Partigiana - Teatro Lo Spazio (Roma)

Scritto da  Lunedì, 01 Febbraio 2016 

Nessuno è più veloce di Lina con la bicicletta. E' il suo strumento di libertà. In una Roma impaurita e oppressa dal regime fascista, questa ragazza pare avere le ali ai piedi. Poche settimane prima della Liberazione di Roma, Lina, staffetta partigiana del quartiere romano Testaccio, viene fermata e arrestata mentre vola dall'uomo che ama, ma sa che niente è più grande della forza del Pensiero. Uno spettacolo dove il Sogno si fonde con il Reale, il Buio gioca con la Luce, una donna in come e ossa lotta contro la sua Marionetta. Per Esistere. O forse Resistere. Melania Fiore scrive, dirige e interpreta "Partigiana" al Teatro Lo Spazio.

 

PARTIGIANA
uno spettacolo scritto, diretto ed interpretato da Melania Fiore

 

La letteratura della Resistenza conta molti nomi illustri e titoli famosi, dal Calvino de "Il sentiero dei nidi di ragno", al Fenoglio de "Il partigiano Johnny" o al Cassola de "La ragazza di Bube" o ancora al Vittorini di "Uomini e no" e il Pavese de "La casa in collina". Mi fermo qui nell'elenco che potrebbe allungarsi di parecchio visto che l'argomento della lotta partigiana è stato nel dopoguerra uno dei filoni più solidi del neorealismo, naturalmente con un congruo corrispettivo nel cinema, da Rossellini di "Roma, città aperta" a Nanny Loy de "Le quattro giornate di Napoli".

Notiamo però che si tratta quasi sempre di scrittori uomini: viene a mancare la presenza femminile, quella delle autrici, di cui sinceramente mi risultano poche indelebili tracce. Eppure la partecipazione femminile alla Resistenza è stata tutt'altro che marginale. E non dico solo per quei ruoli e compiti meno "gloriosi" del combattente, ad esempio curare la trasmissione dei messaggi e dei materiali, del volantinaggio e della propaganda, ma credo di non andare errato se dico che accanto a queste missioni, forse al limite addirittura più rischiose di quella dei partigiani in montagna, le donne furono attive anche come coraggiose militanti col baschetto come documenta una bella ricerca di Katia Romagnoli (La Resistenza delle donne, in Dialogo, 2010) e un saggio di Ernesto Galli della Loggia.

Tuttavia, come accennavo, scarseggiano testimonianze di un certo spessore letterario, fatte salve un paio di opere come "L'Agnese va a morire" di Renata Viganò, il "Diario partigiano" di Ada Gobetti e la testimonianza di Miriam Mafai "Pane Nero". In effetti, a parte il romanzo della Viganò da cui Giuliano Montaldo ha tratto un gran bel film, abbiamo a che fare con "testimonianze", ricostruzioni e spunti diaristici che hanno senz'altro un valore letterario ma mancano di quello spessore narrativo che si riscontra invece nel corrispettivo maschile sull'argomento.

Il testo teatrale "Partigiana", plurirappresentato e premiato, di Melania Fiore si inserisce a pieno titolo e a buon diritto in questo filone letterario che trasporta sul piano del racconto - siamo nel campo della "narrazione teatrale", un genere relativamente nuovo che va a posizionarsi tra il teatro e la narrativa - la versione al femminile della guerra partigiana. Come e perchè le donne presero il mitra o si adoperarono nella Resistenza mettendo in pericolo le vite loro e dei familiari, rischiando rappresaglie e torture? Per convinzione ideologica o per seguire i mariti, i fidanzati, i fratelli o i padri nella lotta al nazifascismo? O per vendicarli come ne "L'Agnese va a morire"?

Naturalmente le motivazioni personali sono molteplici e disparate, spesso si rafforzano vicendevolmente. Del resto mi è sempre parso riduttivo ascrivere all'universo femminile una forma di "sudditanza" sia ideologica che "di genere", motivazioni che saranno per carità senz'altro intervenute a maturare scelte difficili, soprattutto da parte delle donne, ma che da sole non bastano a rendere merito a tanto coraggio.

Ma ecco che Melania Fiore suggerisce un'altra chiave di lettura del fenomeno: il desiderio di libertà. È quello che si chiede la sua "Partigiana": io voglio essere felice, ma si può essere felici quando non c'è la libertà? Dunque le "partigiane" secondo questo interessantissimo assunto della Fiore sarebbero le avanguardie del movimento di liberazione femminile che nel primo dopoguerra - vedi il film Riso amaro del 1948 - e successivamente dai primi anni Settanta si batterono per le conquiste sociali e per l'emancipazione a favore delle donne sottomesse sia dal fascismo, ma anche dalla società borghese, democristiana e perbenista che uscì dalla guerra. Il che ci fa pensare che la lotta "partigiana" delle donne non è finita con la vittoria sulla dittatura; ma è proseguita per decenni, si è storicizzata negli anni del femminismo; e si rende ancora oggi necessaria per il mantenimento di quel livello di libertà conquistata, messa a rischio dalle nuove dittature monoteiste e antifemminili.

Mi sembra che questa sia dunque la chiave di lettura originalissima di "Partigiana" che, recuperando una fase storica particolare, gli anni della Resistenza, ne amplifica il significato la cui eco ci giunge chiara e distinta nella sua "necessità". Nel testo è molto evidente questo sforzo di attualizzazione della necessità di resistere, ieri come oggi, come domani.

Lo spettacolo dimostra le doti interpretative di Melania Fiore, abile ad impadronirsi dello spazio scenico praticamente vuoto utilizzando il corpo e la voce per riempirlo di una sostanza assai rara: lo spirito tragico che, come recita un motto di Giordano Bruno "in hilaritate triste in tristitia hilaris", è tutt'altro che un solenne canto del "capro espiatorio", ma un canto libero, gioioso, un inno alla vita e alla libertà anche quando mani assassine cercano di soffocarne le vibrazioni nell'aria. Ecco la parola giusta per definire questo spettacolo: una vera e propria vibrazione morale che è nell'aria e che ci auguriamo torni ancora a vibrare forte.

 

Teatro Lo Spazio - via Locri 42, Roma (via Sannio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 3453918529
Orario spettacolo: mercoledì 27 gennaio
Biglietti: 12 euro intero, 10 ridotto (under 26 - over 65), 8 ridotto ( gruppi maggiori di 5) + Tessera Associativa del Teatro

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Aldo Emanuele Castellani, Libere Onde Teatro

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