Othello - Silvano Toti Globe Theatre (Roma)

Scritto da  Venerdì, 21 Agosto 2009 
othello globe theatre

Dal 7 al 14 agosto e dal 18 al 30 agosto. Nella sempre incredibilmente suggestiva ed avvolgente cornice del romano Globe Theatre rivive una delle tragedie più solenni, appassionate ed intense del bardo di Stratford-upon-Avon in uno spettacolo di grande eleganza e potenza espressiva, capace di aderire filologicamente al testo shakespeariano e al contempo catturare spettatori di ogni età grazie alla sua modernità, alle ottime interpretazioni del ricco ed affiatatissimo cast di attori e a scenografie di impareggiabile fascino.

 

POLITEAMA s.r.l presenta

dal 7 al 14 agosto e dal 18 al 30 agosto

OTHELLO

di William Shakespeare

con (in ordine alfabetico) Stefano Alessandroni (Othello), Francesca Ciocchetti (Emilia), Pasquale Di Filippo (Roderigo), Gianluigi Fogacci (Iago), Melania Giglio (Desdemona), Miro Landoni (Brabanzio, Graziano), Giorgio Lupano (Cassio), Loredana Piedimonte (Bianca), Francesco Sala (Montano, Primo Senatore), Massimiliano Sbarsi (Il Doge di Venezia, Ludovico), Marco Bonadei, Elio D’Alessandro, Fulvio Filoni, Marco Imparato, Luca Martone, Raffaele Proietti, Marco Rea, Giulia Rupi, Giuliano Scarpinato (senatori, messi, araldi, ufficiali, gentiluomini, musicanti)

Regia di Daniele Salvo

Traduzione di Salvatore Quasimodo

Scene di Fabiana Di Marco

Costumi di Silvia Aimonino

Musiche originali di Marco Podda

Collaboratore ai movimenti e maestro d’armi Antonio Bertusi

Assistenti alla regia Francesca Cioci, Roberto Saura

 

L’ “Othello” in scena in questo torrido mese di agosto al Globe Theatre di Roma, immerso nel cuore della lussureggiante Villa Borghese, costituisce probabilmente lo spettacolo più prestigioso e rappresentativo della stagione di teatro shakespeariano in programma quest’anno presso l’istituzione culturale che sta diventando sempre più un punto di riferimento per i romani amanti del teatro di qualità. Alcune motivazioni capaci di spiegare la preziosità di questa ennesima riproposizione del dramma del Moro di Venezia? Innanzitutto l’imponente ed evidente sforzo produttivo e la certosina attenzione ai dettagli, il superbo cast di attori perfettamente in sintonia e mai sopra le righe, una sapiente regia capace di coniugare rispetto del testo originale, conferimento della necessaria modernità alla narrazione ed il dinamismo delle numerose scene corali di battaglia, festeggiamento e solenni esequie ed infine un accompagnamento musicale che contrappunta e sottolinea gli episodi maggiormente salienti in maniera ineccepibile ed espressiva. Grazie a queste pregevoli doti lo spettacolo, sebbene la durata piuttosto considerevole di tre ore e mezza, procede in modo scorrevole ed avvincente emozionando continuamente lo spettatore, che dimentica pressoché immediatamente la rigidità delle austere panche di legno tipiche del teatro elisabettiano, per abbandonarsi e lasciarsi coinvolgere dal turbinio di avventure di questo dramma dell’amore e della gelosia.

La trama è universalmente nota, facendo parte del patrimonio letterario collettivo ed essendo stata riproposta in innumerevoli versioni sia teatrali che cinematografiche: nell’epoca del tramonto dell’egemonia militare e mercantile della Repubblica marinara di Venezia, il Doge e i senatori della Repubblica si affidano, per difendere l’isola di Cipro dall’assalto delle flotte ottomane, ad un generale selvaggio, impavido e nobile, Otello, meglio noto come il Moro di Venezia. Subito prima di partire per questa nuova missione, l’impetuoso combattente sposa in segreto la giovane, pura e raffinata Desdemona, figlia del notabile veneziano Brabanzio. Nel contempo nomina come suo luogotenente l’affascinante, fiero e fedele Cassio, relegando in secondo piano il servile Jago, al quale viene invece attribuito il ruolo minore di alfiere. I protagonisti del dramma approdano a Cipro proprio mentre una tempesta nel Mar Egeo distrugge interamente la flotta turca; dunque il pericolo è scampato e ci si può abbandonare ai festeggiamenti e alle libagioni per il recente matrimonio di Otello e Desdemona; l’inizio di una spirale di dolore e morte è però inesorabilmente dietro l’angolo: Jago difatti, roso dall’invidia per il potere conferito a Cassio, convinto che il Moro abbia in passato giaciuto con sua moglie Emilia e per di più segretamente innamorato dell’eterea Desdemona, medita una terribile vendetta. Instillerà giorno dopo giorno, ora dopo ora, nella mente di Otello, uomo tanto nobile e valoroso quanto ingenuo e poco scaltro, il tarlo senza scampo della gelosia, dicendosi testimone di una sordida e mendace verità: Desdemona sarebbe in realtà innamorata del giovane, seducente e “bianco” Cassio, cominciando ad essere disgustata dalle demoniache sembianze del moro generale. L’epilogo di questa menzogna infame sarà l’estremo sacrificio di Desdemona, strangolata a morte dallo sposo a cui è sempre stata fedele e devota sul loro letto nuziale, peraltro adornato dalle lenzuola candide della prima notte di nozze. L’inganno di Jago però viene ben presto svelato e Otello, devastato dal dolore, potrà alleviare le sue sofferenze solo con il suicidio, assaporando gli ultimi respiri della sua esistenza terrena giacendo accanto al corpo esanime della sua adorata Desdemona. La giustizia veneziana sarà inflessibile con il traditore Jago, che verrà torturato e mandato alla forca, mentre Cassio, completamente riabilitato agli occhi del potere costituito, assumerà la carica di generale lasciata vacante dai luttuosi eventi che hanno travolto il moro Otello.

Da un punto di vista tematico è dunque immediatamente evidente, in palese contrasto con gli altri testi drammaturgici shakespeariani, come l’attenzione sia precipuamente focalizzata sull’aspetto domestico e familiare delle vite dei protagonisti, sui loro sentimenti, inganni ed emozioni. Il potere politico, la società con le sue lotte economiche di classe e le guerre che accompagnano il declino di una civiltà dal prestigio secolare rappresentano solamente uno sfondo tratteggiato in maniera lieve per rendere storiograficamente credibili le vicende narrate e contestualizzare alcuni spunti di grande attualità del testo teatrale: l’importanza fondamentale del concetto di “reputazione” e “posizione sociale” per definire e rendere solido e rispettabile un individuo; la paura del “diverso”, di colui che come Otello, a causa del colore della sua pelle e dell’istintività primigenia delle sue azioni, si distanzia fieramente dai canoni costituiti facendosi simbolo della sfrenatezza delle passioni, siano queste la carnalità, la gelosia inarrestabile o il valore in battaglia; il tramutarsi delle vicende totalmente private dei protagonisti in fatti di pertinenza del pubblico dominio (una sorta di reality-show ante-litteram) in cui interferiscono sordidi individui che operano esclusivamente per il proprio tornaconto personale. Tre spunti tematici dunque di evidente e sconcertante modernità.

Assolutamente riuscita la direzione registica di Daniele Salvo: dopo l’altrettanto straordinaria riproposizione del “Re Lear” dello scorso anno (nella quale, al fianco di un sensazionale Ugo Pagliai, eravamo già stati colpiti dalle doti interpretative di alcuni degli attori protagonisti dell’”Othello” attualmente in scena), il regista trentanovenne cresciuto professionalmente sotto la direzione di Luca Ronconi e presso la Royal Shakespeare Company di Stratford-upon-Avon, mostra ancora una volta una notevole sensibilità nell’affrontare una pietra miliare del teatro moderno occidentale proponendone un allestimento classico – certamente influenzato anche dall’ambiente simbolico del teatro elisabettiano – ma allo stesso tempo anche facilmente fruibile e moderno, giovandosi sotto questo aspetto della traduzione di Salvatore Quasimodo, asciutta e non eccessivamente barocca.

Nella numerosissima compagnia di attori in scena spicca indubitabilmente l’ottimo Gianluigi Fogacci, uno Jago insinuante, astuto, crudele, ironico ed accattivante, capace di dominare letteralmente il palcoscenico catalizzando l’attenzione dello spettatore. Sovviene spontaneamente alla memoria, sia per la vaga somiglianza fisica che per l’intensità dell’interpretazione dell’infido alfiere Jago, il paragone con la versione di questo personaggio shakespeariano fornita dall’irlandese Kenneth Branagh nel film “Otello” di Oliver Parker del 1995. Altrettanto efficaci, sebbene forse imprigionati in un’interpretazione più classica e “di maniera” dei loro ruoli, sono anche gli altri due protagonisti della rappresentazione, ovvero Stefano Alessandroni nel ruolo del Moro di Venezia e Melania Giglio in quello della sua sposa Desdemona. Colpisce sicuramente il contrasto, pervicacemente ricercato tramite accortezze registiche, giochi di luce e linguaggio utilizzato, tra questi due personaggi principali: da un lato il vigoroso, possente, passionale ed impetuoso condottiero avvolto nell’alone di oscurità creato dalla sua pelle d’ebano ma soprattutto dai pensieri tenebrosi che offuscano irrimediabilmente il suo animo, dall’altro la leggiadria, la spensieratezza ed il candore virginale della giovane fanciulla veneziana che per amore perderà la propria vita su un letto di nozze come lei candido e custode dei più puri e sacri sentimenti e vincoli coniugali. Una menzione di elogio va anche riservata, nonostante il ruolo di minor spicco da lei rivestito, a Francesca Ciocchetti, che indossa egregiamente i panni di Emilia, moglie di Jago ed ancella di Desdemona. Questo personaggio di importanza cruciale nello scioglimento dell’intreccio narrativo viene tratteggiato dall’attice nelle scene iniziali con apprezzabile sobrietà e naturalezza, per poi sfociare nell’accorata intensità e drammaticità dell’epilogo in cui anche questa donna sincera ed onesta troverà una morte infausta e non meritata.

Particolarmente ricercati anche i costumi, frutto dell’attenta e meticolosa ricostruzione storica di Silvia Aimonino, ed ancora più grande suggestione è esercitata dal connubio tra luci, scenografie (realizzate da Fabiana Di Marco), accompagnamento musicale (curato da Marco Podda) ed effetti speciali realizzati tramite modernissime screen projections (allestite da Indyca) che dilatano lo spazio teatrale, al contempo amplificando le emozioni e facendo navigare libera l’immaginazione.

L’ “Othello” di Daniele Salvo in scena al Globe Theatre costituisce pertanto una sontuosa ed affascinante rivisitazione dell’immortale tragedia shakespeariana, costantemente e raffinatamente in equilibrio fra tradizione e modernità, diretta e recitata con passione. Davvero impossibile dunque lasciarsi scappare uno spettacolo di questo spessore culturale e allo stesso tempo così dinamico e coinvolgente.

 

Silvano Toti Globe Theatre - Roma

viale Pietro Canonica (Villa Borghese)

Orari: - in giorni in cui non ci sono spettacoli da lunedi a venerdi ore 14.00-19.00, sabato-domenica ore 13.00-19.00

- in giorni di spettacolo da martedi a venerdi 14.00-21.15, sabato e domenica 13.00-21.15

I biglietti sono in vendita sia presso il botteghino del Globe Theatre sia tramite il circuito di box office di Greenticket attraverso le rivendite o via internet. I biglietti si possono acquistare anche la sera stessa dello spettacolo.

Info biglietti: Call Center Zètema Progetto Cultura: 060608 (tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 21.00)

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Fabiana Magrì e Giusi Alessio, Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura

Sul web: www.globetheatreroma.com

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