Party Time - Teatro Sala Uno (Roma)

Scritto da  Gianni Rossi Giovedì, 13 Marzo 2014 

Al Teatro Sala Uno, fino al 16 Marzo, andrà in scena "Party Time" di Harold Pinter, per la regia di Massimo Cardinali.

 

 

 

 

 

PARTY TIME
di Harold Pinter
con Silvia Brogi, Paolo Perinelli, Gaia Benassi, Maurizio Greco, Domenico De Santi, Simone Crisari, Lina Milano, Francesca Grilli, Antonio Blasi, Malvina Ruggiano
regia Massimo Cardinali
aiuto regia Marzia Verdecchi

 

 

 

 

La genesi di "Party Time" è stata raccontata dallo stesso autore: "Una sera mi trovavo ad una festa. Mi avvicino a due giovani signore turche che stavano chiacchierando tra di loro: “Cosa ne dite delle torture che avvengono nel vostro paese?” Mi guardarono sbalordite: “Torture? Quali torture?” “Ma come? Non sapete che ogni giorno vengono torturati decine e decine di uomini nel vostro paese?” “Ma no, vi sbagliate, solo i comunisti vengono torturati”. Invece di strangolare le due signore me ne tornai a casa e cominciai a scrivere Party Time"".


Queste parole di Harold Pinter sarebbero di per sé già esaustive per spiegare lo spirito che anima questo lungo atto unico scritto nel 1991. Nella Londra dei nostri giorni dieci persone, cinque uomini e cinque donne, si riuniscono in una casa elegante per un ricevimento. I protagonisti chiacchierano amabilmente del più e del meno mentre, fuori dall’abitazione, nelle strade, si svolgono dei violenti disordini. Una delle partecipanti alla festa, ogni tanto, chiede agli altri ospiti perché suo fratello Jimmy non sia presente all’incontro.


Nei drammi pinteriani vi è sempre l’opposizione tra un dentro chiuso e protetto, dove i protagonisti possono sguazzare liberamente con il loro chiacchiericcio inconsistente, e un fuori minaccioso, portatore di un pericolo devastante, che cerca di minare la sicurezza dell’ambiente isolato. Se nelle prime opere dell’autore i temi che le innervavano, il razzismo, la violenza, la sopraffazione economica, non erano esplicitati in maniera chiara, a partire da "Il bicchiere della staffa" del 1984 le cose cambiano. I personaggi hanno un nome e un cognome, una funzione sociale, un passato a cui fare riferimento, ed agiscono in maniera chiara. Sono sempre spinti fino a una situazione limite in cui vengono a galla le loro vere personalità, ma non c’è più nulla di oscuro nelle loro reazioni al pericolo. Rimane costante però lo scarto tra il linguaggio e la realtà.


In "Party Time" è cristallino il riferimento a una classe dominante che è disposta a tutto per mantenere i suoi privilegi. Non per forza borghese e capitalistica. Anche nella Mosca comunista vi era un vertice che pasteggiava a caviale del Volga e vodka polacca e una base che non aveva cibo a sufficienza per l’intera settimana. L’ingiustizia sociale ed economica è il meccanismo sordo con cui il Potere mantiene la sua posizione di predominio. Mantenendo in vita questo squilibrio i dieci personaggi che appartengono alla classe agiata possono discutere di golf, club, vacanze in Sicilia, e mangiare e bere a sazietà. L’importante è non porsi delle domande. Perché chi lo fa viene prontamente rimbrottato e ridotto al silenzio. “Lasciate le strade a noi” dicono gli uomini alle donne. Ovvero, lasciate ai maschi l’uso della forza per imporre quella pace che consente al ceto più abbiente e alle femmine che ne fanno parte, nonostante siano considerate alla stregua di prostitute, di mantenere alto il benessere materiale.


Questi sono personaggi che escono dall’inferno della ragione (non a caso il regista Massimo Cardinali fa entrare in scena gli interpreti da uno spazio scuro e pieno di fumo) e gli attori sono molto bravi a riprodurre l’ambiente frivolo e odioso dei ricchi o di chi aspira a farne parte, nonché la loro volgarità e vacuità morale costruita su luoghi comuni e sull’esercizio costante della violenza per mantenere in vigore, a tutti i costi, le differenze di ceto.


Aiutata da uno spazio architettonicamente suggestivo che può ridurre, senza intaccarne la valenza simbolica, la scenografia ai minimi termini (un tavolino e quattro sedie), la regia affida alla parola e alla prossemica l’azione del testo. A dettare i ritmi della messinscena è il continuo movimento di avvicinamento e allontanamento dal pubblico degli attori le cui parole ogni tanto faticano ad elevarsi dal brusio generale della festa messa in atto. Rumore, confusione, rivelazioni di relazioni pericolose tra gli invitati, litigi e distacchi dovuti all’alcool eccessivo che alla fine si ricompongono quando sulla scena irrompe Jimmy; ma il ragazzo, che evidentemente fa parte dei rivoltosi, è ormai un sacco vuoto disumanizzato dalle torture. Il fuori scena, la minaccia oscura che incombe sulla stabilità dell’interno è stata (temporaneamente) sconfitta e i personaggi possono festeggiare la loro vittoria lasciandosi andare a un ballo da rito orgiastico sulle note di I Will Survive di Gloria Gaynor.

 



Teatro Sala Uno - piazza di Porta San Giovanni 10, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/70475672
Orario spettacoli: dal martedi al sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: interi 16€ / ridotti 13€ (+ 2 € di tessera associativa)

 

Articolo di: Gianni Rossi
Grazie a: Ufficio stampa Teatro Sala Uno
Sul web: www.salauno.it

 

 

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