Passione - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Scritto da  Giovedì, 30 Ottobre 2014 

Una storia che sembra inscrivibile ancora mentre viene scritta. Un racconto che deve essere indicibile se desidera dar voce a chi non ce l’ha. Giovanni Testori nel 1975 trasformava in versi questa realtà nel suo romanzo "Passio Laetitiae et Felicitatis". Oggi Daniela Nicosia lo porta in scena con lo spettacolo "Passione", al Piccolo Teatro Grassi di Milano dal 28 ottobre al 2 novembre.

 

PASSIONE
dal romanzo "Passio Laetitiae et Felicitatis" di Giovanni Testori
un progetto di Daniela Nicosia
con Maddalena Crippa e Giovanni Crippa
scene Gaetano Ricci
costumi Silvia Bisconti
disegno luci Stefano Mazzanti
elementi coreografici Laura Zago
drammaturgia e regia Daniela Nicosia
produzione Tib Teatro – I Teatri del Sacro – Fondazione Teatri delle Dolomiti

 

Tutto sembra essere già accaduto fin dall’inizio, quando il piccolo Giovanni Testori, mentre era per mano alla madre, ebbe un incontro con un uomo. “L’uomo guarda il bambino, il bambino guarda l’uomo”. E cosa vede quel bambino che non potrà dimenticare più? Prima, vede un uomo che non può parlare. Dopo, un uomo che sta per essere trascinato in prigione.

La parola è fisica. Precipita sul palco provocando un seducente schianto infernale. Racconta la storia di Felicita, una santa fatta di “carna”, che ama. Subisce la morte di un fratello, al quale forse era troppo legata. La parola racconta di quello che la vita ha strappato via a questa “disaccentuata” donna, di quello che non poteva fare perché è Dio che lo fa, e di quello che invece ha fatto al suo posto.

"Passione" è un dramma che viene conosciuto attraverso l’utilizzo di un sorprendente magma linguistico. Un linguaggio che si fa protagonista: aulico, ricco di latinismi, solenne, elevato, ma anche popolare, dialettale, crudo, volgare. Parole che provengono dalla terra, salgono per aria, si intrecciano d’oro, e della terra tornano a raccontare.

L’esercizio di stile che ci viene mostrato in quest’opera richiama la nobile idea di teatro che, fin dagli esordi, aveva l’autore Giovanni Testori. Il romanzo "Passio Laetitiae et Felicitatis" eredita la stessa pienezza del linguaggio presente nella “Trilogia degli Scarrozzanti” (Ambleto, Macbetto ed Edìpus) con la quale Testori, negli anni '70, rilegge dei grandi classici. Gli “scarrozzanti” sono degli attori “senza mezzi né fortune” a cui è delegato un modo tutto nuovo di comunicare, caratterizzato da parlate dialettali, francesismi, latinismi, riflessioni rumorose che non risparmiano alcun tipo di espressione, almeno quella consentita dalla parola.

Il luogo in cui il teatro è vero teatro, non è quello scenico, ma quello verbale, e risiede in una specifica, buia e fulgida, qualità carnale e motoria della parola” (Giovanni Testori, "Il ventre del teatro"). Per lasciare spazio solo alla parola, denudando i fatti di ogni contorno estetico, qui, la messa in scena non si veste di null’altro, affidandosi, al più, alla presenza di uno scrittoio, di corde lanciate al vento, della lux, e di una croce... un’immagine che pare un quadro.

Felicita ricorda e rivive tutto mentre è lì, ancora persa nelle sue vicende, accompagnata da un alter ego. Ogni angolo del luogo che la circonda subisce, impara, trattiene faticosamente il dolore che non viene mitigato né dalle parole né dalle gesta. Felicita si dimena, balla, non può fare a meno di gridare. La superba interpretazione di Maddalena e Giovanni Crippa fa dolcemente dondolare la sofferenza - la tristezza - la vita tra la necessaria voglia di essere accettata e il trepidante istinto di essere gettata via, lontano dall’anima. Un compito portato a termine con eleganza. Persino le note hanno un ruolo che è accurato, poiché cadono dall’alto per presentare ogni nuova scena che arriva nutrita da qualcosa appena accaduto, che non c’è più, ma che rimane comunque.

Si parla di “Uomini trascinati per le vie della vita”, e questo strascico non può smettere di farsi sentire… “Giorni e sere, sere e giorni di dolore”. Un’impresa coraggiosa, quella intrapresa da questo lavoro, difficile, che si inerpica nella verità della vita umana. Una volontà che per essere realizzata ha bisogno di fondere crudeltà, disperazione, intimità, passione e delicato candore. Perché in fondo è bello sentirsi onesti.

Ciò che arriva alla fine c’era già dal principio, è stato presente per tutto il tempo. La bravura di chi racconta sta proprio nel riuscire a lasciare intrigo a ciò che è stato appena svelato. È grazie a tale capacità che la verità diventa arte, e uno spettacolo teatrale diventa vita.

 

Piccolo Teatro Grassi - via Rovello 2, Milano (M1 Cordusio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 848800304
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 1 ora e 30 minuti senza intervallo

Articolo di: Alessandra Quintavalla
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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