Otello - Teatro Arcobaleno (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 30 Maggio 2018 

Con un Otello di etnia rom, una qualunque guerra dei giorni nostri e uno Jago infido e calcolatore come di dovere, Ilaria Testoni dirige il suo “Otello” con un'originale visione contemporanea ma senza tradire spirito e trama della tragedia shakespeariana. Gli ottimi Mauro Mandolini e Camillo Marcello Ciorciaro si alternano nel ruolo dei due protagonisti in uno spettacolo in cui accanto ai temi sociali del razzismo e dell'integrazione trovano spazio i peggiori sentimenti dell'animo umano: l'invidia, la vendetta, il tradimento, la gelosia.

 

Compagnia Mauri Sturno presenta
OTELLO
di William Shakespeare
adattamento e regia Ilaria Testoni
con Mauro Mandolini, Camillo Marcello Ciorciaro, Francesca Dinale, Ilaria Amaldi, Laurence Mazzoni, Valerio Camelin, Roberto Di Marco, Fabrizio Bordignon, Michela Giamboni
colonna sonora Ferdinando Nicci
scene Bruno Vitale
costumi femminili Cinzia Ungaro
luci Pietro Sperduti
movimenti coreografici Ilaria Amaldi
aiuto regia Valentina Cavallo / Roberto Di Marco
consulenza tecnica Giovanni Piccirillo
produzione Paolo Vezzoso
consulenza artistica culturale Mauro Di Rocco
fonica Emanuela Fanelli

 

Che Shakespeare sia universale ed eterno è dato certo. Così come lo è la modernità assoluta delle sue opere, seppur continuamente (e con fortune alterne) riadattate, decontestualizzate, stravolte. Merito del potere della parola e della ricchezza dei temi e delle psicologie umane trattati, immutabili a prescindere da epoche e contesti. Un paio di stagioni fa, la regista Ilaria Testoni insieme al Cantiere Giovani della Compagnia Mauri Sturno aveva trasportato il "Come vi piace" shakespeariano in un'ambientazione da cabaret anni '30; oggi il nuovo spettacolo da lei ideato e diretto e adattato da Glenda Ray, gioca invece con “Otello”, ottenendo peraltro un risultato originale e incisivo.

Dalle calli veneziane ci si sposta in un accampamento con bidoni arrugginiti e materiali vari, lo scontro del '500 tra Venezia e la Turchia per l'egemonia nel Mediterraneo diventa una qualsiasi guerra dei giorni nostri con i personaggi in tute mimetiche, esplosioni, droga e scontate arringhe politiche che incantano la platea. E soprattutto, per attualizzare il sempre vivo tema del razzismo e delle differenze sociali, la regista sceglie l'etnia che oggi è più ghettizzata e rifiutata. Otello, il Moro, è un rom. Eroico valoroso generale, abile nel comando, motivatore di truppe: tanto più gli è riconosciuto valore come comandante militare, tanto più è malvisto come uomo, etichettato per la sua origine. Che sia Moro o che sia zingaro, Otello è il diverso preceduto da pregiudizi e allontanato dal resto della società, è lo straniero guardato con sospetto, il simbolo di una cultura sconosciuta e quindi spaventosa.

Opposto a lui sta Jago, il vero protagonista del dramma e della scena. Jago è seducente, l'artista dell'inganno, l'abile manipolatore che, mosso da un odio profondo per Otello, tesse le fila di un inganno diabolico. Sfruttando l'onestà di un uomo abituato a credere onesti tutti, manipola lui e gli altri intorno come pedine tra le sue mani e sotto le sue parole. Insinua nel generale il dubbio sulla fedeltà dell'amata Desdemona e lo istiga finché quello, accecato dal mostro con gli occhi verdi che è la gelosia, non perde la capacità di giudizio cedendo ad un'istintiva brutalità.

Personaggi che già in Shakespeare ribaltavano i canoni comuni (il bianco buono e giusto, il nero malvagio e oscuro), Jago è il doppio di Otello e ad interpretare i due ruoli in scena, a repliche alterne, si scambiano Marco Mandolini e Camillo Marcello Ciorciaro. Una scelta che lascia nel pubblico la curiosità di rivederli a parti inverse, con la certezza che si assisterebbe ad uno spettacolo del tutto diverso. In Mandolini/Otello colpisce subito la possenza fisica, soprattutto in confronto alla minuta e infantile Desdemona che Mandolini letteralmente domina, prima con amore poi con cieca e furiosa gelosia. E' imponente e massiccio così come solida e sicura è anche la sua interpretazione. Su tutti spicca, anche per parte, Corciaro/Jago, giovane e sprezzante. Se il personaggio è un astuto infame affabulatore, l'interprete è ottimo nel modularne i toni, nell'alternare stati d'animo e facce, nel recitare dentro e fuori dal personaggio.

Ci sono poi le figure femminili che nell'Otello amano incondizionatamente e muoiono per amore, tradite dai loro uomini. Sincera e misurata è l'interpretazione di Ilaria Amaldi, anche curatrice dei movimenti coreografici, che veste i panni di Emilia, anche lei rom. Donna innamorata e succube del compagno Jago che la insulta per la sua etnia ma la usa a proprio piacimento, è complice inconsapevole fino al tragico destino. La sposa di Otello, Desdemona, ingenua e perdutamente innamorata, è invece interpretata da Francesca Dinale, la più acerba del gruppo che mostra una recitazione fin troppo classica e manieristica. Buoni i coprotagonisti, da Valerio Camelin (Cassio) a Fabrizio Bordignon (Brabanzio).

I costumi mescolano stili: la gonna scarlatta e le vesti zingaresche di Emilia, le mimetiche dei soldati, gli abiti contemporanei degli altri, la veste candida ed eterea di Desdemona al momento della morte. La colonna sonora di Ferninando Nicci sceglie musiche più contemporanee e suoni metallici, mentre i frequenti rumori di sottofondo (il vociare della gente fuori campo, il fragore della guerra, il gocciolio dell'acqua) contribuiscono efficacemente a creare la giusta ambientazione. Il resto, più che la scena essenziale, lo fa il gioco di luci di Pietro Sperduti che taglia e suggerisce atmosfere con colori saturi a stagliare le silhouette dei personaggi sul fondale, spiazzanti (e fastidiosamente accecanti) fari esplosi negli occhi della platea, luci morbide e calde per i momenti emotivamente più importanti.

Rappresentata per la prima volta nel 1604, la tragedia del Bardo mostra la sua contemporaneità ritraendo lo spaccato di una società in cui, ieri come oggi, il valore è nell'apparenza e nella buona reputazione e in cui anche la sola parola può uccidere con disarmante facilità; un mondo artefatto in cui, accecato da parole convincenti e false verità ben agghindate, Otello (come tutti noi) non sa più discernere la realtà dall'inganno e dove vale ciò che è più forte.

 

Teatro Arcobaleno - via Francesco Redi 1/a, 00161 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/4402719, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal mercoledì al sabato ore 21, domenica ore 17.30
Biglietti: intero € 19, ridotto € 15, ridotto studenti € 13

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Marta Volterra, Ufficio Stampa HF4
Sul web: www.teatroarcobaleno.it

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