Othello, la H è muta - Teatro Manzoni (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Sabato, 22 Marzo 2014 

Dal 18 marzo al 6 aprile. Anni fa hanno caricato coraggiosamente dei loro video su Internet e hanno scoperto di essere diventati famosi per il loro “I Promessi Sposi in dieci minuti”, un gustosissimo modo di proporre spettacoli come tanti anni fa faceva il Quartetto Cetra e, dopo di loro, il celebre Trio composto da Marchesini, Solenghi e Lopez, usando cioè stravaganti costumi e canzoni dai temi musicali noti a tutti ma rivisitate con parole che raccontano le storie in essere, per giunta in modo squisitamente ironico. Mi riferisco agli Oblivion, i quali da anni si presentano a teatro con spettacoli sempre divertenti e colmi di citazioni varie. Questa volta direi che hanno voluto strafare, ma è da loro, con "Othello, la H è muta..." in scena al Teatro Manzoni, il cui pubblico alla prima è sembrato formato da fans sfegatati, visti gli applausi e le grida di giubilo ogni tre o quattro minuti circa.

  


Malguion / Il Rossetti - Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia/ BaGS Entertainment presentano gli Oblivion in
OTHELLO, LA H È MUTA
da Otello a BalOtello in tutti i modi, in tutti i Mori, in tutti gli Iaghi
testi di Davide Calabrese e Lorenzo Scuda
arrangiamenti musicali Lorenzo Scuda
con gli Oblivion: Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli
al pianoforte Denis Biancucci
regia degli Oblivion
consulenza registica di Giorgio Gallione

 


In effetti Otello fu la prima parodia scritta dagli Oblivion in un momento in cui desideravano mescolare e rivoltare Shakespeare, Verdi e Wagner per il gusto di fare un po’ di casino, suppongo, per quanto potrebbe anche esserci un omaggio per il bicentenario sia di Verdi sia di Wagner mentre il Bardo, che pare abbia scritto l’Otello nel 1603, rappresentandolo per la prima volta a Londra nel 1604, non so. Ma torniamo a oggi. Gli Oblivion entrano a teatro travestiti da cavalieri, camminano in platea, conquistano subito tutta l’attenzione degli spettatori con le loro lance e rumorose armature. Parlano con forte accento veneto e dicono di cercare “il Moro”, che chiamano ‘Nutella’, ‘forse parente del Bal-Otello’ oltre a infinite variabili comiche sulla questione, battute a raffica e doppi sensi, mentre il pubblico è già sedotto e ride allegramente.

 

Il Moro deve andare in Turchia per conto del Doge di Venezia e, siccome sposando Desdemona sarebbe ormai italiano, ecco gli Oblivion insospettirsi se per caso uno che cambia casacca diventa subito più razzista degli altri… Comunque, ormai sul palco, i poliedrici artisti canterini, ballerini, comici e attori si dilettano a dirne di tutti i colori, per quanto è evidente che tutto sia ben studiato fin nei minimi dettagli benché appaia improvvisato e buttato lì. Si racconta di come, appena vinta la battaglia, Otello ordini ai suoi condottieri di divertirsi in vari modi dopo i pericoli e le fatiche e si scopre così che “Il Moro ha appena inventato la notte bianca!” come dice uno del gruppo.

 

Si chiamano Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli ma anche se non si è in grado di distinguerli, poiché si spostano velocemente e usano i microfoni, mosse che impediscono di riconoscere davvero da dove arrivino le voci, poco importa. Sono tutti bravissimi. Quando decidono di dare più spazio a Shakespeare c’è sempre il rischio che stia per partire un monologo, che renderà annoiatissimi tutti, loro per primi. Se invece si dà spago a Verdi, la musica prende il sopravvento mentre se si s’intende l’Otello di Wagner, allora, dobbiamo ricordare la Nona di Beethoven e seguire le malefatte di Jago che tenta di spargere i suoi veleni per convincere l’ingenuo Otello che la sua Desdemona in realtà lo tradisce con Cassio. Si usa il libretto di Arrigo Boito e si fanno valanghe di imitazioni esilaranti, stravolgendo il teatro classico e mettendolo al servizio dell’entertainment leggero.

 

Intanto, tra suoni che trascinano i diversi stili di esporre le battute, viene accontentato chi pretende “falla come Piero Angela”, poi “dillo come Ligabue”, permettendo ripetizioni ogni volta diverse con momenti a mio avviso pure troppo lunghi, ma il resto della platea sembra sempre di ottimo umore e ha esaltato i suoi beniamini con tuoni d’applausi. Davvero eccellente un’Ave Maria che, partita con la melodia perfetta di Schubert, è passata alla versione di Johannes Sebastian Bach quindi a Beethoven, poi a una versione su musica di Strauss e infine cantata in tutte le salse con tonalità sempre giuste. Per cui bravi davvero, brave le voci femminili e fortissimo il monologo di Desdemona rifatto “alla Vasco”.

 

Gli attori ovviamente si divertono con battute del giorno d’oggi infilate nel Rinascimento, domandandosi se sia meglio Verdi o Wagner, preferito quest'ultimo dal personaggio di Emilia, moglie di Jago, a cui è risparmiata la vita in quella versione. Imprevedibile l’attimo in cui parte il famoso brano musicale di “Marameo” e la voce canta “Oh Moro perché sei morto?” con quelle note lì. Il tutto finisce tra la gioia di un pubblico colmo di ammiratori di lunga data, a quanto pare, i quali riescono a riportare sul palco per un bis il gruppo che si esibisce in una parte inedita, tra l’altro bellissima, di canzoni mixate tra battute e versi celebri, fra il consenso generale.

 

 

Teatro Manzoni - via Alessandro Manzoni 42, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 800914350, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietto poltronissima € 32,00; poltrona feriali € 20,00 - sabato e domenica € 22,00
Orari: feriali ore 20,45 - domenica ore 15,30

 

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Rita Cicero Santalena, Ufficio stampa Teatro Manzoni
Sul web: www.teatromanzoni.it - www.oblivion.it

 

 

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