PaneNostro - Teatro dell'Orologio (Roma)

Scritto da  Lunedì, 18 Maggio 2015 

Giuseppe è arrivato al nord dal suo paesino, giù in Calabria, in un giorno di nebbia fitta. Lui, che è figlio e nipote di fornai, raccoglie l’eredità familiare nella sua panetteria che sa di profumi e colori, di pane e di sud. Serba anche la tradizione di pagare il pizzo alla ‘ndrangheta, che affonda le proprie radici in quella cittadina dell’hinterland milanese, sonnolente e indifferente. Una vita che scorre sul binario della normalità, un giorno uguale all’altro, la notte a panificare, il giorno dietro il bancone, tra una chiacchiera e una battuta con gli abitanti del quartiere. Ma un giorno Giuseppe si ribella...

 

Produzione Compagnia Ragli presenta
nell'ambito del festival Inventaria 2015
PANENOSTRO
scritto e diretto da Rosario Mastrota
con Ernesto Orrico
assistente alla regia Dalila Cozzolino

 

"PaneNostro" è un testo scomodo, duro, capace di picchi di drammaticità notevoli. Un monologo su una resistenza silenziosa, su un dolore muto che inneggia anche a una speranza che seppur utopica scuote le coscienze.

Lo spettacolo di Rosario Mastrota già nel titolo evocativo racchiude vari significati. Il pane infatti non solo è strumento di sussistenza per Giuseppe, il coraggioso e poetico protagonista interpretato da un ottimo Ernesto Orrico, ma è soprattutto simbolo di una condizione esistenziale e spirituale vibrante di vita, nonostante la cupezza che risucchia il povero Giuseppe in un vortice che sembra non avere fine e che porta inevitabile ad un tragico epilogo.

Siamo nei dintorni del teatro di denuncia. Una forma di teatro che soprattutto in questi ultimi anni è ritornata molto in auge, in particolar modo negli spettacoli di autori meridionali, i quali hanno ancora molto da dire sul sud e i suoi arcaici mali. Rosario Mastrota scrive e dirige un monologo privo di retorica e di frasi ad effetto. E’ una drammaturgia spoglia la sua. Essenziale, attraverso l’uso del dialetto calabrese racconta in maniera diretta e secca il dramma di un panettiere vittima del pizzo.

La messa in scena è affidata agli strumenti del mestiere di questo panettiere, proveniente da una famiglia che vanta una tradizione importante nella produzione del pane. Ernesto Orrico, impasta il pane in scena e impasta se stesso con la farina, come se fosse anche egli stesso pane. Un cibo che gli permette di sopravvivere e su cui la ‘ndrangheta specula per i propri interessi.

Il pane nostro di Rosario Mastrota diventa un Padre Nostro, una preghiera religiosa e laica insieme. La miseria, l’emarginazione, la malinconia del protagonista suscitano rabbia nello spettatore, inducono a una riflessione su cosa siano la giustizia e la mafia oggi. Il protagonista rappresenta l'agnello sacrificale di un sistema che lascia i propri cittadini in balia della malavita. Difficile ribellarsi. Impossibile schierarsi.

L’inizio della scena con Giuseppe di spalle avvolto da un asciugamano bianco, lascia presagire l’inizio di una battaglia o forse di una resa contro un nemico concreto che esige la sua parte e il suo pezzo di pane, il suo corpo di Cristo (anche se non lo merita).

Un monologo toccante quello di Rosario Mastrota che non lascia indifferenti e fa pensare a come il male prima o poi tocchi tutti, portando gli uomini, anche quelli più puri, a dover soccombere ad esso.

 

Teatro dell'Orologio (Sala Moretti) - via dei Filippini 17/a, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 14 maggio ore 21.30
Biglietti: intero 12 €, ridotto 10 €, gruppi di 4 10 € (obbligatoria la prenotazione), RidottissimoDCQ 7 €

Articolo di: Giuseppe Sciarra
Grazie a: Ufficio stampa Artinconnessione
Sul web: www.teatroorologio.com

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