applicata, nell'ultima parte del suo show il professor Montanini sale in cattedra per un'ultima dissertazione di satira teorica. Una magistrale spiegazione, a prova di cretino, della differenza che passa tra la leggerezza dell'avanspettacolo e l'arte della satira, che in quanto tale esiste solo se si evolve continuamente ("In Italia la comicità è al livello dell'Iran", sostiene). Guai a fermarci alla superficie, scambiandola per odio: la satira, infatti, è l'unica forma d'arte capace di sublimare la rabbia in amore, di esorcizzare le tragedie e le brutture della vita fino a farci sentire meno soli nel nostro dolore quotidiano. A soli quarant'anni, Giorgio dimostra di aver già sviluppato prematuramente la misantropia dell'ultimo geniale George Carlin quando invoca, ad esempio, la pena di morte per gli stupidi. E il bello è che da oggi in poi non potrà far altro che crescere ancora.

Il tutto, naturalmente, guardandosi bene dal compiere l'errore fatale dei Beppe Grillo: prendersi troppo sul serio. "Non deresponsabilizzatevi attribuendo al comico la funzione che non ha, assumetevi le vostre responsabilità alle urne, il comico le sue le affronta sul palco - ricorda - Le parole di un comico penetrano in profondità le carni dell’anima e stimolano i nervi scoperti facendovi sussultare per l’imbarazzo ed esplodere in una risata liberatoria. Finito lo spettacolo potrete sentirvi un po’ meglio e tornare a vederlo, oppure sentirvi disgustati e non tornare mai più. Finito lo spettacolo, però, non c’è altro. Finito lo spettacolo, potreste anche ripetere con gusto la battuta che tanto v’era piaciuta e riderne con gli amici, aggiungendo sempre la postilla: 'Per quello che vale...'".

Teatro Brancaccio - via Merulana 244, 00185 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/80687231, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Articolo di: Fabrizio Corgnati
Grazie a: Silvia Signorelli e Monica Menna, Ufficio stampa Teatro Brancaccio; Ufficio stampa Rocchina Ceglia
Sul web: www.teatrobrancaccio.it

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