Ostaggi - Teatro Sala Umberto (Roma)

Scritto da  Sabato, 19 Novembre 2016 

Dall’8 al 20 novembre. Ambientata in un piccolo negozio, in un giorno qualunque, con cinque personaggi emblematici della società odierna, la pièce “Ostaggi” ci mostra l’aspetto paradossale e comico di una situazione drammatica e claustrofobica. Angelo Longoni, autore e regista, descrive smarrimento iniziale, dinamiche comportamentali e confessioni personali, raccontandoci una storia godibile e attuale.

 

Viola Produzioni e Pragma srl presentano
OSTAGGI
scritto e diretto da Angelo Longoni
con Michela Andreozzi (Ambra), Jonis Bascir (Siriano), Pietro Genuardi (Remo), Gabriele Pignotta (Marco) e Silvana Bosi (Regina)
scene di Francesco Ghisu
costumi di Margherita Longoni
musiche di Jonis Bascir

 

Tutta la storia si svolge nella panetteria di Remo, dove sin dall’inizio si delineano le caratteristiche dei personaggi. La signora Regina, anziana e malferma nella salute, è arrivata come ogni giorno dal suo panettiere per gli acquisti ma anche per scambiare quattro chiacchiere; mentre effettua le sue compere sopraggiungono nel negozio anche Ambra, giovane donna provocante e disinvolta, e un extracomunitario siriano. Quest’ultimo sarebbe subito cacciato dal malmostoso panettiere se Ambra e la signora Regina non si mostrassero più che tolleranti nei suoi confronti. Ambra è donna dai modi spicci ma anche di buon cuore e offre al siriano un pezzo di pizza per cui Remo, controvoglia, è costretto a trattare il detestato ”negro” come un avventore.

In una situazione quanto mai quotidiana irrompe nel negozio un giovane uomo, vestito con giacca e cravatta, armato di pistola, trafelato, inseguito dalle sirene delle auto della polizia, che li prende in ostaggio. Il negozio viene chiuso e l’uomo, di nome Marco, inizia così una trattativa telefonica con le forze dell’ordine nel tentativo di garantirsi l’impunità e la fuga. Tra una telefonata e l’altra, in realtà la vera partita che si gioca è quella dentro il microcosmo del negozio dove, pur sotto la minaccia della pistola, tutti cercano di capire chi sia in realtà Marco e cosa l’abbia spinto in quella situazione, cercando di rabbonirlo.

Nell’altalenante gioco di alleanze e contrasti, s’instaura un clima tragicomico, in cui ognuno mette in gioco le proprie risorse. Ambra, per niente intimorita, si rivela donna pratica e smaliziata, che ha imparato a cavarsela in ogni situazione, ma anche fantasiosa, al punto da suggerire a Marco le frasi a effetto pronunciate da Al Pacino nel film “Quel pomeriggio di un giorno da cani”. Regina, pensionata col minimo e malata di cuore, tiranneggiata dai parenti, suscita nel rapinatore uno spirito di amor filiale nei suoi confronti, mentre il siriano arriva a offrirsi addirittura come ostaggio volontario per una fuga in auto verso la libertà. Poiché è un immigrato clandestino, vuole evitare, infatti, il controllo dei documenti, che ovviamente non ha e teme l’irruzione della polizia molto di più del carceriere. L’unico ad avere effettivamente paura in fondo è il panettiere Remo, personaggio “regolare” e “produttivo”, qualunquisticamente razzista e individualista, che per salvarsi tenta persino di corrompere Marco offrendogli del denaro per farsi liberare. Dopo vari mutamenti di fronte, con un piccolo colpo di scena finale, decideranno tutti insieme di uscire, quando si apprenderà che Marco, nel giro di poche ore, è diventato famoso come eroe ribelle dei nostri giorni e i giornalisti già assediano il negozio.

Lo spettacolo attinge a un genere classico ma lo sviluppa con originalità sia per il clima di empatia che riesce a instaurare all’interno della storia sia perché il pubblico non fatica a riconoscere a sua volta nella pièce problematiche attuali della nostra società, grazie agli ottimi interpreti che conferiscono il giusto spessore ai personaggi. Michela Andreozzi è la brillante Ambra, ex infermiera per lungodegenti poi diventata escort per sbarcare il lunario, Jonis Bascir è il siriano scampato alla guerra, Pietro Genuardi il panettiere cinico, Gabriele Pignotta l’impacciato Marco, imprenditore fallito che rapina una banca perché vessato dall’imposizione fiscale e Silvana Bosi la brava signora d’altri tempi che, alla fine di tutto il putiferio, non dimentica, prima di uscire, pur provata e sull’orlo di un infarto, di pagare il pane che ha messo in borsa.

Angelo Longoni, autore del testo e anche regista, ha concepito uno spettacolo che riesce a parlare anche di argomenti amari della nostra cronaca quotidiana senza drammatizzare e vedendo il lato ironico della vita. Con graffio gentile ci ha ricordato che, chi più chi meno, a volte nel dramma, a volte in una gabbia dorata, gli esseri umani sono spesso “ostaggi” di una vita che non sempre hanno scelto.

 

Teatro Sala Umberto - via della Mercede 50, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6794753, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e venerdì ore 21; mercoledì ore 17; sabato ore 17 e 21; domenica ore 17
Biglietti: da € 32 a € 23

Articolo di: Rosanna Saracino
Grazie a: Silvia Signorelli e Monica Menna, Ufficio stampa Teatro Sala Umberto
Sul web: www.salaumberto.com

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