Penso che un sogno così… - Teatro Manzoni (Milano)

Scritto da  Giovedì, 20 Novembre 2014 

Quando sulla scena entra in modo prepotente la poesia, il risultato è sempre quello: empatia, commozione, una timida felicità. E’ questo che Beppe Fiorello sta regalando dal vivo nei teatri di mezza Italia, dopo che la fiction televisiva dedicata a Domenico Modugno gli ha offerto un successo nazionale sbalordendo tutti gli increduli di scoprire un magnifico cantante nell’attore, bravo, ma che certo non aveva mai usato la sua voce con le tante fioriture sonore di un innovatore musicale come il Mimmo Modugno tanto amato dagli italiani pure all’estero. Comunque Giuseppe Fiorello compie l’impresa e ringrazia al termine dello show il suo regista e amico Giampiero Solari che lo ha invitato e spronato a mettersi in gioco a teatro, permettendogli di dimostrarsi in possesso di caratteristiche decisamente speciali e potenti. Non di questo si vanta Beppe, però, bensì del fatto che in questo modo ha potuto parlare di suo padre e della sua infanzia felice. A Milano è al Teatro Manzoni dal 13 al 30 novembre con le musiche eseguite dal vivo da due chitarristi straordinari, Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma.

 

Nuovo Teatro e Ibla Film diretta da Marco Balsamo presentano
Giuseppe Fiorello in
PENSO CHE UN SOGNO COSÌ...
di Giuseppe Fiorello e Vittorio Moroni
regia di Giampiero Solari
musiche eseguite dal vivo da Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma
scene Patrizia Bocconi
installazioni video Cristina Redini
disegno luci Alberto Negri

 

Appena aperto il sipario scopriamo la scena, un palco che vedrà muoversi su binari orizzontali, da un lato all’altro del proscenio, grandi pannelli e un palchetto, creati da Patrizia Bocconi, su cui suonano due chitarristi spesso resi invisibili proprio da un pannello che, ponendosi davanti a loro, li copre oppure scorrendo via li lascia esposti al pubblico. Bonaviri e Palma sono musicisti dalle mani magiche, capaci di incantare come suono di un ruscello per un assetato.

Inizia subito lo spettacolo: appena entrato Beppe Fiorello accetta l’applauso e subito racconta la storia del lupinaro e di come avesse ricevuto, da ‘picciriddu’ e dopo una paura enorme, in regalo un disco a 45 giri che gli fece sentire per la prima volta ‘Volare’ e la voce potente di Domenico Modugno. Lui aveva solo 5 anni ma suo padre aveva circa l’età del grande Mimmo e sapeva cantare tutte le sue canzoni. E le cantava, dalla mattina alla sera, al volante della sua vecchia Opel beige d’estate, andando dai parenti in campagna, cantava a tavola e quando ballava con la sua allora bellissima e giovane moglie, la mamma di Beppe.

Scorrono fotografie di famiglia ben ricostruite da Cristina Redini, come pure è pieno di ritmo il disegno luci di Alberto Negri. Racconta la sua infanzia come se avesse accanto un bimbetto che gliene parla all’orecchio, si china verso il niente e racconta di quel sogno inconfessabile, per il bimbo troppo timido e incapace di parlare come il suo estroverso padre o il fratello maggiore caciarone e allegro e perfino le due sorelle più grandi di lui. Ma lui no, sempre zitto, chiuso in bagno a immaginarsi attore… racconta, racconta, Beppe, e sembra di viverle queste storie, anche se non si è mai vissuti in Sicilia nella metà del Novecento, anche se le famiglie così grandi e le case così accoglienti sebbene piuttosto povere non sembrano esistere più. Come se gli affetti familiari uniti al decoro, all’onore, all’onestà siano elementi troppo complicati da mettere assieme, oggi. Ci racconta di una terra meravigliosa, un mare splendido e incontaminato, siti archeologici che tutti conoscevano anche senza essere esperti di alcunché. Gente che si godeva la vita in semplicità, faticando, lavorando e mantenendo i propri cari, fino a quando sono arrivati quelli dal Petrolchimico che hanno portato il lavoro, sì, in una zona depressa economicamente, ma che hanno portato malattie a lungo termine e dissolto la bellezza della Baia degli Dei, luogo incantevole deturpato per sempre dalle alte ciminiere con i fumi che salivano nel cielo, coprendo tutto quel blu.

Modugno era un contestatore ante litteram ma sembra che nessuno l’avesse mai detto prima, sommersi dal successo di Sanremo nel 1959 ma soprattutto dall’immediato successo negli Stati Uniti che lo vollero per un tour, regalandogli un Grammy Award, a lui e ad Ella Fitzgerald, in quella che fu la prima edizione della storia dei Grammy, l’equivalente di un Oscar per la musica. Modugno sarà uno degli italiani più famosi al mondo per decenni, tutti cantavano ‘Volare’, lui era diventato ‘Mr. Volare’. E non sembrava utile ricordare che avesse collaborato con Pier Paolo Pasolini scrivendo con lui ‘Tutto il mio folle amore’, canzone meravigliosa utilizzata dal regista massacrato a Roma nel 1975 in un film con Totò e Ninetto Davoli, due burattini gettati nell’immondizia da cui però intravedono il cielo che par loro stupendo, così azzurro e pieno di nuvole. Canta, Beppe, “il derubato che sorride, ruba qualcosa al ladro. Ma il derubato che piange, ruba qualcosa a se stesso…” ed è bene ricordare che Fiorello di canzoni ce ne regala tante, a partire da “Io, mamma, te, tu” mentre racconta di come suo padre non potesse incontrare la fidanzatina senza la presenza della madre. L’amore però era stato a prima vista e così l’ha sposata in fretta, per poter stare finalmente soli assieme.

Ammette di aver avuto paura, Beppe, quando gli hanno telefonato invitandolo a diventare Modugno. “Perché mettersi i baffetti è facile… ma la voce?” e sorvola sul tempo dedicato a cavare le note dalla propria gola con maestri di canto, tantissima caparbietà e l’incoraggiamento della signora Franca, la moglie del grande cantante, che ascolta un video de “Un uomo in frac” in cui, dopo aver usato i fotogrammi in bianco e nero originali di Domenico, Beppe vi ha sovrapposto la propria voce e lei sorride, dandogli il suo benestare: “Ci hai messo il cuore” gli dice, poi gli regala la famosa giacca azzurra che Mimmo indossò a Sanremo e lui parte col progetto. “Mi stava a pennello, le maniche erano perfette, le spalle pure…” gongola il nostro attore-cantante che attacca con “Mille violini suonati dal vento, tutti i colori dell’arcobaleno, vanno a fermare una pioggia d’argento, ma piove piove sul nostro amor… Ciao ciao bambina…”, le storie del padre si confondono con quelle di Modugno che tanto gli somigliava e “La lontananza” per non parlare delle canzoni con cui esordì in Francia, tutte in dialetto a raccontare del cavallo cieco che muore in miniera oppure quei versi incantevoli de “Lu grillu e la luna”.

Ormai tutto il pubblico del Teatro Manzoni è totalmente coinvolto e Beppe Fiorello, sempre umile, quasi ancora timido, sorridente, si permette qualche battuta con gli spettatori, che sembrano non chiedere altro per rispondergli a gran voce. Ricorda Migliacci che scrisse molte delle liriche con Modugno. C’è chi sta vivendo una nostalgia feroce per qualcosa che neppure ricordava più esistesse davvero, un tempo in qualche parte della memoria, e c’è chi soffre per non possedere alcun ricordo del genere, sembrano così preziosi. Quando chiude il sipario gli applausi non si placano e Fiorello rientra con i due chitarristi per concedere un unico bis, ‘L’uomo in frac’, ricordando che si riferiva a un personaggio reale, il principe Lanza di Trabia, che aveva aiutato Modugno in difficoltà; quest'ultimo si era poi sdebitato così: “È giunta mezzanotte, si spengono i rumori, si spegne anche l'insegna di quell'ultimo caffè…S'avvicina lentamente con incedere elegante,ha l'aspetto trasognato, malinconico ed assente, non si sa da dove vien,né dove va…È giunta ormai l'aurora, si spengono i fanali, si sveglia a poco a poco tutta quanta la città,la luna si è incantata, sorpresa impallidita pian piano scolorandosi nel cielo sparirà… Galleggiando dolcemente, lasciandosi cullare, se ne scende lentamente sotto i ponti verso il mare,verso il mare se ne va… addio, addio al mondo,ai ricordi del passato,ad un sogno mai sognato ad un attimo d'amore che mai più ritornerà...”. Per chiudere con un celeberrimo titolo, direi che tutto stasera è stato “MERAVIGLIOSO!”.


Teatro Manzoni - via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 800914350, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30
Biglietti: da martedì a venerdì poltronissima € 32, poltrona € 21, giovani fino a 26 anni € 15; sabato e domenica poltronissima € 35, poltrona € 23, giovani fino a 26 anni € 17,50

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Rita Cicero Santalena, Ufficio stampa Teatro Manzoni
Sul web: www.teatromanzoni.it

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