Once I Was, oltre la storia di Tim e Jeff Buckley - Teatro Spazio Uno (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 10 Dicembre 2014 

Un monologo, un dialogo immaginario e un musical: c'è tutto questo nelle due ore di spettacolo di Francesco Meoni sui tragici destini paralleli dei due cantautori padre e figlio, Tim e Jeff Buckley.

ONCE I WAS - OLTRE LA STORIA DI TIM E JEFF BUCKLEY
uno spettacolo scritto, diretto, e interpretato da Francesco Meoni
con Vincenzo Marti (voce e chitarra), Lorenzo Soriano (tromba e flicorno), Danilo Valentini (chitarra), Teodoro Pizzolante (basso), Rocco Teora (batteria e percussioni)
scenografia videografica di Massimo Bevacqua e Chiara Tommasi
assistente alla regia Edyta Scibior


Sceglie la strada del monologo Francesco Meoni per portare sul palco del teatro Spazio Uno, fino al 14 dicembre, la storia di Tim e Jeff Buckley. Un monologo decisamente sui generis, però: perché alla voce dell'attore (che ne è anche autore e regista) si affianca la musica, portata sul palco dal vivo dalla sua band. Quella stessa musica che hanno condiviso il padre e il figlio protagonisti dello spettacolo.

In questo 2014 che segna i vent'anni dall'uscita del suo unico capolavoro "Grace", per narrare l'epopea breve di Jeff Buckley Meoni sceglie di dar voce al suo illustre padre Tim. Che prima di lui aveva tentato, forse con minor successo commerciale ma non certo artistico, la stessa carriera di cantautore. Due vite parallele, le loro. Due esistenze destinate a non incontrarsi mai eppure legate da uno stesso, inquietante filo rosso. Quello dell'assenza dei rispettivi genitori, della passione viscerale e bruciante per la musica, di un buco nel cuore da colmare con alcool e droghe. Di una morte arrivata a chiedere il conto troppo presto: a 28 anni Tim, a 30 Jeff.

Un perenne inseguimento all'eredità del padre, quello che il giovane Jeff cercherà per tutta la vita di esorcizzare e allo stesso tempo, comunque, porterà avanti inesorabilmente, come un destino al quale è impossibile sfuggire. Sino al duetto finale, che non ha mai potuto avere luogo se non nella finzione di questo spettacolo: naturalmente sulle note di "Hallelujah", la cover di Leonard Cohen che diede gloria imperitura a Buckey Jr. Jeff, che pure canta con la voce di Vincenzo Marti, come detto nel testo di Meoni non parla mai.

La narrazione, il monologo che diventa dialogo immaginario e persino musical, è tutta affidata alla voce di papà Tim. Uno stile, quello dell'autore e interprete, che si ispira ai grandi racconti teatrali di Marco Paolini (con cui condivide del resto il look e la pelata). Meoni non raggiunge le vette del suo maestro, eppure a dispetto della gestualità fuori dalle righe e dell'intonazione non proprio impeccabile dei cantati, riesce a reggere due ore di soliloquio ininterrotto. Merito della sua presenza scenica e dell'efficace interazione con le videografiche proiettate all'occorrenza sul fondo del palco e sulla grande palla bianca che pende dal soffitto.

Meoni, insomma, vince la sua sfida: quella di raccontare una storia ancora non abbastanza conosciuta, a cavallo tra il fascino dei favolosi anni '60 americani e il ruvido splendore dei '90, l'ultima grande epoca dei cantautori. E di strappare perfino una lacrima, nel ricordo di due geni che il mondo ha perso prima di riuscire a conoscere fino in fondo.


Teatro Spazio Uno - vicolo dei Panieri 3, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 0645540551


Articolo di: Fabrizio Corgnati
Grazie a: Angela Di Giacomantonio, Ufficio Stampa Fantasia Comunicazione

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