Pater Familias_dentro le mura - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Venerdì, 15 Giugno 2012 
Pater Familias

Dal 12 al 17 giugno. Il rapporto tra generazioni, la ferocia e il richiamo all’omologazione che viene esercitato dal gruppo, il male e la crudeltà, l’universo maschile, la violenza, i difficili confronti padre-figlio. Sono questi i temi roventi attorno a cui è costruito lo spettacolo di Kronoteatro, nucleo artistico di giovani talenti guidati da Maurizio Sguotti e apprezzati da critica e pubblico. Il loro progetto Familia, una trilogia teatrale su tematiche generazionali, è stato inaugurato nel 2009 con Orfani_la nostra casa e proseguito poi con Paterfamilias_dentro le mura nel 2011. Si concluderà con Hi Mummy_frutto del ventre tuo nell’estate 2012.

 

Kronoteatro presenta

PATER FAMILIAS_dentro le mura

di Fiammetta Carena
in scena Tommaso Bianco, Alberto Costa, Vittorio Gerosa, Alex Nesti, Nicolò Puppo, Maurizio Sguotti
scene e costumi Francesca Marsella

musiche e luci Enzo Monteverde
movimenti Davide Frangioni
regia Maurizio Sguotti

 

Pater Familias

Viene voglia di tornare a casa e abbracciare il proprio padre, apprezzare più che mai il valore della famiglia, quasi pentirsi di tante bravate compiute tempo fa e magari di nascosto. Al termine di Pater Familias non si può non rimanere attoniti e ancora tesi. E lo si rimarrà per molto, almeno fino a quando non si varca l’uscita del teatro con la giacca addosso.
Raramente, al termine di uno spettacolo, si riesce a distinguere il silenzio tombale di sottofondo mentre la gente applaude in maniera così sentita. Tutti colpiti dalla perfezione del dramma, dall’equilibrio con cui è stato rappresentato, dalla spietatezza espressa non solo dalle parole ma anche dai corpi e dai movimenti. Tutti battevano le mani, fortissimo, a lungo, senza sapersi riprendere, nell’immediato, da quel crescendo di ferocia e talento appena concluso.

La giovane compagnia ligure, tutta al maschile, non ha peli sullo stomaco e non ha mezze misure. Un padre, modesto conducente di autobus, vedovo, costruisce labirinti per passione, o forse per dare un senso a quel complicatissimo percorso – che mai riuscirà a terminare – che spera lo porti ad avere un dialogo col figlio. Il ragazzo, poi, parte di un branco di bulli, violenti e spietati, proprio non ne vuole sapere e quando il vecchio tenta di trovare disperatamente un punto d’incontro, lui bela a squarciagola come una pecora, sempre più rabbioso e distante. Finirà in tragedia.

Una sorta di ritorno alle origini per l’Elfo Puccini che nel lontano 1983 mise in scena i bulli arrabbiati di Nemico di Classe, giovani senza identità che tra parolacce e scenari di vita crudi lasciarono il pubblico in stato di shock. Ora la classe non c’è più, siamo ‘dentro le mura’, quelle di una casa che però non è sinonimo di famiglia. Un labirinto, appunto, senza via d’uscita, in penombra, in cui domina la legge del branco che si divora il più debole e chissà se, a lungo andare, i membri stessi del gruppo finiranno per divorarsi tra loro.

Pater Familias

Il punto di forza di Kronoteatro è tutto ciò che ruota attorno alla sceneggiatura, convincente, ma mai tanto efficace quanto le spietate scelte registiche (realizzate, peraltro, dal gruppo stesso). Tutto è in penombra e tutto è dolore, fisico e non solo. La musica elettronica, prepotente e incalzante, i costumi, neri come gli umori, gli sputi. I tavoli, sei e di legno, che vengono spostati dagli attori all’interno di uno spazio scenico raccolto ma tutt’altro che intimo. Trascinati con estrema brutalità, ora rappresentano la casa nostalgica e semivuota, ora il luogo in cui andare a dominare in mezzo alla folla, sbattuti da una parte all’altra, con una serialità perfetta, facendo rumore. Vengono alzati, sotto sono rivestiti di specchi che si scontrano con le luci di scena e continuano a infastidire lo spettatore, già infastidito prima negli affetti. Tutto è desiderio di sopraffazione e ossessiva atrocità, tutto è, forse, debolezza. Corpi seminudi, che si toccano, dai cui movimenti studiati parte la parola, il desiderio, l’immagine onirica, magari di un toro e della sua bestialità che agisce ma non ragiona.

Colpisce l’immagine del padre circondato dal gregge, in una delle scene finali, lui al centro, gli altri ai suoi lati, una sorta di ultima cena ma con i discepoli dimezzati e dove a tradirlo sono tutti quanti. Colpisce, ancora, l’assoluto equilibrio del dramma: se fosse stato più lieve sarebbe risultato meno d’impatto e grida o nudi in più avrebbero reso Pater Familias meno credibile.
Colpisce, infine, una cosa importante. La compagnia dimostra come il teatro sia in grado di toccare prepotente l’animo delle persone andando oltre i limiti, con altri sguardi. Scomodi o brutali, ma vincenti e che, fuori dal palco, non potrebbero essere così efficaci. Da non perdere.

 

Teatro Elfo Puccini (sala Bausch) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano

Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: dal martedì alla domenica ore 21

Biglietti: posto unico euro 15

Durata: 60’ senza intervallo

 

Articolo di Andrea Dispenza

Grazie a: Barbara Caldarini e Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini

Sul web: www.kronoteatro.it - www.elfo.org

 

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