Orfeo ed Euridice - Teatro dell'Orologio (Roma)

Scritto da  Lunedì, 07 Dicembre 2015 

Con la sola forza del suo canto, Orfeo prova a strappare la sposa Euridice dal regno dei morti. La forza e la poesia del mito si intrecciano in questo lavoro con due temi controversi: l'accanimento terapeutico e l'eutanasia. Senza offrire risposte, lo spettacolo interroga lo spettatore sulla forza e la grandezza dell’amore. Per la prima volta a Roma è andato in scena al Teatro dell’Orologio "Orfeo ed Euridice", scritto e diretto da Cèsar Brie e interpretato da Giacomo Ferraù e Giulia Viana.

 

Teatro Presente / Eco di Fondo presentano
ORFEO ED EURIDICE
testo e regia César Brie
con Giacomo Ferraù e Giulia Viana
costumi Anna Cavaliere
disegno luci Sergio Taddo Taddei
musiche Pietro Traldi
produzione Teatro Presente
in co-produzione con Eco di Fondo
selezione Inbox 2014

 

Il teatro contemporaneo italiano ultimamente si interroga sul tema della morte, cercando di mettere in evidenza vari aspetti della perdita di un proprio caro, con l’intento probabilmente di infrangere uno degli ultimi grandi tabù del XXI secolo. Nella bellissima pièce di Fausto Paravidino "Il Diario di Maria Pia" ad esempio, il regista genovese ci mostra la malattia della madre, la graduale perdita dei suoi ricordi e il modo in cui ha affrontato il suo calvario restandole accanto e cercando di mantenere vive le fragili memorie della protagonista, Maria Pia, attraverso un diario. In un’ altra ottima pièce della scorsa stagione, "Dall’alto di una fredda torre" di Filippo Gili, viene raccontata la scelta di due ragazzi della classe media i quali si trovano costretti ad un' infausta decisione, quella di dover stabilire se salvare con un trapianto il padre o la madre, entrambi affetti dallo stesso morbo.

A questi coraggiosi spettacoli che hanno messo in scena delle toccanti riflessioni sulla morte, se ne aggiunge ora un altro, "Orfeo ed Euridice", scritto e diretto da César Brie. Un autentico capolavoro. Un indimenticabile pugno allo stomaco che non si limita a commuoverci ma ci scaraventa faccia a faccia con la sospensione della morte e la via di uscita dell’eutanasia come liberazione. Argomento spinoso e controverso da sempre motivo di accesi dibattiti e polemiche.

Ad essere chiamato in causa a tal proposito è il mito di Orfeo e Euridice. Scelta azzeccatissima per parlare di amore e morte, due temi molto vicini tra loro che potremmo definire sia ambivalenti che complementari: amare è scegliere di morire e rinascere, e la morte in sè è quanto di più lontano e vicino all’amore; in molti casi ci accorgiamo di amare una persona quando è sul punto di morire, ma la morte, purtroppo, ci allontana da quest’ultima, separandocene definitivamente.

La drammaturgia di César Brie è semplicemente geniale, citare Orfeo e Euridice per parlare di due giovani ragazzi dei giorni nostri, del loro amore e dell’incidente di lei che cade in coma e non può morire perché la morale vieta al suo compagno di poterla salvare dalla sua vita non vita, è un’idea fantastica, raffinata, un pregevole tributo al mondo classico, a cui noi contemporanei dovremmo guardare sempre con massima attenzione per interrogarci sinceramente sulla nostra esistenza.

Non c’è nulla fuori posto in questa pièce. A volte la perfezione rischia di essere fredda, di allentare il pathos, di non arrivare al cuore. Nel caso della pièce di Brie, la perfezione delle messa in scena che cita quadri e statue classiche nelle pose dei due bravissimi protagonisti, dove non c’è una battuta fuori posto e dove il taglio delle luci e la scelta delle musiche non ha la benché minima sbavatura, lascia del tutto intatte le emozioni. La scena che necessita spesso di essere sporcata per emozionare qui non ne ha bisogno. Tutto è perfetto. Niente è fuori posto. Lo spettacolo ha un’anima, meravigliosa.

Piangiamo, ridiamo e partecipiamo alla tragedia di una esistenza sospesa, all’accanimento terapeutico per tenere in vita una persona che non è più tale, essendo ormai ridotta ad un vegetale. Veniamo colpiti da questo Orfeo che vorrebbe salvare la sua Euridice lasciandola nell’Ade e non in un limbo in cui non c’è consolazione né vita. Assieme a "Il Diario di Maria Pia" e "Dall’alto di una fredda torre" uno dei più bei spettacoli che parla di morte, parlando con la morte.

 

Teatro dell'Orologio (Sala Moretti) - via dei Filippini 17/a, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario biglietteria: dal lunedì al venerdì ore 11/19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.30, domenica ore 18.30
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 12 euro, tessera associativa annuale 3 euro

Articolo di: Giuseppe Sciarra
Grazie a: Stefania D'Orazio, Ufficio stampa Teatro dell'Orologio
Sul web: www.teatroorologio.com

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