Parzialmente Stremate - Teatro Sette (Roma)

Scritto da  Lunedì, 08 Dicembre 2014 

Debutto con successo per "Parzialmente stremate", lo spettacolo in scena al Teatro Sette dal 2 al 21 dicembre. Quattro donne con la sindrome di Campanellino - versione femminile di quella di Peter Pan - si confrontano e tirano fuori le proprie debolezze in un ping-pong di divertenti battute.

 

PARZIALMENTE STREMATE
di Giulia Ricciardi
con Giulia Ricciardi, Federica Cifola, Beatrice Fazi e Barbara Begala
regia Michele La Ginestra
aiuto regia Francesca Bellucci
disegno luci Francesco Mischitelli
organizzazione Alessandro Prugnola
arredi di scena Galleria Bosi

 

Mirella, Marisa, Elvira e Silvana sono quattro amiche adulte che si trovano a condividere un momento di grande importanza, il giorno del matrimonio di una di loro. L’evento salterà per colpa della diretta interessata e lo stress della giornata, sommato allo stato di tensione che ciascuna si porta dietro per ragioni diverse, darà l’occasione per mettersi a nudo e dirsi in faccia quel che non sono mai riuscite a confessare l’una all’altra.

Questo è, in estrema sintesi, il filo conduttore dello spettacolo in scena al Teatro Sette dal 2 dicembre, le cui repliche sono in calendario fino al 21. Dopo essere stato presentato in anteprima al Teatro Florida 7 di Civita Castellana, "Parzialmente stremate" ha debuttato con successo sul palco diretto da Michele La Ginestra, anche regista della pièce. Il testo, scritto da Giulia Ricciardi, trova il suo perno nella difficoltà che a volte le donne incontrano nel sostenere le responsabilità che la vita mette loro davanti. Un tema che, fra una risata e l’altra, viene ben argomentato, tanto più che di commedia tutta al femminile si tratta.

La vicenda. Mirella, interpretata dalla stessa autrice, decide di non presentarsi in chiesa facendo così saltare il matrimonio con Amedeo, suo compagno di vita da circa vent’anni. A poco servono i tentativi di persuasione delle amiche, che le rimarranno accanto per tutta la giornata anche se estenuate dalla circostanza. Ma c’è qualcosa che non torna: Mirella, sebbene sia stata così determinata nel mandare tutto all’aria, non ha poi un comportamento coerente con la decisione presa, e passa l’intero pomeriggio a chiedersi perché il suo quasi-sposo non chiami per sapere cosa le sia successo. In fondo, vista la situazione, un po’ di ordinaria disperazione è il minimo che ci si possa attendere.

I panni di Marisa, invece, sono vestiti da una spassosa Federica Cifola, che grazie ad una vivace e divertente interpretazione riesce a farsi notare in diversi momenti della pièce. Lei è mamma e moglie appagata, o così vorrebbe credere e far credere, ma la stanchezza e il senso di responsabilità la divorano. Quello che porta in scena, alla fin fine, è un personaggio ingenuo che, con un’inattesa spontaneità, dà voce ai pensieri tutt’altro che gradevoli delle sue amiche.

Così come accade in ogni gruppo che si rispetti, anche in quello delle quattro donne c’è la dispensatrice di consigli: in questo caso il ruolo è rivestito da Silvana (Barbara Begala) che emette giudizi un po’ su tutti cercando di ricondurre le intemperanze e le insicurezze altrui lungo i binari certi e rassicuranti della fede. Sembra essere l’unica ad aver trovato la propria strada, ma la sua è una sicurezza apparente che emerge nel momento in cui spiega le ragioni che l’hanno portata ad abbandonarsi alla vocazione religiosa.

Infine, c’è la simpatica Beatrice Fazi, interprete della mente più social del gruppo, Elvira. Lavoro, carriera ed amici sembrano essere le sue priorità, anche se piano piano si capisce che le sue sono soddisfazioni fittizie. Quella che concretamente vive la donna, inacidita dalla quotidianità che conduce, è una realtà molto più triste, priva com’è della tanto ricercata, e mai ottenuta, vita familiare.

Le quattro, stremate dalla situazione contingente, si parlano fuori dai denti. Criticano i reciproci comportamenti, litigano sulle scelte, si fanno del male. Tutte celano una forte insoddisfazione e sperano di poter aver qualcosa di diverso, di poter cambiare la rotta della propria esistenza. Ma si ritrovano ad accettare ciò che hanno, perché la vita, una volta che ha preso un certo corso, difficilmente può fare inversione di marcia. Sognano, anche se tutto sembra rimanere uguale a se stesso. E così, attendono.

Intervallato da stacchetti musicali tratti da brani particolarmente orecchiabili (“E la luna bussò”, “Cara”, “Pregherei”, “Perdono”, “Non gioco più”), condito da una buona dose di ironia ed interpretato da quattro attrici di talento, lo spettacolo risulta gradevolmente fruibile. A vivificare il tutto c’è la pennellata registica di Michele La Ginestra che, in attesa di tornare sul palco del Teatro Sette con "Mi hanno rimasto solo" - prossimo spettacolo in programmazione -, si è lanciato in questa avventura tutta al femminile dando un tocco di qualità al lavoro.

 

Teatro Sette - via Benevento 23, 00161 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.44236382, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal lunedì al sabato 1030-21.00; domenica 16.00-18.00
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00; domenica ore 18.00
Biglietti: intero € 22, ridotto € 16 (prevendita compresa)

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Andrea Martella, Ufficio stampa Teatro Sette
Sul web: www.teatro7.it

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