Otello - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Serena Lena Venerdì, 15 Gennaio 2010 
Otello

Dal 12 al 24 gennaio. Nessun intellettualismo nell’Otello portato in scena da Arturo Cirillo che, in un solo atto, con una scenografia suggestiva, bellissime luci e un grande cast di attori, delega alle parole di Shakespeare, abilmente reinterpretate dalla traduzione di Patrizia Cavalli, le emozioni ed i sentimenti celati nella tragedia.

 

 

OTELLO

di William Shakespeare

traduzione di Patrizia Cavalli

regia di Arturo Cirillo

con Salvatore Caruso, Arturo Cirillo, Michelangelo Dalisi, Rosario Giglio, Danilo Nigrelli, Monica Piseddu, Luciano Saltarelli, Sabrina Scuccimarra

scene Dario Gessati

costumi Gianluca Falaschi

musica Francesco De Melis

luci Pasquale Mari

assistente alla regia Tonio De Nitto

 

Si apre il sipario. Su uno sfondo nero appaiono Jago e Roderigo in mantello e cappello nero a tre punte: sul volto una maschera bianca dal labbro superiore allargato e sporgente che modifica il timbro della loro voce.  Così inizia l’Otello portato in scena da Arturo Cirillo, attore e regista partenopeo, in contrapposizione ad una tradizione che vuole presente la tragedia finale sin dalla prima battuta. Il richiamo alla Commedia dell’Arte è evidente e verrà ripreso anche dalla comparsa del Doge di Venezia, che veste i panni di Pantalone, e del senatore Barbanzio, che indossa quelli di Pulcinella.

Ottimo l’esordio Shakespeariano del regista,che, tagliando scene come il consiglio del Doge con tutti i senatori di Venezia o i soldati che commentano la tempesta, riesce a concentrare la vicenda su un numero minore di personaggi, dando ad ognuno un carattere ed una responsabilità sulle sorti della vicenda. Quello portato in scena diventa un dramma corale con solo otto personaggi, ognuno dei quali viene completamente definito.

Arturo Cirillo, è anche l’abile interprete di Jago che, con la sua forza affabulatoria, riuscirà ad insinuare il dubbio e la gelosia nell’animo semplice di Otello, il guerriero esemplare, confondendolo con giochi di parole ed allusioni. Jago dirà: “E’ quello che è. Io non ci metto bocca su cosa potrebbe essere. Se non è ciò che potrebbe, volesse il cielo che lo fosse.” ; antipatico, si direbbe, o detestabile.

L’Otello di Cirillo si presenta, dunque, come il dramma del linguaggio, prima che della gelosia, la storia di un uomo che rimane intrappolato nelle parole, non riuscendone a capire il vero significato, non capace di comprendere l’universo di sentimenti che esse nascondono. Il Moro, Otello, interpretato da Danilo Nigrelli, è l’uomo di colore (il suo viso è dipinto di nero), il diverso; un uomo che cadrà vittima della propria passione, che durante la rappresentazione assumerà diverse forme, trasformandosi da passione amorosa a fame di vendetta a dolorosa contrizione. Un Otello che lascia ampio spazio sul palco agli altri personaggi, un Otello in disparte, che recita spesso a tre quarti o a capo chino, in ombra, donando all’allucinata figura del Moro dei tratti di umanissima fragilità. E’ impossibile per il pubblico non stare dalla sua parte, non discolparlo dai suoi peccati, commessi per ingenuità ed avventatezza.

Tra gli attori, impeccabile la prova di Cirillo che, nell’andatura quasi strisciante, nel tono di voce suadente, nell’assenza totale di gesti (le mani sono quasi sempre raccolte dietro la schiena)  rende a pieno la natura diabolica di Jago. Danilo Nigrelli è l’impeccabile interprete del difficile e controverso personaggio di Otello, che accompagna nelle sue metamorfosi con un grande impegno espressivo. E poi c’è Luciano Saltarelli nei panni di Roderigo, con un’insolita verve che più volte suscita consensi da parte del pubblico sorridente. Completano il cast Monica Piseddu (Desdemona), un po’ troppo petulante per conquistare la simpatica del pubblico, Michelangelo Dalisi (il diligente Cassio), Sabrina Scucimarra (Emilia, la moglie di Jago), Salvatore Caruso e Rosario Giglio, entrambi impegnati, sempre in coerenza con le tecniche della Commedia dell’Arte, in triplici interpretazioni, il primo come Doge, Montano e Bianca, il secondo nei panni di Brabanzio, Araldo e Lodovico.

Merita un plauso l’intelligente scenografia curata da Dario Gessati, caratterizzata da due alte mura che, spostate di volta in volta dai personaggi fino a diventare incidenti, rappresenteranno la strada, il porto e la casa di Otello e Desdemona, fino a chiudersi in un angusto e claustrofobico antro in cui si consumerà la tragedia. Al centro del palco, come unico altro elemento scenografico, vi è un lettino da ospedale in ferro: in quel letto verrà svegliato Brabantio, verrà portato il Doge al cospetto di Otello, e si trasformerà da letto nuziale di Otello e Desdemona a loro sudario. L’idea claustrofobica di questo dramma viene rimarcata anche dai costumi estremamente essenziali (curati da Gianluca Falaschi), dalle luci (opera di  Pasquale Mari) sempre fredde e radenti sulle pareti che danno tridimensionalità alla scena e dai suoni tribali che scandiscono il tempo ma che fungono anche da presagi di morte ed ossessione (la musiche sono di Francesco de Melis).

Meritata l’ovazione del pubblico a fine rappresentazione, che è riuscito, anche grazie alla bella traduzione in versi liberi di Patrizia Cavalli, a partecipare attivamente alla tragedia, con stupore e commozione.

 

Teatro Eliseo - Via Nazionale 183, 00184 Roma

Orario spettacoli: martedì, giovedì e venerdì ore 20.45, sabato ore 16.30 e 20.45, mercoledì e domenica ore 17,00, lunedì riposo

Prezzo biglietti: I platea 32€, II platea 30€, balconata 28€, I galleria 17€, II galleria 11€

 

Articolo di: Serena Lena

Grazie a: Benedetta Cappon, Ufficio stampa Teatro Eliseo

Sul web: www.teatroeliseo.it

 

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