Patrizio - Teatro Arcobaleno (Roma)

Scritto da  Martedì, 14 Maggio 2013 

Reduce dai premi conseguiti quale miglior monologo e miglior interprete, ottenuti nell’ambito della terza edizione di “uno” concorso di monologhi organizzato da “Contaminazioni Teatrali” presso il Teatro del Romito a Firenze, Gianni Spezzano continua a portare in scena nelle rassegne in giro per l’Italia, l’intensissimo e al tempo stesso lancinante monologo “Patrizio”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PATRIZIO
monologo scritto e interpretato da Gianni Spezzano
regia di Marcello Cotugno

 

 

Coraggioso atto di accusa, in particolare contro la camorra, si dimostra essere anche una denuncia “senza ma e senza se” contro qualsiasi forma di violenza che fa del “rapporto di forza” l’unica regola a cui siamo, più o meno consapevolmente, sempre più costretti a sottostare.
Rapporti di forza che spesso si basano non solo su una violenza corporale ma anche psicologica, quella con cui molti giovani ragazzi come “Patrizio” sono obbligati a convivere costantemente e i cui effetti sono spesso molto più deleteri di quella fisica.
Ed è quello che è capitato al personaggio del monologo che incontriamo alle prese con i preparativi prima di recarsi al funerale dell’amico camorrista Antonio Corbese.
Patrizio ci racconta la sua storia in un flashback fatto di ricordi della sua innocente infanzia fino ad un incontro da cui il percorso della sua vita risulterà irrimediabilmente segnato. Seguiremo così, grazie ad una sorprendente chiarezza drammaturgica, tutti i passaggi psicologici che possono portare un giovane come tanti altri a trovarsi inconsapevolmente in una strada senza ritorno.
Il rischio è quello di pensare che “Patrizio” sia un ragazzo lontano dalle nostre vite e che i suoi percorsi non potranno mai intrecciarsi con i nostri, ignari del fatto che per molti di noi sia stato semplicemente un caso il non aver percorso gli stessi sentieri.
Patrizio è comunque il frutto di una società disattenta, incapace di dare risposte alternative alle istanze emotive di una generazione che, priva di riferimenti morali forti, si aggrappa ai modelli distorti che le vengono offerti.
Saranno, infatti, proprio quei personaggi violenti del cinema americano da lui tanto amato, che verranno idealizzati fino ad essere percepiti come eroi che hanno vissuto la loro vita fino in fondo senza paura.
Apparentemente, ad una lettura semplicistica e superficiale, può sembrare che emerga una visione nichilista circa la possibilità di reagire a dinamiche perverse basate sul completo disprezzo della dignità umana, ma a ben vedere la forza del monologo del giovane e talentuoso attore napoletano, emerge nel grido di denuncia rivolto a tutti “noi”.
A tutti coloro che non hanno fatto nulla affinché Patrizio, un ragazzo timido e un po’ imbranato, non cercasse nel giovane malvivente locale “Antonio Corbese” le risposte alle domande che imperversavano nella sua mente di adolescente, intrecciate a legittime istanze di riconoscimento sociale con le tipiche paure e timori di inadeguatezza.
A quel vuoto qualcuno forse aveva il dovere di provare ad offrire delle alternative che risultassero più persuasive di quelle che purtroppo drammaticamente hanno convinto Patrizio. Certo Patrizio non è immune da colpe, ha comunque scelto la sua strada nell’esercizio di quel libero arbitrio che ci viene concesso, e non può essere la consapevolezza di prendere le mosse da condizioni di partenza diverse a giustificare un esito così drammaticamente colpevole. Tuttavia, una delle grandi responsabilità della cultura moderna di oggi consiste nel chiudersi in una pigrizia morale che ci porta ad un attendismo tanto vile quanto pericoloso, portandoci a sostituire il sacrificio del fare e il rischio dell’esempio con il continuo demandare, nella convinzione che ci sia sempre qualcuno diverso da noi cui spetta fare qualcosa per cambiare.
Beh Gianni Spezzano, con questo suo coraggioso e avvincente monologo, ha preferito non cedere alle lusinghe della pigrizia morale ponendosi con forza sul versante del fare. Oltre alla sua indiscutibile bravura, caratterizzata da una intensità interpretativa che disegna un personaggio pieno di sfaccettature emotive diverse, l’autore napoletano ha dimostrato di possedere pregevoli doti drammaturgiche, riuscendo con una scrittura cinicamente asciutta ed essenziale ad arrivare diritto alle coscienze del pubblico.
Con grande perspicacia, Gianni Spezzano, individua le vere armi della criminalità nell’arroganza e nella prepotenza che alimentano l’ignoranza sino a sbeffeggiare la cultura deridendola e schernendola.
Tuttavia, si ha la consapevolezza che tutto questo sia contrappuntato da rischi, vissuti inconsapevolmente come semplici inconvenienti del mestiere ma che invece porteranno sistematicamente ad esiti inesorabilmente drammatici, ovvero, come recitano le parole di Patrizio, “quelli per cui alcune volte si muore giovani altre volte… molto giovani”.
Un’interpretazione che passa per il cervello arrivando fino al cuore nella speranza che possa lasciare nell’animo delle persone il seme di un cambiamento morale non più delegabile.
A conferma dell’ottimo riscontro da parte di critica e pubblico, questa performance ha ottenute molti riconoscimenti:
- Vincitore "Premio Centro 2012" alla drammaturgia per Monologhi come Miglior Attore con tanto di medaglia da parte del Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano, Alabretto della Torre(CN).
- Vincitore de "La Bottega dei Corti", come Migliore Sceneggiatura e Migliore Interpretazione, Bottega degli Artisti(RM).
- Finalista Young Station 4, presso Gualchiera, Montemurlo(PO).
- Finalista Arrembaggi, Teatro Vascello in collaborazione con Teatro Due(RM).

 

 

Articolo di: Dino De Bernardis

 

 

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